sabato, 27 dicembre 2008
Uruha027Moods: Un po' giù perchè We belong each other è finitaaa ç_ç
Listening to: the Gazette ♥ Kyomu no Owari Hakozume no Mokushi

Salve *O* ecco, esattamente dieci giorni dopo (ma questo non vuol dire che posterò ogni dieci giorni XD se mi è possibile di meno XD) il seguito della mia amatissima fanfiction con Rosiel *_* ci siamo entrambe rese conto che nonostante stessimo scrivendo l'ultimo capitolo, i nostri blog e livejournal erano rimasti al secondo XD, quindi, recuperiamo! ù_ù... esattamente mezz'ora fa l'abbiamo finita, e già mi manca tantissimo, ma per adesso non aggiungo altro >.< preferisco parlare per bene quando arriveremo all'ultimo capitolo *_*
Adesso vi lascio al terzo *_* buona lettura *O*





WE BELONG EACH OTHER
Fandom: the GazettE ~ ガゼット
Pairing: UruhaxRuki
Genere: Yaoi/Introspettiva/Romantica/Triste
Rating: NC-17 (generale)
Rating per questo capitolo: PG
Status: Conclusa

E' una bella giornata oggi... non voglio starmene in casa.
Ho voglia di recuperare tutto il tempo che ho passato lontano dal cielo, dal sole, dalla natura... dalla vita.
Assaporo con calma il mio caffè, mentre guardo fuori dalla finestra...
Nonostante sia inverno, c'è un bel tepore... dalla cucina di casa mia, si vede il parco di Ueno, e mi è sempre piaciuto stare qui a guardare i bambini che giocano poco lontano dai genitori.
E' una cosa che ho sempre ritenuto bellissima, il sorriso dei bambini.
Poggio la mia tazza nel lavandino, e imbracciata la borsa con la macchina fotografica, esco di casa, all'aria aperta.
Non fa il freddo di stanotte, e si sta discretamente bene.
Prendo il piccolo sentiero che porta al parco, sentendomi felice quasi per la prima volta dopo tanto tempo.
Mi fermo in prossimità di uno scivolo, e le risate dei bimbi che ci giocano mi riecheggiano nelle orecchie; prendo la mia fotocamera, e solo nel momento in cui porto l'occhio a guardare nell'obbiettivo, mi sembra davvero di essere tornato a vivere...  solo in questo momento, ho l'impressione di essere davvero tornato a vivere...
Solo in questo momento, ho l'impressione di sentire i battiti del mio cuore andare al galoppo, di pari passi con l'emozione che provo ad ogni scatto.
Comincio a fare foto a qualsiasi cosa: ai fiori, alle coppie che si tengono per mano, al cielo, agli alberi... e proprio mentre sto per fotografare uno di questi, noto un gattino piccolo ed impaurito su uno dei rami più alti.
Piccino... dev'essersi arrampicato e non riesce più a scendere. Adesso ti aiuto io!
Metto la fotocamera in borsa, e la appoggio per terra, accanto all'albero, per poi cominciare ad arrampicarmi su di esso; speriamo solo che mi tenga!
“Ce l'ho fatto... sei salvo, micino.” lo prendo tra le braccia, e placata la sua paura, comincia a fare le fusa tranquillo. Che carino!
Ehm... si... e adesso come scendo?! Porca miseria... mi guardo intorno, e noto una figura bionda, e molto alta, che viene verso di me. “Mi scusi, potrebbe aiutarmi, per favore?”


Un'altro colloquio, l'ennesimo, è andato a farsi friggere.
Se continuo di questo passo, per mangiare, il mese prossimo mi trovo costretto ad andare a battere da qualche parte.
Sono passati tre mesi da allora, e sembra che il mio mondo, crollato nello stesso istante in cui lei ha chiuso gli occhi, non voglia più risollevarsi. Mi va tutto male.
Mi stringo di più nel cappotto, e decido di tagliare per il parco di Ueno, per tornare a casa più in fretta.
Magari perdo un po' di tempo a pensare al da farsi.
Imbocco il vialetto principale, mentre dei bambini mi saltellano intorno, gridando. Sorrido. Credevo di non saperlo più fare.
Infilo le mani in tasca, e riprendo il mio cammino, quando improvvisamente mi sento chiamare.
Mi guardo intorno, ma non vedendo nessuno, scrollo le spalle, e continuo a camminare, fino a quando non so come, alzo lo sguardo sull'albero che ho di fronte, e la figura piuttosto minuta di un biondino con un berretto di lana coi pon-pon in testa, mi guardava come se aspettasse una mia risposta.
Tra le mani, stringeva un gattino piccolissimo...
“Che ci fai, lassù?” gli urlo seccato, rendendomi conto di avergli dato del tu involontariamente. Cavolo, sto peggiorando! Sto diventando anche maleducato!
“Aspetti!” dico, prima che lui possa accorgersene... magari aiutandolo metto a posto la situazione.
Mi avvicino all'albero e mi guardo intorno... guarda cosa mi tocca fare!
Inizio con l'arrampicarmi anche io, e arrivato ad altezza ramo, sono abbastanza vicino al ragazzo per guardarlo in viso...
“Aspetti...” dico, passando il braccio intorno alla sua vita. Mentre lo tiro a me, i miei occhi incrociano per un attimo i suoi... lui mi dice “grazie” e sorride... questo sorriso... che ci fa questo ragazzo, con il sorriso della donna che ho tanto amato? Non è possibile... forse mi sono sbagliato.
“Cos... ah!” mentre scuoto la testa per non pensare più a quel sorriso, il ramo sotto il mio piede, si spezza per il peso e cado, tirandomi addosso il ragazzo e il gattino. Ovviamente, entrambi cadono addosso a me! “Ahio, il sedere...” dico, mentre il ragazzo siede comodamente sulla mia pancia, accarezzando il gatto. “Pronto?! Vi togliete di dosso, per favore?” urlo, contrariato.


“Mamma che caduta... meno male che stai bene, piccino.” sussurro al gattino, accarezzandolo.
Poi mi rendo conto di essere ancora addosso alla povera persona che mi ha aiutato a scendere (o meglio a cadere) dall'albero.
“Oh mi scusi tanto!” dico, alzandomi in piedi. “Chiedo scusa, non devo essere esattamente un peso piuma!” rido, sentendomi un po' in imbarazzo per la situazione.
E infatti, sento che mi si è alzata la temperatura, maledetta timidezza...
Mi sfilo il cappello con una mano, tenendo con l'altra il gatto stretto al mio petto, e mi scompiglio un po' i capelli.
Intanto, il ragazzo è ancora seduto a terra, che mi guarda con un'espressione strana.... i suoi capelli biondi, lunghi fino alle spalle, sono lucenti, e sembrano morbidissimi... ha un bel paio d'occhi castani e le labbra piene.
Per qualche bizzarro motivo, mi sembra di averlo già visto da qualche parte.
Ricordo il suo tono di voce, e prima, quando mi ha stretto per la vita, ho sentito come se quelle braccia mi avessero già stretto prima d'ora.
Ma se dovessi dire dove l'ho già incontrato, proprio non ne sarei capace... che mi sia semplicemente sbagliato?
Allungo la mia mano per aiutarlo a mettersi in piedi, e quando si rialza, lo guardo stupito da capo a piedi, tenendogli ancora stretta la mano.
“Mamma mia quanto sei alto... per caso ci siamo già incontrati da qualche altra parte? Ha l'aria vagamente familiare...”

 
Finalmente, quel ragazzo strano decide di scendere dalla mia pancia, chiedendomi mille volte scusa, imbarazzato. Ma tu guarda che tipo!
In ogni caso, scruto il suo viso incuriosito... forse spero di cogliere ancora quel sorriso, quell'espressione, com'è stato possibile?
Eppure, questo ragazzo non assomiglia per nulla, a lei... davvero non ha nulla... com'è potuta accadere una cosa del genere?
Questo tizio mi incuriosisce, anche perchè, ho la sensazione di stare bene vicino a lui...
Credo di stare impazzendo... sono cose assurde!
Lei non c'è più e non posso cercarla in altre persone.
Improvvisamente, mi accorgo che il tizio mi guarda forse proprio perchè anche io lo guardo con curiosità. Mi alzo da terra spolverandomi i jeans e lui mi porge una domanda che mi suona stranissima... o questo ragazzo è un chiromante con la capacità di leggere la mente altrui, o non  lo so... pura coincidenza!
“No... non mi sembra di averti mai visto. Ricordo bene il viso di tutte le persone che ho conosciuto nella mia vita, e non mi sembra di aver mai visto i tuoi lineamenti da qualche parte, prima d'ora.” dico, mentre continuo ad aggiustarmi i vestiti, quando delle gocce fredde mi cadono in testa.
“Cavolo, ci mancava solo questa!” dico, arrabbiato. Odio non avere l'ombrello a portata di mano. Prendo il cappello dalle mani del ragazzo, prendo il gattino e ce lo ficco dentro. “Dopo tutto quello che abbiamo fatto per salvarlo...” rimetto il berretto tra le sue mani, mentre la pioggia scende più forte. “Ah... vieni da me, ci asciughiamo i vestiti, non vorrei avere sulla coscienza anche un tuo eventuale raffreddore!”
Il ragazzo mi sorride, corre sotto l'albero a prendere credo la sua borsa, che non avevo notato prima, e attraversiamo il parco correndo, arrivando bagnati fradici sotto casa mia.

~To be continued...~

Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, e a Rosiel, grazie! ^__^
Fangirlato da: LittleKi alle ore 23:11 | link | commenti (5) | commenti (5)(pop-up)
categoria:the gazette, alternative universe, uruha x ruki
mercoledì, 17 dicembre 2008
Moods: Annoiata e di poche parole...
Listening to: Girugamesh ~ Koware teiku sekai

Salve ** ecco a voi il secondo capitolo della nuova storia mia e di Rosiel... We belong each other *^* per adesso la situazione è ancora un po' vaga, ma dal prossimo capitolo cominceranno a movimentarsi le cose *_* Buona lettura!





WE BELONG EACH OTHER
Fandom: the GazettE ~ ガゼット
Pairing: UruhaxRuki
Genere: Yaoi/Introspettiva/Romantica/Triste
Rating: NC-17 (generale)
Rating per questo capitolo: PG
Status: On going

L'acqua calda scivola sul mio corpo, incurante di tutto quello che mi passa per la mente... ma in realtà, cos'è che mi passa per la mente?
Forse nulla... forse tutto...
Sono passati tre mesi da quando ho tentato di riappacificarmi con la sua famiglia, forse per rimanere ancora legato a lei, ma... non me l'hanno permesso, e come promesso, sono rimasto lontano da loro.
Anche perchè in questi tre mesi, ho capito che in quella casa non c'è nulla di lei... solo cose materiali, la cosa più importante di lei mi è sempre appartenuta, e questo mi basta, non mi serve altro se non lei... se solo potesse ritornare...
Chiudo l'acqua, e afferro l'asciugamano, legandomelo alla vita.
Arrivo in cucina a piedi nudi, e mi guardo intorno.
La cucina, e il piccolo salottino sono completamente bui.
Il silenzio, è rotto solo dal monotono ticchettare dell'orologio che scandisce il tempo.
Improvvisamente, vengo assalito da una malinconia, e pena per me stesso.
Sono rimasto solo, e non so perchè, sembra assurdo, ma mi faccio pena. Chissà cosa penserei se mi guardassi dall'esterno...
Mi siedo sul divano, continuando a guardarmi intorno, spaesato come se questa non fosse casa mia, come se mi trovassi in un luogo completamente sconosciuto, abbandonato da qualsiasi cosa possa sembrare anche lontanamente umana. Dio, riuscirò a superare tutto questo?
Non credo di esserne capace, questa situazione mi pesa nel modo più assurdo e straziante possibile.
Mi accendo un po' la televisione, che guardo distrattamente, mentre una lacrima mi scende senza che me ne renda conto.
Improvvisamente, suona il campanello, che mi desta dalla mia trance e corro in camera a prendere la vestaglia. So di essere impresentabile, ma poco mi importa; ho ancora perfino i capelli bagnati.
Cerco di asciugare qualsiasi segno di pianto e apro la porta.
Una ragazza molto carina, dal viso paffuto e il sorriso cordiale, teneva tra le mani un piccolo pacchetto.
“Buonasera, signor Takashima... scusi il disturbo ma ho fatto una torta, e ho pensato di dargliene un po'...” era arrossita.
Mi cheido perchè io faccia quest'effetto. Scuoto la testa, per scacciare la faccia da pesce lesso, che ho assunto per la sorpresa, e sorrido. “Oh, la ringrazio! Vuole entrare a prendere una tazza di thè, o se preferisce del sakè, della cioccolata... quello che vuole.”
Sembro un ossesso, ma in realtà cerco in tutti i modi i intrattenerla... voglio parlare un po' con qualcuno... solo per un po'.
“Oh, mi dispiace reclinare l'invito, signor Takashima, ma sto badando ai bambini di mia sorella, e non posso trattenermi...” la ragazza abbassa lo sguardo dispiaciuta, e io sbuffo deluso. “Ma se a lei fa piacere, posso passare domani, o quando vuole....”
“No, vabbè... la ringrazio, fa nulla.” prendo il pacchetto, e chiudo la porta.
Mi rendo conto di essere stato maleducato, ma sono rimasto deluso. Domani le chiederò scusa.
Poso il pacchetto sul tavolo, spengo la tv e vado a letto, affrontando una notte senza sogni.

 
Un'altra sensazione strana, l'ennesima notte passata in bianco.
Sogni tormentati da figure sconosciute, da ombre perse in una folla vagante, senza alcuna apparente meta...
A questo si riducono le ore delle mie notti, da quando sono stato dimesso dall'ospedale.
Eppure, prima che mi trapiantassero un cuore nuovo, facevo persino fatica a ricordarmi i miei sogni.
Adesso che li ricordo... sono memorie vaghe, evanescenti come fumo, anche se ogni volta mi sembra essere a un passo dall'afferrarle.
Getto uno sguardo alla sveglia sul comodino: le quattro del mattino.
E' inutile restarsene a letto, ormai...
Mi alzo, e mi spoglio del pigiama, per indossare un paio di jeans puliti, e una camicia nera. La abbottono cercando di evitare che i miei occhi si posino sulla vistosa cicatrice lasciata dall'operazione, e ci infilo sopra un maglione.
Prendo le chiavi di casa e il portafogli, e una volta messo il cappotto, esco fuori dal mio appartamento.
La strada è ovviamente deserta, e il freddo venticello della notte colpisce il mio viso, arrossandomelo appena.
Infilo le mani in tasca, e comincio a passeggiare; in un momento come questo, mi piacerebbe tanto poter fumare una sigaretta, ma i medici dicono che devo evitare ancora per un po'.
Cammino sicuro, lungo la strada, senza una destinazione fissa, né un obbiettivo preciso.
Le mie gambe camminano da sole, mentre la mente, inevitabilmente, ripercorre fotogramma per fotogramma l'ultimo dei miei sogni strani.
Sembrano senza senso, eppure sono certo che dentro di essi, ci sia qualcosa di fondamentalmente importante, che io non riesco a vedere.
Dio, mi sento così strano...
Fermo la mia passeggiata in prossimità di un piccolo molo, con delle barche attraccate alla riva del mare.
Scendo fino a percorrere la stretta pedana di legno che porta alle imbarcazioni, e mi siedo lì... è la prima volta che metto piede in questo posto... oppure l'ho già visto?
No, sono certo che è la prima volta che ci passo... non l'avevo neanche mai notato.
Nonostante tutto, ho una strana sensazione, come di un dejavù.
E' come se mi vedessi qui, abbracciato o ad abbracciare un qualcuno che non esiste.
Questo bel mare in cui si rispecchia la luna piena, ha qualcosa di familiare...
Il cielo trapunto di stelle, e la fredda brezza marina... sono cose che mi sembra di aver condiviso con qualcuno per anni.
Com'è possibile che mi ricordi di un posto, anche se non ci sono mai stato?
In ogni caso è davvero bellissimo, questo posto...
Mi dispiace di non aver portato la macchina fotografica.
Avrei saputo senza dubbio imprimere su una pellicola, il non ricordo che questo posto mi evoca.

~To be continued...~

Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, e a Rosiel, grazie! ^__^
Fangirlato da: LittleKi alle ore 16:35 | link | commenti (3) | commenti (3)(pop-up)
categoria:the gazette, alternative universe, uruha x ruki
venerdì, 05 dicembre 2008
Moods: Felice *_*
Listening to: Good Charlotte ~ Seasons

Salve *_* stasera posto una cosa molto particolare... un'altra fanfiction con Rosiel, un'altra UruhaxRuki... sembra non ci sia niente di diverso dal solito, eh? xD Invece, qualcosa di diverso c'è ** Prima di tutto è a capitoli, e seconda cosa è un'idea mia *O*... tratta di un tema molto particolare e delicato, e ho voluto mettermi alla prova, per capire se sono capace di scrivere qualcosa di davvero maturo ed importante. In questa mia esperienza ho coinvolto anche la mia anima gemella XD spero non me ne abbia per questo >< (anche se so per certo che non lo farà *___* cioè, credo O.O) +stringe forte forte Rosiellina+ grazie mille tesora, perchè mi capisci al volo, e perchè solo con te avrei potuto affrontare una trama così *^* GRAZIE! E a tutti voi che siete interessati... buona lettura *_*





WE BELONG EACH OTHER
Fandom: the GazettE ~ ガゼット
Pairing: UruhaxRuki
Genere: Yaoi/Introspettiva/Romantica/Triste
Rating: NC-17 (generale)
Rating per questo capitolo: PG
Status: On going

Ecco. Con un tonfo si spalancano quelle porte. Un tonfo che nemmeno sento,che nemmeno vedo perchè sono concentrato anima e corpo su di lei. Distesa su quel letto, inerme, mentre urlo e corro. C'è folla.
Perchè c'è gente intorno a noi cosa sta succedendo? Il tuo viso bellissimo non può spegnersi così, non adesso, non ora.
E' successo tutto così all'improvviso. Stavamo parlando, quello che mi hai detto al momento l'ho sepolto nel cuore e so che più in là, quando sarà il momento, quelle parole mi si pareranno davanti con la consistenza di un muro e me ne renderò conto perchè ci andrò a sbattere diritto con la testa ma adesso, scusami, non riesco proprio a farmele venire in mente; so solo che improvvisamente, ti sei accasciata tra le mie braccia, con il viso sereno e sofferente.
Quell'immagine mi ritorna in mente mentre stringo la tua mano fredda tra la mia. La vista mi si appanna e d'istinto, sbatto le palpebre come una farfalla dalle ali ferite che non riesce più a volare... e come quel sangue di quelle ali, le mie lacrime trapelano dai miei occhi mentre il mio cuore sanguina dal dolore.
Ti prego, non smettere di correre. La senti la mia mano? Te la stringerò fino alla fine della corsa e tu sai che la fine della corsa è lontana per te vero? Ti prego dimmi di si...dimmi che lo sai, dimmi che non smetterai di correre, dimmi che stringerai ancora la mia mano e che sarà calda... hai tutta la vita davanti...con me... ti prego...
Improvvisamente, sento delle braccia forti stringermi le spalle. Una figura bianca che non conosco, mi allontana da te. No...non voglio lasciarti la mano, ti ho promesso che correrò, volerò con te se ti lasciò, le tue ali cadranno in frantumi. Non può succedere...
"Mi lasci! Non voglio!" grido, urlo, mi divincolo...ma è come se stessi combattendo contro un mio fantasma interiore, non con una
persona che mi impedisce di venire con te...
Quando il letto passa la porta troppo stretta, sono costretto a lasciarti e nello stesso momento, qualcosa mi si rompe dentro, in frantumi...
guardo quella porta che mi si chiude in faccia, come se si chiudesse per me la porta del paradiso e un brutto presentimento, che cerco di scacciare con tutto me stesso, si insinua nella mia testa....non potrei sopportare di non vederti mai più, di non ascoltare più la tua voce dolce, i tuoi capricci da bimbetta isterica, come ti chiamavo facendoti arrabbiare. Non sono mai stato bravo a farti capire quanto ti amassi.
Sento la presa di chiunque esso sia allentarsi sulle mie braccia e mi accascio a terra...
Sembra che io sia completamente congelato e forse lo sono, ma allora perchè le lacrime mi marchiano a fuoco? Lacrime di dolore, di rabbia... perchè questo doveva succedere a noi? Perchè avevo deciso di dichiararti apertamente tutto il mio amore e tu mi lasci...così... Vorrei solo abbracciarti per sempre e sapere che stai bene, anche lontano da me ma ti prego, vivi! Fallo per te e per tutti quelli che vivono per ogni tuo singolo gesto, compreso questo povero disgraziato che sono, che in questo momento non sente nemmeno che in questo stesso momento, altre persone stanno lottando per vivere ma a me non interessa.
A me interessi solo tu.


Sento delle voci intorno a me... non mi ricordo neanche da quanto tempo è, che sono in questo stato... mi sembra passata un'eternità da quando mi hanno inniettato la medicina per l'anestesia.
Le voci dei medici che mi stanno operando giungono ovattate ai miei sensi... come se fossero lontane chilometri e chilometri e non riesco a capire quasi nulla di ciò che dicono.
In un momento come questo, in cui sono sospeso tra la vita e la morte, mi viene da pensare a come ho condotto la mia esistenza, se ho fatto qualcosa di sbagliato... se merito davvero questa occasione che mi è stata data. Perchè non voglio sprecarla.
Non riesco a percepire nessuna sensazione, e davanti ai miei occhi chiusi c'è soltanto una forte luce bianca... mi domando se sarò capace di superare tutto questo. Se sarò in grado di arrivare oltre quella luce morbida quanto fastidiosa, e tornare alla mia vita.
Mi sento intorpidito... le mie membra sono stanche... vorrei tanto smettere di pensare, di rimuginare sul passato e dormire finalmente con la meritata tranquillità. Ma ho paura che se smettessi di essere cosciente, potrei non riuscire a svegliarmi mai più, e la cosa mi spaventa troppo.
Non sono mai stato bravo ad immaginare come sia il mondo al di là della vita... forse perchè ho sempre desiderato vivere, con tutto me stesso.
La luce lentamente si affievolisce, si allontana... no... resta qui, non te ne andare... è così dolce il tuo calore... così intensa la tua forma, che mi ci stavo quasi abituando... non avevo quasi più bisogno di schermarmi gli occhi per proteggermi dalla tua forza.
Non mi lasciare qui, tra queste voci confuse che emettono il verdetto finale sul mio destino.
Non te ne andare...
Non portare via la mia vita...
Non più. Ti prego.

Ecco. Mi trovo di nuovo di fronte ad una porta chiusa. L'immagine di quella che si chiuse separandomi da lei per sempre, mi ritorna in mente. Asciugo una lacrima che nonostante gli occhiali scuri, scivola via verso le mie labbra. La lavo via con il palmo della mano mentre il mio sguardo si abbassa sui fiori che porto in mano. Non ho il coraggio di bussare.
Quante volte, fuori quella porta, le ho rubato mille baci nascondendoci dai suoi, e quando suo padre se ne accorgeva, mi urlava dalla finestra brandendo le pantofole come se fossero dei mattoni e mentre io scappavo ridendo, il suo sorriso da sotto la porta, mi illuminava la strada, sempre e comunque.
Sorrido a quel ricordo, perchè è questo quello che mi rimarrà di lei, oltre al suo amore che sono sicuro, sarà vicino a me per sempre; trovo il coraggio e busso alla porta.
Mi apre sua madre, vestita di nero, il viso travolto dalla sofferenza che assume un'espressione di emerito gelo e disgusto appena la mia figura entra nel suo campo visivo. Sono impacciato, e per alcuni secondi interminabili, lei mi guarda e io mi tormento le mani fino a quando mi ricordo che vi stringo i fiori..
"Q...questi..sono per lei...le mie più sentite condoglianze..." dico inchinandomi. Le porgo i fiori e faccio uno sforzo immane a tener ferma la voce, che invece, vorrebbe essere rotta dal pianto.
La donna si tira la porta verso di sè in modo che io non possa guardare all'interno e che i parenti non sentano...
"Non so che farmene dei tuoi fiori! Se speri che ti faccia vedere mia figlia ti sbagli! Non farti mai più vedere qui, me l'hai già portata via abbastanza. Sparisci!"
"M..ma io.." riuscì a balbettare solo questo prima che la donna mi strappasse di mano i fiori che le porgevo, strappando la carta che li avvolgeva e il contenuto  gettandomelo in faccia, prima di chiudere la porta sbattendola.
Rimasi lì, a guardare quei fiori distrutti come il mio cuore in quel momento. "Me l'hai già portata via abbastanza" quelle parole mi tuonano in testa improvvisamente. Ma quella donna... sa quanto sua figlia illumini il mio mondo con un solo sorriso? Quella donna, lo sa quanto sua figlia mi abbia aiutato ad essere una persona migliore? Lo sa che sua figlia aveva tantissimo amore da dare e che quando ti stringeva anche un dito con quella mano calda e delicata, ti infondeva il coraggio di mille leoni. Che cosa ho portato via io di sua figlia??? E' vero... l'ho pretesa tutta per me egoisticamente e me l'hanno portata via...non chiedo più nulla per me ormai...
Gli occhiali scuri ora non servono più a nascondere le lacrime e io non faccio nulla per toglierle via. Rimango per qualche minuto ad accarazzere i petali distrutti ma ancora delicati dei fiori, prima di raccoglierli tutti; lasciarli lì non era educato e non avrebbe fatto piacere alla mia piccola che mi raccomandava di essere sempre ordinato. Li alzai uno per uno, raccogliendoli nei brandelli di carta che gettai in una pattumiera più avanti e mi incamminai... destinazione, il nulla.
Cosa avrei fatto adesso? La casa era vuota e buia, deprimente. Sicuramente avrei passato la notte fuori, in giro per cercare di non pensare a niente ma avunque, i ricordi mi tartassavano la mente facendomi stare malissimo, alla fine, raggiungo l'ospedale dove la mia piccola se n'era andata. Mi siedo su un muretto del parcheggio con lo sguardo completamente perso, assente, e fisso le finestre in alto. Solo una era illuminata debolmente. Magari qualcuno stava guardando la televisione per alleviare la solitudine della malattia.
Ormai era così, da oggi sarei stato da solo. Non avrei cercato più nessuno. Se qualcun'altro se ne dovesse andare da me così, credo di non sopportarlo...

"L'operazione è riuscita bene, signor Matsumoto. Il cuore risponde bene a tutti gli impulsi e non ci sono stati segni di rigetto, nè tantomeno complicazioni, di nessun tipo." apro gli occhi, lentamente... la voce del dottore che parla con mio padre, fuori dalla mia stanza, arriva chiara alle mie orecchie, seppure la testa mi faccia male in modo incredibile. Forse è l'effetto dell'anestesia che sta svanendo, ma mi sento addosso mille dolori diversi... almeno, il dolore è la prova che sono vivo. Che ancora esisto, che la mia occasione non è andata sprecata, e che nessuna luce mi ha fatto suo, portandomi via.
Credo di averla sognata... una luce che danzava davanti ai miei occhi; mi incitava a seguirla, e allo stesso tempo mi rifiutava.
"Dio, per fortuna..." sento che mio padre risponde in questo modo al dottore.
"Suo figlio è stato molto forte. Se vuole può vederlo."
"No... preferisco quando si sveglia."
"Come vuole. Adesso devo andare, mi chiamano in sala operatoria. Arrivederla"
Lo sapevo... vai, vai... vai via, scappa come hai sempre fatto, tanto a chi vuoi che importi? Non ci sei mai stato nella mia vita, e adesso vieni a preoccuparti di me? Lo fai perchè sei felice che sono vivo, o forse perchè non morendo, ho intralciato i tuoi piani per l'ennesima volta?
Questa battaglia la vinco sempre io, come vedi, carò papà.
Ciò che mi dispiace è che forse è colpa mia, che non sono mai stato capace di farti capire quanto fosse importante per me il mio sogno.
Tu l'hai sempre rifiutato, me l'hai sempre negato... ma io sono andato contro tutto e tutti, pur di alimentare il mio amore per la fotografia. E adesso, che tu venga a vedermi, dopo anni che non ci parliamo, è perfettamente inutile. Apprezzo il gesto, sul serio, ma non serve poi a molto.
Mi giro verso la finestra della stanza. Il sole è tiepido, ed i raggi illuminano la camera. Mi sembrano secoli che non guardavo il cielo. Non vedo l'ora di tornare ad imprimerlo in uno dei miei ricordi indelebili chiamati foto.
Chiudo di nuovo gli occhi, mentre i rumorini elettrici delle macchine che hanno la funzione di monitorare la mia salute, mi riempie le orecchie.
Sono stanco... ho subito un'operazione complicatissima, ed è stata molto lunga a quanto ho sentito. Ce l'hai fatta, Takanori. Sei ancora vivo.

~To be continued...~

Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, e a Rosiel, grazie! ^__^
Fangirlato da: LittleKi alle ore 01:02 | link | commenti (2) | commenti (2)(pop-up)
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