Listening to: L'Arc~en~Ciel ~ Alone en la vida
Era da un po' che non postavo da queste parti... *__* E avendo scritto un po' di fanfic devo recuperare *O*
Stasera posto una Sakuhai scritta per la persona che mi sopporta con tutte le mie manie Haitsu (o per meglio dire che mi sopporta e basta XD), che mi vuole bene e che si prende cura di me *^*. Parlo naturalmente della mia neko-chan, Aya *______* ... Mammi tu sai che io non sono brava a scrivere Sakuhai, ma ce l'ho messa tutta! >.< Il tuo parere conta sempre più di ogni altro! Ti voglio bene tantissimo!!!! Ti adoro da morire! ç__ç +si commuove da sola+ Ok XD Buona lettura XD

RELEASE -scatto-
Fandom: L'Arc~en~Ciel
Pairing: Sakuhai (SakuraxHyde)
Genere: AU [Alternative Universe]
Rating: NC-17
Status: Completa
“OK, direi che per oggi basta così.” era ormai ora di pranzo, quando queste parole furono pronunciate.
“Ottimo lavoro.” il famoso fotografo Yasunori Sakurazawa, strinse la mano al bel modello sul quale stava lavorando per una rivista.
Fece un cenno ai suoi assistenti, che subito lo aiutarono a mettere via le sofisticate apparecchiature, e a smontare la scenografia.
Era stata una giornata di lavoro particolarmente appagante, per il giovane fotografo di successo, una di quelle che davvero lasciano soddisfatti.
Il modello che aveva posato per le sue foto aveva un viso bellissimo, e un corpo delicato, e si adattava bene al tipo di foto che gli piaceva fare.
Le espressioni naturali del volto, i movimenti eleganti, e un bello scenario sullo sfondo...
La delicatezza di un istante durata il tempo di uno scatto...
La bellezza immortalata in un qualcosa di eterno, che invecchia ma non muore, il cui valore cresce giorno dopo giorno... quello era il mondo in cui Yasunori avanzava e arrancava ogni giorno della sua vita.
Amava la fotografia in modo viscerale, e sembrava quasi vivesse semplicemente per essa.
Riusciva a vedere il mondo a tuttotondo, solo attraverso l'obbiettivo della sua macchina fotografica.
Si guardò intorno, ancora con la sua Nikon tra le mani.
Diede uno sguardo al cielo limpido e azzurro, pieno di nuvole che sembravano sorridere attraverso le foglie sui rami degli alberi.
Avevano appena concluso un set fotografico all'aria aperta, in un enorme giardino, sul cui terreno si estendevano migliaia di fiori e piante di ogni genere, e molte specie di alberi, facevano da contorno, rendendo il tutto più magico.
“Sakurazawa-san, qui abbiamo finito, è tutto a posto.” d'un tratto, la voce di una delle sue assistenti lo riscosse, riportandolo alla realtà.
“Oh, si, cominciate pure ad andare, e portate le attrezzature in studio, io rimango qui ancora per un po' a fotografare qualcosa.” rispose, con un sorriso pieno di dolcezza. “Dopodiché andate pure a casa, non abbiamo altro lavoro per oggi...”
“D'accordo. A domani allora.”
“Si, a domani...”
Rimase per un po' a girovagare in cerca di soggetti da fotografare.
Poi vide due farfalle posate su un fiore, poco distante da lui.
Si avvicinò con calma, a passo lento.
Le farfalle , coperte da colori brillanti, erano così vicine che sembrava quasi si stessero baciando.
La tenerezza di quell'immagine esprimeva amore, e il bel rosso del fiore sul quale si erano posate, facevano da contrasto perfetto.
Sakura si accovacciò sull'erba, e attivò lo zoom della fotocamera, per una visuale più ravvicinata.
Mise a fuoco, e scattò.
Sorrise, e si rialzò in piedi, continuando a scattare foto in giro.
Agli alberi, al cielo, a due bambini che giocavano a rincorrersi...
Non avrebbe mai voluto smettere, ma una rapida occhiata all'orologio, e un grugnito del suo stomaco, gli fece tornare in mente che erano quasi le due del pomeriggio, e non aveva ancora messo nulla sotto i denti.
Fu così che ripose la sua macchina fotografica nella borsa che portava a tracolla, e uscì dal giardino, dirigendosi verso la propria macchina.
Salì, posò la borsa sul sedile di fianco a sé, mise in moto e partì.
Non aveva voglia di tornare a casa a mangiare.
Divideva un appartamento insieme ai sue due migliori amici, e ogni mattina, prima di andare a lavoro, Tetsu preparava il pranzo per lui, e glielo lasciava nel forno a microonde.
Lui e Ken lavoravano sempre fino a tardo pomeriggio, e spesso anche di sera.
Sakura era l'unico a tornare sempre per pranzo, ed apprezzava tantissimo l'abitudine dell'amico di preparargli da mangiare.
La sua cucina era ottima, ma quel giorno decise che non sarebbe tornato a casa.
Voleva andare in quella nuova tavola calda aperta da poco, non lontano dal suo studio fotografico.
Accese una sigaretta, e aprì il finestrino, mettendo fuori un braccio.
Amava fumare in macchina così... lo aiutava a rilassarsi.
Anche se Tetsu gli consigliava ripetutamente di smettere, quello del fumo era un vizio che non riusciva ad abbandonare.
Era come un talismano contro i pensieri spiacevoli.
Un modo come un altro per sfogare lo stress.
Arrivato davanti alla tavola calda, scese dalla macchina, buttò per terra il mozzicone della sigaretta, e lo schiacciò con un piede, soffiando il fumo nell'aria.
Guardò l'esterno del locale.
Una tipica locanda in stile tradizionale giapponese.
Lesse l'insegna sulla quale c'era scritta una sola parola, e pensò si trattasse del cognome dei proprietari.
Un istante dopo entrò, e si sedette al bancone vicino all'entrata.
A quell'ora c'erano poche persone.
Un paio di camerieri si aggiravano per la sala portando brocche d'acqua, o calde ciotole di zuppa di miso, o prendendo semplicemente le ordinazioni dai nuovi arrivati.
Un signore anziano, intento a pulire la piastra sulla quale cuocevano la carne, si accorse di lui, sorrise, e si inchinò come per augurargli il benvenuto.
Poi si voltò a chiamare qualcuno.
“Hideto, c'è un nuovo ospite! Vieni a chiedere cosa desidera!”
“Arrivo, papà...” rispose una profonda voce maschile, da un punto imprecisato del locale.
Poi arrivò dietro il bancone, colui al quale doveva appartenere quella voce.
“Papà, sono quasi finite le scorte di birra qui, bisogna prenderne delle altre.”
Sakura guardò il ragazzo.
Era rosso in viso e sudato... un po' per la fatica, un po' per la calda giornata di primavera.
Era vestito in modo semplicissimo: un paio di jeans portati sotto una camicia bianca, con le maniche arrotolate fino ai gomiti, e un grembiule nero portato sopra...
Eppure, a Sakura sembrò di non aver mai visto una persona più bella.
Aveva dei lineamenti del viso, a dir poco divini... dei meravigliosi occhi grandi e castani e i capelli lunghi quasi fino alle spalle.
Il suo corpo era piccolo... bassino, e sembrava molto magro, ma davvero ben proporzionato.
Intercettò il suo sguardo per un breve istante, poi riportò la sua attenzione verso il padre.
“Ho capito, figliolo.” rispose quest'ultimo. Poi chiamò uno dei camerieri nella sala. “Awaji, vieni con me in magazzino a prendere le birre!”
“Si, signore” rispose un ragazzo con i capelli lunghi stretti in una coda di cavallo e il volto gentile.
“Pensaci tu, al signore qui...”
“Si, papà...” il ragazzo lo guardò e gli sorrise.
“Benvenuto alla locanda Takarai, signore. Cosa desidera mangiare?” c'era qualcosa, in quella voce, che lo lasciava senza fiato.
“Ehm... dunque... riso al curry, e una ciotola di zuppa di miso.” rispose.
Il ragazzo scrisse l'ordinazione su un piccolo block notes che portava nella tasca del grembiule, poi chiese: “E da bere preferisce birra, vino o sake?”
“Della birra andrà più che bene, grazie...”
“Sarà subito da lei.” rispose, e si allontanò verso la cucina.
Nel frattempo, Sakura prese il cellulare dalla tasca dei suoi pantaloni neri, e lo riaccese.
Lo aveva spento prima di cominciare a lavorare, per non essere interrotto.
Controllò se c'erano messaggi in segreteria, ma a parte uno di sua madre in cui lo rimproverava come al solito di non andare mai a trovarla, non l'aveva cercato nessuno di particolarmente importante.
Prese mentalmente nota che avrebbe dovuto rispondere alla telefonata di sua madre, e aspettò pazientemente le pietanze che aveva ordinato, che arrivarono circa un quarto d'ora dopo.
“Ecco a lei” disse il ragazzo, porgendogli un piatto di riso, e una ciotola di zuppa fumante. “La birra sta per arrivare. Itadakimasu”
“Hai. Itadakimasu.” rispose Sakura. Cominciò a mangiare.
Il ragazzo lo osservava, come se si aspettasse una qualche opinione.
“Mh... ottimo” disse, ingoiando un altro boccone di riso. Era davvero squisito...
“Grazie”
“Complimenti al cuoco” disse Sakura.
“Ehm... sono io, grazie.” rispose il ragazzo, sorridendo.
“Oh... ma davvero? Bravo...”
“La ringrazio, signore...”
“Ti prego, smettila di chiamarmi 'signore' e dammi del tu.” gli disse Sakura ridendo.
Il ragazzo sorrise.
Abbassò la testa per un attimo, per poi portare il suo sguardo dritto negli occhi dell'altro.
“Sono abituato ad essere formale ed educato con tutti i nostri clienti”
“Oh, ma lascia pure perdere, mi fa alquanto impressione...”
“E come dovrei chiamarti?” gli chiese il ragazzo.
“Mi chiamo Yasunori. Yasunori Sakurazawa, ma gli amici mi chiamano soltanto Sakura.” disse, tendendogli una mano.
“Hideto...” rispose l'altro, e la strinse.
“Piacere di conoscerti...” disse Sakura.
“Piacere mio” rispose Hideto, lasciando andare la mano del fotografo.
D'un tratto, il cameriere che era sceso in magazzino col padre di Hideto, tornò con una bottiglia di birra.
Si avvicinò al bancone, e la stappò, posandola davanti a Sakura. “Ecco la birra” Poi, rivolgendosi all'altro ragazzo: “Tuo padre è isterico, Haido. Ho fatto cadere per sbaglio una bottiglia di vino e si è messo a urlare come un matto.”
“Lascialo perdere. Sai com'è fatto, tra un minuto si sarà già calmato.” rispose Hideto.
“E' insopportabile, a volte”
“Lo so, Yukkie, porta pazienza. Vedrai che tra un po' gli passa.”
“Lo spero davvero.” rispose il cameriere, allontanandosi di nuovo.
Sakura ingoiò una cucchiaiata di zuppa di miso.
Bevve un sorso di birra e alzò gli occhi su Hideto.
“Come mai ti ha chiamato 'Haido', il ragazzo?” gli chiese, incuriosito dal nomignolo che aveva usato il ragazzo dal viso gentile.
“Ah, ai miei amici piace chiamarmi così” rispose ridendo, mentre passava uno straccio sul bancone. “Non so perché, suppongo sia un modo affettuoso con cui identificarmi. Mi chiamano da anni così, mi ci sono abituato.” spiegò.
Sakura osservò il suo viso mentre parlava.
Aveva delle labbra fantastiche... carnose, e sembravano essere morbidissime...
“Capisco. E' carino...”
“E' semplice.” disse Hideto, scrollando le spalle. “Così non lo dimentico.”
Sakura rise. “E come fai a dimenticare il modo in cui ti chiamano?”
“Oh, con la memoria che ho dimenticherei anche il mio vero nome, se non mi sentissi continuamente ripetere da mio padre: 'Hideto, vieni qui', 'Hideto fai questo', o 'Hideto, prendi quell'altro...”
Sakura scoppiò a ridere.
“Sei un tipo interessante, lo sai?”
“Non sono in molti a pensarlo” rispose Hideto, scettico.
“Sono del tutto sincero.”
“Bhè, ti ringrazio.”
“Non c'è di che. Direi che è ora di andare.” disse Sakura, guardando l'orologio.
Si alzò e pagò il conto.
“Alla prossima” mormorò prima di uscire dalla locanda.
Ne era sicuro... sarebbe tornato in quel posto molte altre volte ancora, da quel giorno...
~ + ~ + ~ + ~
Il giorno dopo il suo incontro con lo strano ragazzo della locanda, era cominciato normalmente, nella vita di Sakura.
La solita sveglia alla solita ora.
La solita colazione in compagnia dei due amici e coinquilini.
I soliti vestiti quasi sempre neri, o comunque scuri, indossati dopo la doccia.
La solita corsa in macchina fino allo studio fotografico.
L'unica cosa forse, che non era solito provare, era come una sorta d'ansia.
Non c'era nulla, in realtà che lo preoccupasse.
Era più che altro una sensazione che provava dalle parti dello stomaco.
Come se avvertisse la mancanza di qualcosa di estremamente, importante...
Non sapeva spiegare da cosa dipendesse, né tanto meno perché, ogni cosa che faceva, diceva o pensava, gli faceva tornare alla mente l'immagine di Hideto.
O Haido, come l'aveva chiamato il suo amico...
Si sentiva come prigioniero di un incantesimo, dal momento stesso in cui aveva sentito le vibrazioni della sua voce... prima ancora di vedere il suo viso... il suo corpo.
Quel ragazzo era l'espressione della bellezza nella sua forma più delicata e misteriosa.
A questo pensava Sakura, mentre lasciava asciugare le foto appena sviluppate.
Se solo avesse potuto scattargli anche solo una fotografia...
“Come, scusa?” gli chiese uno dei suoi due migliori amici, quando gli parlò del suo desiderio di scattare ad Haido delle fotografie. “Ma se non lo conosci nemmeno!”
“Oh, grazie del sostegno, non è forse troppo?” rispose ironico.
“Dai, ora è inutile che ti metti a fare l'offeso.” considerò Ken, tirando una boccata dalla sua sigaretta.
“Sapevo che avrei dovuto parlarne con Tet-chan. Sono sicuro che lui avrebbe capito.”
“Oh, e perché non hai chiamato lui?” gli chiese l'altro.
“E' al lavoro.”
“Anche io ero al lavoro.”
“No, non è vero. Sei in pausa. Ma non mi sei di nessun aiuto!” disse.
Poggiò il viso sui palmi delle mani, e guardò fuori dalla finestra del bar, dove stava bevendo un caffè con l'amico.
Era così pazzesco, il suo voler fotografare quel ragazzo a tutti i costi?
Eppure era una cosa che faceva tutti i giorni, fotografare sconosciuti...
Non vedeva cosa ci poteva essere di sbagliato.
“Senti, Yacchan... mettiamola così.” cominciò Ken, spegnendo il mozzicone di sigaretta.
“Mh?” si voltò a guardarlo.
“Tu vuoi fotografarlo perché sarebbe un bel soggetto per le tue foto, o perché speri di ottenere qualcos'altro?
“In che senso, scusa?”
“Da quanto mi è parso di capire, quel ragazzo ti piace.” chiarì l'amico.
“Stai insinuando...” disse Sakura, una chiara nota d'indignazione nella voce profonda “...che io abbia un secondo fine?”
“Puoi chiamarlo secondo fine, se vuoi...”
Voleva davvero molto bene al suo migliore amico, ma il motivo per cui per cose del genere preferiva parlare con Tetsu, era che Ken ti metteva alle strette.
Ti sbatteva davanti la verità senza troppi complimenti.
Senza mezzi termini, senza vergogna, sicuro che non se ne sarebbe mai pentito.
Al contrario di Tetsu, che era più comprensivo, e lo aiutava a ragionare meglio...
“Sei completamente fuori strada, Ken-chan, fidati di me. Sono un fotografo, non c'è niente di male nel voler fotografare una persona.”
“Non mi risulta che tu abbia mai voluto fotografare me, o Tet-chan...” disse Ken, con un'alzata di spalle.
“E questo cosa centra, adesso?” chiese Sakura, confuso.
“Quello che intendo dire... è che non ti viene voglia di fotografarlo perché è una persona qualunque. Ti ha colpito, Sakura, e si vede! Quindi cerca di essere onesto almeno con te stesso, se proprio non vuoi esserlo con me.”
Il fotografo rimase in silenzio, non sapendo cosa dire.
Le parole dell'amico lo confondevano sempre di più...
“Bhè, mi spiace Yacchan, ma ora devo andare. Non posso prolungare oltre la mia pausa.” disse Ken, alzandosi.
“Va bene, grazie.” rispose Sakura.
“Rifletti su quello che ti ho detto.” aggiunse, e se ne andò.
Sakura rimase ancora un po' seduto lì, incapace di trovare chiarezza.
Poi si alzò, pagò il conto, ed uscì dal piccolo bar, diretto verso casa.
Se voleva rivedere Hideto, quello non era di certo il posto giusto...
~ + ~ + ~ + ~
Era ormai notte fonda, quando Sakura distolse lo sguardo dalle foto, e si decise a guardare l'orologio: le due e mezza.
Si tolse gli occhiali da vista, che indossava solo quando i suoi occhi erano particolarmente stanchi, e si strofinò con forza le tempie, sbadigliando.
Si appoggiò allo schienale della sua sedia girevole, e si posò le mani intrecciate sullo stomaco.
E il pensiero, tornò di nuovo ad Haido...
Erano passate ormai più di due settimane da quando ci aveva scambiato la prima frase.
Andava molto spesso alla tavola calda dove lavorava per i suoi genitori, ma non aveva ancora trovato l'occasione adatta, né il coraggio per chiedergli di poterlo fotografare.
Accadeva ormai sempre più spesso che Sakura andasse lì all'ora di pranzo, momento in cui c'erano meno persone rispetto alla sera, e riusciva quasi sempre a parlare molto con lui.
Il giorno prima, mentre chiacchieravano, Hideto gli aveva chiesto di chiamarlo con il suo nomignolo, dal momento in cui anche alcuni tra i clienti più affezionati, avevano cominciato a chiamarlo così.
Certo, ancora non sapeva da dove gli venisse tanta insicurezza.
Davvero non era da lui.
Decise comunque di non pensarci, almeno per quella sera.
Si alzò dalla sedia, recuperò le chiavi della macchina e il giubbotto, e uscì dallo studio.
Quando entrò in macchina, come suo solito, accese una sigaretta.
Le luci dei lampioni accesi si riflettevano nei finestrini, creando strani giochi di forme luminose in movimento.
La locanda Takarai era sulla strada del ritorno a casa, e passandoci davanti, vide nel buio della notte, una figura che chiudeva le porte e le serrande.
Si fermò, riconoscendo Haido in quella figura.
“Ciao”
Haido sobbalzò, poi si voltò a guardarlo. “Oh, sei tu! Mi hai fatto prendere un colpo!”
“Scusami, non volevo.”
“No, scusa tu. Ero sovrappensiero, non ti ho sentito per niente.”
Sakura sorrise. “Hai appena chiuso?” gli chiese, scendendo dalla macchina.
Spense la sigaretta, e gettò per terra il mozzicone.
“Si.” rispose Haido, mettendosi in tasca le chiavi. “Stasera c'è stata una marea di gente, in realtà di solito chiudiamo prima.”
“Capisco. Devi essere stanco.” disse Sakura, affondando le mani nelle tasche dei pantaloni di pelle.
“Oh si, crollo dal sonno. Ma tu? Che ci fai qui a quest'ora?”
“Ho appena finito di lavorare anche io. La tua locanda è sulla strada di casa.”
“Capisco.”
“Bhè, vuoi che ti dia un passaggio?” gli chiese Sakura.
“Oh, abito qualche isolato più avanti, non importa.”
“Dai, vieni... a quest'ora di notte è pericoloso camminare a piedi, da solo.” disse Sakura.
Haido rise: “Guarda che non sono un bambino, e nemmeno una ragazza!” rispose.
Il fotografo stette in silenzio per un po'; 'Se tu fossi una ragazza, sarebbe tutto più semplice...' pensò tra sé e sé.
“Sei gentile, comunque. Accetto il passaggio.” disse Haido alla fine.
Sakura sorrise, mentre vedeva il ragazzo più piccolo fare il giro della macchina ed entrarvi dentro; salì anche lui, e mise in moto.
La stanchezza di Haido si notava ad occhio nudo: se ne stava appoggiato al sedile con gli occhi socchiusi e lo sguardo vacuo, che vagava oltre il finestrino.
Portava i capelli sciolti, che gli ricadevano pigramente sul viso assonnato.
Sakura pensò che fosse una buona occasione per cominciare ad esprimere il suo desiderio.
“Lasciami qui, siamo arrivati.” disse l'altro all'improvviso, indicando un palazzo di vecchia costruzione.
“Oh” il fotografo accostò.
“Bhè, allora grazie del passaggio. Ti auguro una...”
“Haido, aspetta...” lo interruppe, trattenendo per un braccio l'altro ragazzo, che aveva poggiato una mano sulla maniglia della portiera.
“Cosa c'è?”
“Dimmi, qual è il giorno di chiusura della locanda dei tuoi genitori?” gli chiese.
“Il mercoledì, perché?” Haido parve un po' confuso.
“Dopodomani, dunque. E se non hai impegni per quel giorno, ti piacerebbe venire al tuo studio fotografico? Vorrei poterti mostrare le mie foto...” gli disse.
“Oh, mi piacerebbe davvero tanto. E non ho nessun impegno.” rispose Haido.
“Dunque ci vediamo mercoledì?”
“Si. Ti ringrazio per avermelo chiesto.”
“Figurati.” rispose Sakura.
“Allora a presto. Grazie ancora del passaggio.” Fece per scendere dalla macchina, ma poi parve ripensarci; si girò verso Sakura, gli poggiò una mano sul viso, e gli diede un bacio sulle labbra.
Un bacio pulito, casto, ma era bastato a far correre i brividi lungo la schiena del fotografo.
Si staccò quasi subito, arrossendo. “Scusami.” sussurrò. Sakura lo tirò verso di sé, baciandolo con passione; un bacio molto più profondo e sensuale.
Assaporò con dolcezza il gentile tocco della lingua calda di Haido sulla sua, fino a quando entrambi avvertirono il forte bisogno di respirare.
Haido lo guardò con gli occhi lucidi e le guance arrossate. Sakura sorrise. “Ti aspetto mercoledì sera, allora. Buonanotte.”
“Buonanotte.” annuì Haido, pronunciando il suo saluto in poco più che in un sussurro.
Sakura lo guardò mentre scendeva dalla macchina, ed entrava nel palazzo.
Poi si voltò, e riprese il suo cammino verso casa; Era stato un po' impulsivo, forse avventato a baciarlo... ma in quel momento si era sentito come se avesse fatto la cosa più bella del mondo...
Haido salì le scale come in uno stato di trance; Se non andò a sbattere contro qualcosa, fu davvero un miracolo.
Entrò in casa, lasciando le scarpe nell'ingresso.
I suoi genitori erano andati via dalla locanda, circa una mezz'ora prima di lui, e probabilmente già dormivano.
La casa era completamente al buio, e accese la luce solo quando arrivò in camera sua.
Avrebbe voluto subito andare a letto, stanco com'era, ma si costrinse a pescare dal cassetto in disordine un cambio di biancheria, e un pigiama pulito.
Non voleva dormire sentendosi addosso l'odore del cibo che aveva cucinato tutta la sera; aveva urgente bisogno di un bagno caldo. Lo avrebbe aiutato anche a riflettere.
Mentre aspettava che la vasca fosse piena, cominciò a spogliarsi, e ad abbandonare sul pavimento gli indumenti.
Tirò fuori il pacchetto di sigarette dalla tasca dei jeans, e lo poggiò sul bordo della vasca.
Entrò nell'acqua bollente, che gli arrossì appena la pelle candida, e ne accese una.
Non riusciva a credere di aver preso l'iniziativa di baciare un uomo.
Non sapeva quasi nulla di quel Sakura, a parte che era un fotografo, una persona gentile, e che era bello da morire...
Prese un tiro dalla sua sigaretta, e chiuse gli occhi, rivedendosi la scena in testa.
Non che gli fosse dispiaciuto, anzi... era stata una cosa del tutto naturale.
Più che altro si chiedeva che cosa si fosse aspettato Sakura, da quel momento in poi.
Anche se gli aveva soltanto chiesto di andare a vedere le sue fotografie, non riusciva a fare a meno di chiedersi se non avessi in mente qualcos'altro...
Qualcosa che lo riguardava più da vicino.
~ + ~ + ~ + ~
L'improvviso colpo sulla porta dello studio, fece sobbalzare il fotografo, intento ad esaminare alcune pellicole; si alzò, lasciandole sulla scrivania, ed andò ad aprire.
“Ciao.” disse Haido sulla soglia.
“Ciao.” rispose Sakura, facendosi da parte per farlo entrare.
“Ti ho fatto aspettare molto?” chiese il ragazzo, guardandosi intorno.
Quel giorno indossava un paio di pantaloni neri aderenti, e un maglione dello stesso colore, portato sopra una camicia bianca.
I capelli erano sciolti come al solito, e sembravano più morbidi e brillanti che mai.
Sakura si chiedeva come facesse, con un corpo così piccolo a controllare tanta bellezza.
Tutto, dall'aspetto fisico al portamento, emanava un fascino quasi femmineo.
Tutto tranne i modi di fare, sempre un po' rozzi e impertinenti.
“No, figurati.” rispose Sakura dopo un po'.
Haido camminava per lo studio, ammirando i numerosi scatti che il fotografo aveva incorniciato e appeso in giro sulle pareti.
“Queste sono tutte tue?” chiese, indicandone qualcuna.
“Si.” rispose Sakura sorridendo.
“Sono bellissime.” considerò l'altro, soffermandosi su una foto che ritraeva un paesaggio di mare al tramonto.
“Grazie.”
“Complimenti, davvero.”
Sakura lo osservò per un po', seguendolo mentre passeggiava da una foto all'altra, nell'enorme studio dove passava la maggior parte del suo tempo. “Lasciami indovinare...” disse ad un tratto.
“Mh?” Haido si voltò a guardarlo.
“Ti piacciono le foto di paesaggi, ma ancora di più se con esso sono ritratte delle persone, vero? Ed è proprio il ritratto in sé, che ami guardare...” disse.
“Si...” rispose Haido. “Si, è vero... come lo hai capito?”
“Ci prendo sempre su questo genere di cose.” rispose il fotografo ridendo. “E' come le guardi... è come se ti rapissero, vero?”
“Già...”
“Ascolta, Haido... lasciati fotografare. Vorrei tanto scattarti delle foto.” gli venne naturale dirlo così, senza timore... perché ormai sapeva che anche se avesse rifiutato, non sarebbe mai più riuscito a fare a meno di lui.
“Cosa? I-io? Farmi fotografare?” Haido sbarrò gli occhi in un adorabile espressione di stupore.
“Si.”
“E perché?”
“Perché sei bellissimo, e saresti il soggetto ideale delle mie foto.” disse Sakura.
“Le tue foto sono fantastiche, Sakura, non hanno bisogno di me.” rispose Haido, sorridendo appena.
“Ne ho bisogno io, forse...”
“Eh?”
Prima che Haido potesse aggiungere qualcos'altro, il fotografo gli si avvicinò, gli prese il viso tra le mani, e gli baciò le labbra.
“Ti prego... soltanto qualcuna.”
“Se me lo dici dopo avermi baciato in quel modo, non so se riuscirò a rifiutare.” rise Haido.
“Oh, allora era questo il modo giusto per farti accettare.” disse Sakura, baciandolo di nuovo.
“A saperlo, l'avrei fatto più spesso.”
“Perché, Sakura?... Perché ti conosco da così poco e mi attrai così tanto?” gli chiese Haido, cingendogli il collo con le braccia.
“Non lo so... ma vale anche per me.” rispose. “Dunque hai deciso? Posso fotografarti?”
“Va bene.” rispose l'altro sorridendo.
“Grazie. Coraggio allora, vieni...” Sakura sorrise, e lo tirò per un braccio.
“Eh? Ora?”
“Ma certo!” Il fotografò lo condusse nella stanza accanto, che conteneva diverse attrezzature, e gli accessori per le scenografia.
“Vado bene vestito così?” chiese Haido a Sakura.
“Sei perfetto.” rispose, mentre si affaccendava in giro a cercare l'occorrente adatto.
Quando tutto fu pronto, guidò Haido verso il centro di una parete, e cominciò ad indicargli delle pose, mentre metteva a posto le luci e puntava il riflettore.
Cominciò a scattare, e flash dopo flash, vedeva quella grande bellezza prendere forma, e rendersi sempre meno impacciata all'obbiettivo.
“Mi vergogno un po'” aveva detto dopo un paio di foto.
“Stai tranquillo, ci sono solo io...” con queste parole pronunciate dal fotografo, era riuscito a rilassarsi, arrivando pian piano a padroneggiare naturalezza e compostezza.
Occasionalmente gli suggeriva di muovere un po' la testa, o di cambiare espressione, ma per il resto, Haido faceva da sé.
“Bravo, vai benissimo...” disse Sakura, mentre l'altro poggiava una mano sotto il mento, e ammiccava all'obbiettivo.
Sakura non avrebbe mai voluto smettere di scattargli fotografie, ma dopo un'oretta si costrinse a fermarsi. “Ok, penso che possa bastare.” disse.
“Oh, finalmente. Cominciavo a stancarmi.” rispose Haido, sorridente.
“E' stato così terribile?” disse l'altro, mentre posava la macchina fotografica.
“No, è che non ci sono abituato.”
“E' normale, allora... le svilupperò al più presto, e te ne farò avere delle copie.”
“Grazie.”
“Grazie a te, davvero.” disse il fotografo. Ci fu qualche minuto di silenzio, poi Haido parlò.
“Sakura...”
“Si?”
“Io... non lo so perché, ma mi piaci.” disse, tenendo lo sguardo basso. “Mi piaci dannatamente troppo.”
“Anche tu, mi piaci.” rispose Sakura. Si avvicinò al ragazzo più piccolo, e gli accarezzò il viso, lasciando che la mano scendesse a toccargli anche il collo magro.
Lo guardò intensamente negli occhi, e di nuovo, desiderò ardentemente le sue labbra.
Gli accarezzò i capelli lisci, mentre la sua lingua sfiorava e giocava con quella dell'altro, mentre le braccia si spostavano dalle sue spalle alla sua schiena.
Sakura sapeva di volere di più... voleva quel corpo a ogni costo.
“Ti va di venire da me?” gli chiese, smettendo di baciarlo. Haido annuì.
“Andiamo.” lo prese per mano, e lo condusse fuori dallo studio, fino alla sua macchina.
Una volta arrivati a casa, lasciarono le scarpe nell'ingresso, e ripresero a baciarsi appena chiusa la porta.
Sakura lo spinse contro di essa, gli strinse i fianchi, e cominciò a baciargli il collo, e il lobo dell'orecchio, succhiando qua e là.
Lo sentì gemere appena, quando spostò il colletto della camicia per raggiungere la clavicola.
“Sakura...” disse, con il respiro che diventava irregolare ad ogni parola.
“Si?”
“Prendimi...” la sua voce era piena di desiderio e di attesa.
Il fotografo lo trascinò fino in camera da letto, continuando a baciarlo.
Lo poggiò sul suo letto, iniziando febbrilmente a spogliarlo.
Lasciò cadere il maglione leggero e la camicia di Haido, gli sbottonò i pantaloni, e ammirò il suo corpo seminudo.
La sua pelle era così bianca e morbida, che non avrebbe avuto nulla da invidiare a quella di una ragazza.
“Cosa c'è, Sakura?”
“Nulla... sei stupendo, tutto qua.” Haido sorrise, baciandolo di nuovo; tolse la maglietta al fotografo, gli sbottonò i pantaloni di pelle neri, e ci infilò dentro una mano, accarezzando gentilmente la sua eccitazione.
Sakura se li sfilò insieme ai boxer, per facilitargli il compito, e lo stesso fece con quelli dell'altro ragazzo.
Si abbassò sul corpo sotto di lui, circondandone con le labbra i capezzoli.
Leccò e succhiò prima uno, e poi l'altro, ascoltando i deliziosi gemiti che provenivano dalla bocca di Haido.
Sakura scese più in basso, fino all'ombelico, dove giaceva un piccolo e brillante piercing. “Carino.” commentò, mentre ci giocava con la lingua e con i denti.
Il ragazzo più piccolo rise appena, posando le mani tra i lunghi capelli neri di Sakura. Quest'ultimo scese ancora più in basso, arrivando alla sua erezione.
“Haido...” disse, mentre ci lasciava sopra qualche bacio.
“Ah... si?”
“Nel cassetto alla tua sinistra...”
Haido allungò il braccio verso il cassetto che gli era stato indicato, e lo aprì.
Capì subito ciò che avrebbe dovuto prendere; passò lo scatolino al suo amante, che lo aprì e fece scivolare un tubetto di crema da esso.
Ne prese un po', e cominciò ad applicarlo alla stretta entrata del corpo di Haido, penetrandolo con un dito, mentre cominciava a baciare e succhiare la sua erezione.
Haido gemette più forte, un po' per il piacere, un po' per il fastidio che avvertì dentro di sé, quando Sakura introdusse un altro dito.
Lentamente, le mosse avanti e indietro, mentre succhiava intensamente il suo sesso.
“Sei pronto?” gli chiese dopo un po'.
L'altro annuì, con gli occhi chiusi, mordendosi il labbro inferiore.
Sakura entrò lentamente dentro di lui, spingendo piano.
Le guance di Haido diventavano sempre più rosse per la pressione che sentiva dentro, e stringeva gli occhi, dolorante. “Ittai...”
Il fotografo stette fermo per qualche istante, facendolo abituare all'intrusione. “Ora passa vedrai... ora sentirai più piacere.” gli disse, baciandogli le labbra.
“S-si... v-vai...”
Cominciò a muoversi, a spingere nel piccolo corpo con un ritmo prima lento e regolare, poi aumentava di spinta in spinta, incrementando forza e velocità.
Haido avvolse le gambe intorno alla vita di Sakura, facendolo entrare più in profondità; e quando lo sentì colpire quel piccolo punto dentro di sé, quasi si sciolse dal piacere.
“Ah... Haido...” Sakura sentiva di poter impazzire da un momento all'altro... sentendosi vicino all'orgasmo, portò una mano tra i loro corpi, e massaggiò velocemente il sesso di Haido, a tempo con le sue spinte, fino a quando, entrambi, toccarono il picco più alto del piacere.
Sakura si lasciò cadere, ansante, sul corpo dell'altro, che gli cinse il collo con le braccia.
Stettero in silenzio a lungo... aggiungere altre parole a quel momento così magico e speciale, sarebbe stato del tutto inutile...
Lo guardò dormire a lungo, accarezzandogli il viso e i capelli.
Con la testa poggiata sul palmo della mano, e lo sguardo fisso sul suo corpo. Sorrideva, Sakura, mentre carezzava la schiena nuda del ragazzo accanto a sé.
Era così bello da lasciare senza fiato...
Così perfetto, da mettere in crisi chiunque... anche gli angeli, sarebbero risultate creature imperfette, se paragonate a lui.
E soprattutto... più di ogni altra cosa, era soltanto suo.
Oltre una pellicola, al di là di un semplice scatto.
~Soltanto suo~
~End~
Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, grazie! ^__^
DUE PAROLE MIE: Purtroppo, anche se non era mia intenzione, quasi tutti i personaggi, tranne Ken che so descrivere e gestire meglio di qualunque altro, sono venuti fuori molto OOC è___è mi spiace...
categoria:larc~en~ciel, sakura x hyde














