domenica, 03 febbraio 2008
Moods: Dolorante e febbricitante =ç=
Listening to: L'Arc~en~Ciel ~ Alone en la vida

Era da un po' che non postavo da queste parti... *__* E avendo scritto un po' di fanfic devo recuperare *O*
Stasera posto una Sakuhai scritta per la persona che mi sopporta con tutte le mie manie Haitsu (o per meglio dire che mi sopporta e basta XD), che mi vuole bene e che si prende cura di me *^*.  Parlo naturalmente della mia neko-chan, Aya *______* ... Mammi tu sai che io non sono brava a scrivere Sakuhai, ma ce l'ho messa tutta! >.< Il tuo parere conta sempre più di ogni altro! Ti voglio bene tantissimo!!!! Ti adoro da morire! ç__ç +si commuove da sola+ Ok XD Buona lettura XD

Sakuhai-banner-3










RELEASE -scatto-
Fandom: L'Arc~en~Ciel
Pairing: Sakuhai (SakuraxHyde)
Genere: AU [Alternative Universe]
Rating: NC-17
Status: Completa


OK, direi che per oggi basta così.” era ormai ora di pranzo, quando queste parole furono pronunciate.
Ottimo lavoro.” il famoso fotografo Yasunori Sakurazawa, strinse la mano al bel modello sul quale stava lavorando per una rivista.
Fece un cenno ai suoi assistenti, che subito lo aiutarono a mettere via le sofisticate apparecchiature, e a smontare la scenografia.
Era stata una giornata di lavoro particolarmente appagante, per il giovane fotografo di successo, una di quelle che davvero lasciano soddisfatti.
Il modello che aveva posato per le sue foto aveva un viso bellissimo, e un corpo delicato, e si adattava bene al tipo di foto che gli piaceva fare.
Le espressioni naturali del volto, i movimenti eleganti, e un bello scenario sullo sfondo...
La delicatezza di un istante durata il tempo di uno scatto...
La bellezza immortalata in un qualcosa di eterno, che invecchia ma non muore, il cui valore cresce giorno dopo giorno... quello era il mondo in cui Yasunori avanzava e arrancava ogni giorno della sua vita.
Amava la fotografia in modo viscerale, e sembrava quasi vivesse semplicemente per essa.
Riusciva a vedere il mondo a tuttotondo, solo attraverso l'obbiettivo della sua macchina fotografica.
Si guardò intorno, ancora con la sua Nikon tra le mani.
Diede uno sguardo al cielo limpido e azzurro, pieno di nuvole che sembravano sorridere attraverso le foglie sui rami degli alberi.
Avevano appena concluso un set fotografico all'aria aperta, in un enorme giardino, sul cui terreno si estendevano migliaia di fiori e piante di ogni genere, e molte specie di alberi, facevano da contorno, rendendo il tutto più magico.

Sakurazawa-san, qui abbiamo finito, è tutto a posto.” d'un tratto, la voce di una delle sue assistenti lo riscosse, riportandolo alla realtà.
Oh, si, cominciate pure ad andare, e portate le attrezzature in studio, io rimango qui ancora per un po' a fotografare qualcosa.” rispose, con un sorriso pieno di dolcezza. “Dopodiché andate pure a casa, non abbiamo altro lavoro per oggi...”
D'accordo. A domani allora.”
Si, a domani...”
Rimase per un po' a girovagare in cerca di soggetti da fotografare.
Poi vide due farfalle posate su un fiore, poco distante da lui.
Si avvicinò con calma, a passo lento.
Le farfalle , coperte da colori brillanti, erano così vicine che sembrava quasi si stessero baciando.
La tenerezza di quell'immagine esprimeva amore, e il bel rosso del fiore sul quale si erano posate, facevano da contrasto perfetto.
Sakura si accovacciò sull'erba, e attivò lo zoom della fotocamera, per una visuale più ravvicinata.
Mise a fuoco, e scattò.
Sorrise, e si rialzò in piedi, continuando a scattare foto in giro.
Agli alberi, al cielo, a due bambini che giocavano a rincorrersi...
Non avrebbe mai voluto smettere, ma una rapida occhiata all'orologio, e un grugnito del suo stomaco, gli fece tornare in mente che erano quasi le due del pomeriggio, e non aveva ancora messo nulla sotto i denti.
Fu così che ripose la sua macchina fotografica nella borsa che portava a tracolla, e uscì dal giardino, dirigendosi verso la propria macchina.
Salì, posò la borsa sul sedile di fianco a sé, mise in moto e partì.
Non aveva voglia di tornare a casa a mangiare.
Divideva un appartamento insieme ai sue due migliori amici, e ogni mattina, prima di andare a lavoro, Tetsu preparava il pranzo per lui, e glielo lasciava nel forno a microonde.
Lui e Ken lavoravano sempre fino a tardo pomeriggio, e spesso anche di sera.
Sakura era l'unico a tornare sempre per pranzo, ed apprezzava tantissimo l'abitudine dell'amico di preparargli da mangiare.
La sua cucina era ottima, ma quel giorno decise che non sarebbe tornato a casa.
Voleva andare in quella nuova tavola calda aperta da poco, non lontano dal suo studio fotografico.
Accese una sigaretta, e aprì il finestrino, mettendo fuori un braccio.
Amava fumare in macchina così... lo aiutava a rilassarsi.
Anche se Tetsu gli consigliava ripetutamente di smettere, quello del fumo era un vizio che non riusciva ad abbandonare.
Era come un talismano contro i pensieri spiacevoli.
Un modo come un altro per sfogare lo stress.
Arrivato davanti alla tavola calda, scese dalla macchina, buttò per terra il mozzicone della sigaretta, e lo schiacciò con un piede, soffiando il fumo nell'aria.
Guardò l'esterno del locale.
Una tipica locanda in stile tradizionale giapponese.
Lesse l'insegna sulla quale c'era scritta una sola parola, e pensò si trattasse del cognome dei proprietari.
Un istante dopo entrò, e si sedette al bancone vicino all'entrata.
A quell'ora c'erano poche persone.
Un paio di camerieri si aggiravano per la sala portando brocche d'acqua, o calde ciotole di zuppa di miso, o prendendo semplicemente le ordinazioni dai nuovi arrivati.
Un signore anziano, intento a pulire la piastra sulla quale cuocevano la carne, si accorse di lui, sorrise, e si inchinò come per augurargli il benvenuto.
Poi si voltò a chiamare qualcuno.

Hideto, c'è un nuovo ospite! Vieni a chiedere cosa desidera!”
Arrivo, papà...” rispose una profonda voce maschile, da un punto imprecisato del locale.
Poi arrivò dietro il bancone, colui al quale doveva appartenere quella voce.
Papà, sono quasi finite le scorte di birra qui, bisogna prenderne delle altre.”
Sakura guardò il ragazzo.
Era rosso in viso e sudato... un po' per la fatica, un po' per la calda giornata di primavera.
Era vestito in modo semplicissimo: un paio di jeans portati sotto una camicia bianca, con le maniche arrotolate fino ai gomiti, e un grembiule nero portato sopra...
Eppure, a Sakura sembrò di non aver mai visto una persona più bella.
Aveva dei lineamenti del viso, a dir poco divini... dei meravigliosi occhi grandi e castani e i capelli lunghi quasi fino alle spalle.
Il suo corpo era piccolo... bassino, e sembrava molto magro, ma davvero ben proporzionato.
Intercettò il suo sguardo per un breve istante, poi riportò la sua attenzione verso il padre.

Ho capito, figliolo.” rispose quest'ultimo. Poi chiamò uno dei camerieri nella sala. “Awaji, vieni con me in magazzino a prendere le birre!”
Si, signore” rispose un ragazzo con i capelli lunghi stretti in una coda di cavallo e il volto gentile.
Pensaci tu, al signore qui...”
Si, papà...” il ragazzo lo guardò e gli sorrise.
Benvenuto alla locanda Takarai, signore. Cosa desidera mangiare?” c'era qualcosa, in quella voce, che lo lasciava senza fiato.
Ehm... dunque... riso al curry, e una ciotola di zuppa di miso.” rispose.
Il ragazzo scrisse l'ordinazione su un piccolo block notes che portava nella tasca del grembiule, poi chiese: “E da bere preferisce birra, vino o sake?”
Della birra andrà più che bene, grazie...”
Sarà subito da lei.” rispose, e si allontanò verso la cucina.
Nel frattempo, Sakura prese il cellulare dalla tasca dei suoi pantaloni neri, e lo riaccese.
Lo aveva spento prima di cominciare a lavorare, per non essere interrotto.
Controllò se c'erano messaggi in segreteria, ma a parte uno di sua madre in cui lo rimproverava come al solito di non andare mai a trovarla, non l'aveva cercato nessuno di particolarmente importante.
Prese mentalmente nota che avrebbe dovuto rispondere alla telefonata di sua madre, e aspettò pazientemente le pietanze che aveva ordinato, che arrivarono circa un quarto d'ora dopo.

Ecco a lei” disse il ragazzo, porgendogli un piatto di riso, e una ciotola di zuppa fumante. “La birra sta per arrivare. Itadakimasu”
Hai. Itadakimasu.” rispose Sakura. Cominciò a mangiare.
Il ragazzo lo osservava, come se si aspettasse una qualche opinione.
Mh... ottimo” disse, ingoiando un altro boccone di riso. Era davvero squisito...
Grazie”
Complimenti al cuoco” disse Sakura.
Ehm... sono io, grazie.” rispose il ragazzo, sorridendo.
Oh... ma davvero? Bravo...”
La ringrazio, signore...”
Ti prego, smettila di chiamarmi 'signore' e dammi del tu.” gli disse Sakura ridendo.
Il ragazzo sorrise.
Abbassò la testa per un attimo, per poi portare il suo sguardo dritto negli occhi dell'altro.

Sono abituato ad essere formale ed educato con tutti i nostri clienti”
Oh, ma lascia pure perdere, mi fa alquanto impressione...”
E come dovrei chiamarti?” gli chiese il ragazzo.
Mi chiamo Yasunori. Yasunori Sakurazawa, ma gli amici mi chiamano soltanto Sakura.” disse, tendendogli una mano.
Hideto...” rispose l'altro, e la strinse.
Piacere di conoscerti...” disse Sakura.
Piacere mio” rispose Hideto, lasciando andare la mano del fotografo.
D'un tratto, il cameriere che era sceso in magazzino col padre di Hideto, tornò con una bottiglia di birra.
Si avvicinò al bancone, e la stappò, posandola davanti a Sakura. “Ecco la birra” Poi, rivolgendosi all'altro ragazzo: “Tuo padre è isterico, Haido. Ho fatto cadere per sbaglio una bottiglia di vino e si è messo a urlare come un matto.”

Lascialo perdere. Sai com'è fatto, tra un minuto si sarà già calmato.” rispose Hideto.
E' insopportabile, a volte”
Lo so, Yukkie, porta pazienza. Vedrai che tra un po' gli passa.”
Lo spero davvero.” rispose il cameriere, allontanandosi di nuovo.
Sakura ingoiò una cucchiaiata di zuppa di miso.
Bevve un sorso di birra e alzò gli occhi su Hideto.

Come mai ti ha chiamato 'Haido', il ragazzo?” gli chiese, incuriosito dal nomignolo che aveva usato il ragazzo dal viso gentile.
Ah, ai miei amici piace chiamarmi così” rispose ridendo, mentre passava uno straccio sul bancone. “Non so perché, suppongo sia un modo affettuoso con cui identificarmi. Mi chiamano da anni così, mi ci sono abituato.” spiegò.
Sakura osservò il suo viso mentre parlava.
Aveva delle labbra fantastiche... carnose, e sembravano essere morbidissime...

Capisco. E' carino...”
E' semplice.” disse Hideto, scrollando le spalle. “Così non lo dimentico.”
Sakura rise. “E come fai a dimenticare il modo in cui ti chiamano?”
Oh, con la memoria che ho dimenticherei anche il mio vero nome, se non mi sentissi continuamente ripetere da mio padre: 'Hideto, vieni qui', 'Hideto fai questo', o 'Hideto, prendi quell'altro...”
Sakura scoppiò a ridere.
Sei un tipo interessante, lo sai?”
Non sono in molti a pensarlo” rispose Hideto, scettico.
Sono del tutto sincero.”
Bhè, ti ringrazio.”
Non c'è di che. Direi che è ora di andare.” disse Sakura, guardando l'orologio.
Si alzò e pagò il conto.
Alla prossima” mormorò prima di uscire dalla locanda.
Ne era sicuro... sarebbe tornato in quel posto molte altre volte ancora, da quel giorno...

~ + ~ + ~ + ~

Il giorno dopo il suo incontro con lo strano ragazzo della locanda, era cominciato normalmente, nella vita di Sakura.
La solita sveglia alla solita ora.
La solita colazione in compagnia dei due amici e coinquilini.
I soliti vestiti quasi sempre neri, o comunque scuri, indossati dopo la doccia.
La solita corsa in macchina fino allo studio fotografico.
L'unica cosa forse, che non era solito provare, era come una sorta d'ansia.
Non c'era nulla, in realtà che lo preoccupasse.
Era più che altro una sensazione che provava dalle parti dello stomaco.
Come se avvertisse la mancanza di qualcosa di estremamente, importante...
Non sapeva spiegare da cosa dipendesse, né tanto meno perché, ogni cosa che faceva, diceva o pensava, gli faceva tornare alla mente l'immagine di Hideto.
O Haido, come l'aveva chiamato il suo amico...
Si sentiva come prigioniero di un incantesimo, dal momento stesso in cui aveva sentito le vibrazioni della sua voce... prima ancora di vedere il suo viso... il suo corpo.
Quel ragazzo era l'espressione della bellezza nella sua forma più delicata e misteriosa.
A questo pensava Sakura, mentre lasciava asciugare le foto appena sviluppate.
Se solo avesse potuto scattargli anche solo una fotografia...

Come, scusa?” gli chiese uno dei suoi due migliori amici, quando gli parlò del suo desiderio di scattare ad Haido delle fotografie. “Ma se non lo conosci nemmeno!”
Oh, grazie del sostegno, non è forse troppo?” rispose ironico.
Dai, ora è inutile che ti metti a fare l'offeso.” considerò Ken, tirando una boccata dalla sua sigaretta.
Sapevo che avrei dovuto parlarne con Tet-chan. Sono sicuro che lui avrebbe capito.”
Oh, e perché non hai chiamato lui?” gli chiese l'altro.
E' al lavoro.”
Anche io ero al lavoro.”
No, non è vero. Sei in pausa. Ma non mi sei di nessun aiuto!” disse.
Poggiò il viso sui palmi delle mani, e guardò fuori dalla finestra del bar, dove stava bevendo un caffè con l'amico.
Era così pazzesco, il suo voler fotografare quel ragazzo a tutti i costi?
Eppure era una cosa che faceva tutti i giorni, fotografare sconosciuti...
Non vedeva cosa ci poteva essere di sbagliato.

Senti, Yacchan... mettiamola così.” cominciò Ken, spegnendo il mozzicone di sigaretta.
Mh?” si voltò a guardarlo.
Tu vuoi fotografarlo perché sarebbe un bel soggetto per le tue foto, o perché speri di ottenere qualcos'altro?
In che senso, scusa?”
Da quanto mi è parso di capire, quel ragazzo ti piace.” chiarì l'amico.
Stai insinuando...” disse Sakura, una chiara nota d'indignazione nella voce profonda “...che io abbia un secondo fine?”
Puoi chiamarlo secondo fine, se vuoi...”
Voleva davvero molto bene al suo migliore amico, ma il motivo per cui per cose del genere preferiva parlare con Tetsu, era che Ken ti metteva alle strette.
Ti sbatteva davanti la verità senza troppi complimenti.
Senza mezzi termini, senza vergogna, sicuro che non se ne sarebbe mai pentito.
Al contrario di Tetsu, che era più comprensivo, e lo aiutava a ragionare meglio...

Sei completamente fuori strada, Ken-chan, fidati di me. Sono un fotografo, non c'è niente di male nel voler fotografare una persona.”
Non mi risulta che tu abbia mai voluto fotografare me, o Tet-chan...” disse Ken, con un'alzata di spalle.
E questo cosa centra, adesso?” chiese Sakura, confuso.
Quello che intendo dire... è che non ti viene voglia di fotografarlo perché è una persona qualunque. Ti ha colpito, Sakura, e si vede! Quindi cerca di essere onesto almeno con te stesso, se proprio non vuoi esserlo con me.”
Il fotografo rimase in silenzio, non sapendo cosa dire.
Le parole dell'amico lo confondevano sempre di più...

Bhè, mi spiace Yacchan, ma ora devo andare. Non posso prolungare oltre la mia pausa.” disse Ken, alzandosi.
Va bene, grazie.” rispose Sakura.
Rifletti su quello che ti ho detto.” aggiunse, e se ne andò.
Sakura rimase ancora un po' seduto lì, incapace di trovare chiarezza.
Poi si alzò, pagò il conto, ed uscì dal piccolo bar, diretto verso casa.
Se voleva rivedere Hideto, quello non era di certo il posto giusto...

~ + ~ + ~ + ~

Era ormai notte fonda, quando Sakura distolse lo sguardo dalle foto, e si decise a guardare l'orologio: le due e mezza.
Si tolse gli occhiali da vista, che indossava solo quando i suoi occhi erano particolarmente stanchi, e si strofinò con forza le tempie, sbadigliando.
Si appoggiò allo schienale della sua sedia girevole, e si posò le mani intrecciate sullo stomaco.
E il pensiero, tornò di nuovo ad Haido...
Erano passate ormai più di due settimane da quando ci aveva scambiato la prima frase.
Andava molto spesso alla tavola calda dove lavorava per i suoi genitori, ma non aveva ancora trovato l'occasione adatta, né il coraggio per chiedergli di poterlo fotografare.
Accadeva ormai sempre più spesso che Sakura andasse lì all'ora di pranzo, momento in cui c'erano meno persone rispetto alla sera, e riusciva quasi sempre a parlare molto con lui.
Il giorno prima, mentre chiacchieravano, Hideto gli aveva chiesto di chiamarlo con il suo nomignolo, dal momento in cui anche alcuni tra i clienti più affezionati, avevano cominciato a chiamarlo così.
Certo, ancora non sapeva da dove gli venisse tanta insicurezza.
Davvero non era da lui.
Decise comunque di non pensarci, almeno per quella sera.
Si alzò dalla sedia, recuperò le chiavi della macchina e il giubbotto, e uscì dallo studio.
Quando entrò in macchina, come suo solito, accese una sigaretta.
Le luci dei lampioni accesi si riflettevano nei finestrini, creando strani giochi di forme luminose in movimento.
La locanda Takarai era sulla strada del ritorno a casa, e passandoci davanti, vide nel buio della notte, una figura che chiudeva le porte e le serrande.
Si fermò, riconoscendo Haido in quella figura.

Ciao”
Haido sobbalzò, poi si voltò a guardarlo. “Oh, sei tu! Mi hai fatto prendere un colpo!”
Scusami, non volevo.”
No, scusa tu. Ero sovrappensiero, non ti ho sentito per niente.”
Sakura sorrise. “Hai appena chiuso?” gli chiese, scendendo dalla macchina.
Spense la sigaretta, e gettò per terra il mozzicone.

Si.” rispose Haido, mettendosi in tasca le chiavi. “Stasera c'è stata una marea di gente, in realtà di solito chiudiamo prima.”
Capisco. Devi essere stanco.” disse Sakura, affondando le mani nelle tasche dei pantaloni di pelle.
Oh si, crollo dal sonno. Ma tu? Che ci fai qui a quest'ora?”
Ho appena finito di lavorare anche io. La tua locanda è sulla strada di casa.”
Capisco.”
Bhè, vuoi che ti dia un passaggio?” gli chiese Sakura.
Oh, abito qualche isolato più avanti, non importa.”
Dai, vieni... a quest'ora di notte è pericoloso camminare a piedi, da solo.” disse Sakura.
Haido rise: “Guarda che non sono un bambino, e nemmeno una ragazza!” rispose.
Il fotografo stette in silenzio per un po'; 'Se tu fossi una ragazza, sarebbe tutto più semplice...' pensò tra sé e sé.

Sei gentile, comunque. Accetto il passaggio.” disse Haido alla fine.
Sakura sorrise, mentre vedeva il ragazzo più piccolo fare il giro della macchina ed entrarvi dentro; salì anche lui, e mise in moto.
La stanchezza di Haido si notava ad occhio nudo: se ne stava appoggiato al sedile con gli occhi socchiusi e lo sguardo vacuo, che vagava oltre il finestrino.
Portava i capelli sciolti, che gli ricadevano pigramente sul viso assonnato.
Sakura pensò che fosse una buona occasione per cominciare ad esprimere il suo desiderio.

Lasciami qui, siamo arrivati.” disse l'altro all'improvviso, indicando un palazzo di vecchia costruzione.
Oh” il fotografo accostò.
Bhè, allora grazie del passaggio. Ti auguro una...”
Haido, aspetta...” lo interruppe, trattenendo per un braccio l'altro ragazzo, che aveva poggiato una mano sulla maniglia della portiera.
Cosa c'è?”
Dimmi, qual è il giorno di chiusura della locanda dei tuoi genitori?” gli chiese.
Il mercoledì, perché?” Haido parve un po' confuso.
Dopodomani, dunque. E se non hai impegni per quel giorno, ti piacerebbe venire al tuo studio fotografico? Vorrei poterti mostrare le mie foto...” gli disse.
Oh, mi piacerebbe davvero tanto. E non ho nessun impegno.” rispose Haido.
Dunque ci vediamo mercoledì?”
Si. Ti ringrazio per avermelo chiesto.”
Figurati.” rispose Sakura.
Allora a presto. Grazie ancora del passaggio.” Fece per scendere dalla macchina, ma poi parve ripensarci; si girò verso Sakura, gli poggiò una mano sul viso, e gli diede un bacio sulle labbra.
Un bacio pulito, casto, ma era bastato a far correre i brividi lungo la schiena del fotografo.
Si staccò quasi subito, arrossendo. “Scusami.” sussurrò. Sakura lo tirò verso di sé, baciandolo con passione; un bacio molto più profondo e sensuale.
Assaporò con dolcezza il gentile tocco della lingua calda di Haido sulla sua, fino a quando entrambi avvertirono il forte bisogno di respirare.
Haido lo guardò con gli occhi lucidi e le guance arrossate. Sakura sorrise. “Ti aspetto mercoledì sera, allora. Buonanotte.”

Buonanotte.” annuì Haido, pronunciando il suo saluto in poco più che in un sussurro.
Sakura lo guardò mentre scendeva dalla macchina, ed entrava nel palazzo.
Poi si voltò, e riprese il suo cammino verso casa; Era stato un po' impulsivo, forse avventato a baciarlo... ma in quel momento si era sentito come se avesse fatto la cosa più bella del mondo...

Haido salì le scale come in uno stato di trance; Se non andò a sbattere contro qualcosa, fu davvero un miracolo.
Entrò in casa, lasciando le scarpe nell'ingresso.
I suoi genitori erano andati via dalla locanda, circa una mezz'ora prima di lui, e probabilmente già dormivano.
La casa era completamente al buio, e accese la luce solo quando arrivò in camera sua.
Avrebbe voluto subito andare a letto, stanco com'era, ma si costrinse a pescare dal cassetto in disordine un cambio di biancheria, e un pigiama pulito.
Non voleva dormire sentendosi addosso l'odore del cibo che aveva cucinato tutta la sera; aveva urgente bisogno di un bagno caldo. Lo avrebbe aiutato anche a riflettere.
Mentre aspettava che la vasca fosse piena, cominciò a spogliarsi, e ad abbandonare sul pavimento gli indumenti.
Tirò fuori il pacchetto di sigarette dalla tasca dei jeans, e lo poggiò sul bordo della vasca.
Entrò nell'acqua bollente, che gli arrossì appena la pelle candida, e ne accese una.
Non riusciva a credere di aver preso l'iniziativa di baciare un uomo.
Non sapeva quasi nulla di quel Sakura, a parte che era un fotografo, una persona gentile, e che era bello da morire...
Prese un tiro dalla sua sigaretta, e chiuse gli occhi, rivedendosi la scena in testa.
Non che gli fosse dispiaciuto, anzi... era stata una cosa del tutto naturale.
Più che altro si chiedeva che cosa si fosse aspettato Sakura, da quel momento in poi.
Anche se gli aveva soltanto chiesto di andare a vedere le sue fotografie, non riusciva a fare a meno di chiedersi se non avessi in mente qualcos'altro...
Qualcosa che lo riguardava più da vicino.

~ + ~ + ~ + ~

L'improvviso colpo sulla porta dello studio, fece sobbalzare il fotografo, intento ad esaminare alcune pellicole; si alzò, lasciandole sulla scrivania, ed andò ad aprire.
Ciao.” disse Haido sulla soglia.
Ciao.” rispose Sakura, facendosi da parte per farlo entrare.
Ti ho fatto aspettare molto?” chiese il ragazzo, guardandosi intorno.
Quel giorno indossava un paio di pantaloni neri aderenti, e un maglione dello stesso colore, portato sopra una camicia bianca.
I capelli erano sciolti come al solito, e sembravano più morbidi e brillanti che mai.
Sakura si chiedeva come facesse, con un corpo così piccolo a controllare tanta bellezza.
Tutto, dall'aspetto fisico al portamento, emanava un fascino quasi femmineo.
Tutto tranne i modi di fare, sempre un po' rozzi e impertinenti.

No, figurati.” rispose Sakura dopo un po'.
Haido camminava per lo studio, ammirando i numerosi scatti che il fotografo aveva incorniciato e appeso in giro sulle pareti.
Queste sono tutte tue?” chiese, indicandone qualcuna.
Si.” rispose Sakura sorridendo.
Sono bellissime.” considerò l'altro, soffermandosi su una foto che ritraeva un paesaggio di mare al tramonto.
Grazie.”
Complimenti, davvero.”
Sakura lo osservò per un po', seguendolo mentre passeggiava da una foto all'altra, nell'enorme studio dove passava la maggior parte del suo tempo. “Lasciami indovinare...” disse ad un tratto.
Mh?” Haido si voltò a guardarlo.
Ti piacciono le foto di paesaggi, ma ancora di più se con esso sono ritratte delle persone, vero? Ed è proprio il ritratto in sé, che ami guardare...” disse.
Si...” rispose Haido. “Si, è vero... come lo hai capito?”
Ci prendo sempre su questo genere di cose.” rispose il fotografo ridendo. “E' come le guardi... è come se ti rapissero, vero?”
Già...”
Ascolta, Haido... lasciati fotografare. Vorrei tanto scattarti delle foto.” gli venne naturale dirlo così, senza timore... perché ormai sapeva che anche se avesse rifiutato, non sarebbe mai più riuscito a fare a meno di lui.
Cosa? I-io? Farmi fotografare?” Haido sbarrò gli occhi in un adorabile espressione di stupore.
Si.”
E perché?”
Perché sei bellissimo, e saresti il soggetto ideale delle mie foto.” disse Sakura.
Le tue foto sono fantastiche, Sakura, non hanno bisogno di me.” rispose Haido, sorridendo appena.
Ne ho bisogno io, forse...”
Eh?”
Prima che Haido potesse aggiungere qualcos'altro, il fotografo gli si avvicinò, gli prese il viso tra le mani, e gli baciò le labbra.
Ti prego... soltanto qualcuna.”
Se me lo dici dopo avermi baciato in quel modo, non so se riuscirò a rifiutare.” rise Haido.
Oh, allora era questo il modo giusto per farti accettare.” disse Sakura, baciandolo di nuovo.
A saperlo, l'avrei fatto più spesso.”
Perché, Sakura?... Perché ti conosco da così poco e mi attrai così tanto?” gli chiese Haido, cingendogli il collo con le braccia.
Non lo so... ma vale anche per me.” rispose. “Dunque hai deciso? Posso fotografarti?”
Va bene.” rispose l'altro sorridendo.
Grazie. Coraggio allora, vieni...” Sakura sorrise, e lo tirò per un braccio.
Eh? Ora?”
Ma certo!” Il fotografò lo condusse nella stanza accanto, che conteneva diverse attrezzature, e gli accessori per le scenografia.
Vado bene vestito così?” chiese Haido a Sakura.
Sei perfetto.” rispose, mentre si affaccendava in giro a cercare l'occorrente adatto.
Quando tutto fu pronto, guidò Haido verso il centro di una parete, e cominciò ad indicargli delle pose, mentre metteva a posto le luci e puntava il riflettore.
Cominciò a scattare, e flash dopo flash, vedeva quella grande bellezza prendere forma, e rendersi sempre meno impacciata all'obbiettivo.

Mi vergogno un po'” aveva detto dopo un paio di foto.
Stai tranquillo, ci sono solo io...” con queste parole pronunciate dal fotografo, era riuscito a rilassarsi, arrivando pian piano a padroneggiare naturalezza e compostezza.
Occasionalmente gli suggeriva di muovere un po' la testa, o di cambiare espressione, ma per il resto, Haido faceva da sé.
Bravo, vai benissimo...” disse Sakura, mentre l'altro poggiava una mano sotto il mento, e ammiccava all'obbiettivo.
Sakura non avrebbe mai voluto smettere di scattargli fotografie, ma dopo un'oretta si costrinse a fermarsi. “Ok, penso che possa bastare.” disse.
Oh, finalmente. Cominciavo a stancarmi.” rispose Haido, sorridente.
E' stato così terribile?” disse l'altro, mentre posava la macchina fotografica.
No, è che non ci sono abituato.”
E' normale, allora... le svilupperò al più presto, e te ne farò avere delle copie.”
Grazie.”
“Grazie a te, davvero.” disse il fotografo. Ci fu qualche minuto di silenzio, poi Haido parlò.

Sakura...”
Si?”
Io... non lo so perché, ma mi piaci.” disse, tenendo lo sguardo basso. “Mi piaci dannatamente troppo.”
Anche tu, mi piaci.” rispose Sakura. Si avvicinò al ragazzo più piccolo, e gli accarezzò il viso, lasciando che la mano scendesse a toccargli anche il collo magro.
Lo guardò intensamente negli occhi, e di nuovo, desiderò ardentemente le sue labbra.
Gli accarezzò i capelli lisci, mentre la sua lingua sfiorava e giocava con quella dell'altro, mentre le braccia si spostavano dalle sue spalle alla sua schiena.
Sakura sapeva di volere di più... voleva quel corpo a ogni costo.

Ti va di venire da me?” gli chiese, smettendo di baciarlo. Haido annuì.
Andiamo.” lo prese per mano, e lo condusse fuori dallo studio, fino alla sua macchina.
Una volta arrivati a casa, lasciarono le scarpe nell'ingresso, e ripresero a baciarsi appena chiusa la porta.
Sakura lo spinse contro di essa, gli strinse i fianchi, e cominciò a baciargli il collo, e il lobo dell'orecchio, succhiando qua e là.
Lo sentì gemere appena, quando spostò il colletto della camicia per raggiungere la clavicola.

Sakura...” disse, con il respiro che diventava irregolare ad ogni parola.
Si?”
Prendimi...” la sua voce era piena di desiderio e di attesa.
Il fotografo lo trascinò fino in camera da letto, continuando a baciarlo.
Lo poggiò sul suo letto, iniziando febbrilmente a spogliarlo.
Lasciò cadere il maglione leggero e la camicia di Haido, gli sbottonò i pantaloni, e ammirò il suo corpo seminudo.
La sua pelle era così bianca e morbida, che non avrebbe avuto nulla da invidiare a quella di una ragazza.

Cosa c'è, Sakura?”
Nulla... sei stupendo, tutto qua.” Haido sorrise, baciandolo di nuovo; tolse la maglietta al fotografo, gli sbottonò i pantaloni di pelle neri, e ci infilò dentro una mano, accarezzando gentilmente la sua eccitazione.
Sakura se li sfilò insieme ai boxer, per facilitargli il compito, e lo stesso fece con quelli dell'altro ragazzo.
Si abbassò sul corpo sotto di lui, circondandone con le labbra i capezzoli.
Leccò e succhiò prima uno, e poi l'altro, ascoltando i deliziosi gemiti che provenivano dalla bocca di Haido.
Sakura scese più in basso, fino all'ombelico, dove giaceva un piccolo e brillante piercing. “Carino.” commentò, mentre ci giocava con la lingua e con i denti.
Il ragazzo più piccolo rise appena, posando le mani tra i lunghi capelli neri di Sakura. Quest'ultimo scese ancora più in basso, arrivando alla sua erezione.

Haido...” disse, mentre ci lasciava sopra qualche bacio.
Ah... si?”
Nel cassetto alla tua sinistra...”
Haido allungò il braccio verso il cassetto che gli era stato indicato, e lo aprì.
Capì subito ciò che avrebbe dovuto prendere; passò lo scatolino al suo amante, che lo aprì e fece scivolare un tubetto di crema da esso.
Ne prese un po', e cominciò ad applicarlo alla stretta entrata del corpo di Haido, penetrandolo con un dito, mentre cominciava a baciare e succhiare la sua erezione.
Haido gemette più forte, un po' per il piacere, un po' per il fastidio che avvertì dentro di sé, quando Sakura introdusse un altro dito.
Lentamente, le mosse avanti e indietro, mentre succhiava intensamente il suo sesso.

Sei pronto?” gli chiese dopo un po'.
L'altro annuì, con gli occhi chiusi, mordendosi il labbro inferiore.
Sakura entrò lentamente dentro di lui, spingendo piano.
Le guance di Haido diventavano sempre più rosse per la pressione che sentiva dentro, e stringeva gli occhi, dolorante. “Ittai...”
Il fotografo stette fermo per qualche istante, facendolo abituare all'intrusione. “Ora passa vedrai... ora sentirai più piacere.” gli disse, baciandogli le labbra.

S-si... v-vai...”
Cominciò a muoversi, a spingere nel piccolo corpo con un ritmo prima lento e regolare, poi aumentava di spinta in spinta, incrementando forza e velocità.
Haido avvolse le gambe intorno alla vita di Sakura, facendolo entrare più in profondità; e quando lo sentì colpire quel piccolo punto dentro di sé, quasi si sciolse dal piacere.

Ah... Haido...” Sakura sentiva di poter impazzire da un momento all'altro... sentendosi vicino all'orgasmo, portò una mano tra i loro corpi, e massaggiò velocemente il sesso di Haido, a tempo con le sue spinte, fino a quando, entrambi, toccarono il picco più alto del piacere.
Sakura si lasciò cadere, ansante, sul corpo dell'altro, che gli cinse il collo con le braccia.
Stettero in silenzio a lungo... aggiungere altre parole a quel momento così magico e speciale, sarebbe stato del tutto inutile...

Lo guardò dormire a lungo, accarezzandogli il viso e i capelli.
Con la testa poggiata sul palmo della mano, e lo sguardo fisso sul suo corpo. Sorrideva, Sakura, mentre carezzava la schiena nuda del ragazzo accanto a sé.
Era così bello da lasciare senza fiato...
Così perfetto, da mettere in crisi chiunque... anche gli angeli, sarebbero risultate creature imperfette, se paragonate a lui.
E soprattutto... più di ogni altra cosa, era soltanto suo.
Oltre una pellicola, al di là di un semplice scatto.

~Soltanto suo~



~End~

Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, grazie! ^__^


DUE PAROLE MIE: Purtroppo, anche se non era mia intenzione, quasi tutti i personaggi, tranne Ken che so descrivere e gestire meglio di qualunque altro, sono venuti fuori molto OOC è___è mi spiace...

Fangirlato da: LittleKi alle ore 17:09 | link | commenti (6) | commenti (6)(pop-up)
categoria:larc~en~ciel, sakura x hyde
lunedì, 17 settembre 2007
Moods: Stanca e un po' shockata
Listening to: L'Arc~en~Ciel - Shi no hai

Prima che cominciate a leggere, vorrei dire un paio di cosette. Da quando ho scoperto il mondo delle fan-fiction sui Laruku, sono sempre stata una Haitsu. Mi sono dichiarata propensa alla coppia TetsuxHaido (o HaidoxTetsu, vedete voi, perchè mi va bene anche quella, basta che siano insieme! XD) fin dal primo momento, e non ho mai vacillato neanche per un secondo. Anche perchè sia come musicisti che come persone mi piacciono davvero quasi allo stesso modo. Il margine di differenza che mi porta a preferire Tetsu tra i due è davvero minimo. Tuttavia, nel mio essere una fan accanita della coppia Haitsu, ogni tanto subentra un'altra coppia che si intrufola man mano... SakuraxTetsu... e ciò mi ha portato a scrivere 5 fanfiction su di loro. Quindi oserei definirmi Haitsu-Sakutsu a tratti... l'altra coppia del fandom Laruku che pure mi piace davvero moltissimo (non per nulla credo sia una delle coppie più belle di tutto il panorama J-rock) è la SakuraxHaido, o meglio conosciuta come Sakuhai. Mi piacciono tanto insieme, ma... cacchio non le so scrivere le Sakuhai! E' uno di quei classici casi, credo, in cui mi piace più leggere che scrivere. Ad Aya (persona la cui opinione è per me di importanza vitale) l'unica Sakuhai che ho scritto è piaciuta... magari mi farò coraggio e ne scriverò un'altra... magari dedicandogliela per il suo compleanno! XXDDD!! Dunque, smetto di scocciarvi e vi lascio alla lettura di "A feeling of despair", fanfiction dal pairing leggermente misto... nel senso che sarebbe una Sakutsu, ma con fortissimi accenni Sakuhai. Ho raccontato i personaggi in maniera da farli sembrare un po' OOT. Molto nel caso di Tetsu, ma perdonatemi, doveva essere così... *___* E' un tantino violenta, ma credo sia sopportabile... almeno spero... Buona lettura! A proposito, i banner sono due visto che in pratica ci sono due coppie... XD!

Sakutsu-banner-2










Sakuhai-banner-2










A FEELING OF DESPAIR

Pairing: SakuraxTetsu/SakuraxHaido
Rating: Nc-17
Status: One-shot lunga-completa

Cazzo, cazzo, cazzo!!
Ho i nervi quasi più tesi delle corde del mio basso!
Cazzo!
E' tutta colpa sua... tutta colpa di quello stronzo!
Un momento... devo calmarmi... non è questo il momento di arrabbiarsi.
Non posso urlare e bestemmiare mentre guido.
Sbanderei a destra e a sinistra, e non è da me.
Una volta arrivato a casa dello stronzo, potrò farlo.
Potrò arrabbiarmi con lui... però ora, calmati Tetsu... calmati.


Sono davanti alla porta di casa sua da almeno sei, sette minuti, e non capisco perché non mi abbia ancora aperto.
Lo so benissimo che è in casa... sento il volume della televisione, e dei passi, muoversi all'interno. Non è possibile che non mi abbia sentito, con la scampanellata che ho fatto, deve essere soltanto sordo, per non sentirmi... sordo, o probabilmente fesso.
Busso di nuovo, e aspetto... niente, lo stronzo non mi apre.
Comincio a battere un pugno sulla porta.
“Sakura... Ehi, Sakura!!! Apri questa porta!!” il volume della televisione si abbassa.
“Tetsu?”
“No, sono Gesù Cristo... certo che sono Tetsu! Apri la porta!”
“Cosa vuoi?” la sua voce suona stanca, impastata... forse si è appena svegliato... oppure, ipotesi tecnicamente più fattibile, si è appena fatto.
“Voglio parlarti... apri la porta, per favore...” cerco di cambiare modi... forse, arrabbiandomi soltanto, non risolverò nulla.
Però non mi risponde... dall'interno, non proviene più alcun rumore.
E questo, purtroppo... mi fa incazzare ancora di più.
“Sakura!!! Apri questa cazzo di porta, o la butto giù a calci!!!” bhè... non è che io abbia tutta 'sta forza... è che considerando le mie zeppe, non ci metterei molto, a sfondare la porta.
Passi trascinati, un colpo di tosse, e finalmente la porta si apre... facendomi trovare faccia a faccia, con ciò che rimane del fighissimo ragazzo, dai lunghi capelli neri, e gli strettissimi pantaloni di pelle che impugnava un paio di bacchette, e regalava a tutto il Giappone, il ritmo delle nostre canzoni.
Di lui, cioè dello strafigo che è stato, appena fino a due, tre settimane fa, rimane soltanto un ricordo... un residuo stravolto dalla droga, fino alla parte più nascosta di sè... è in uno stato pietoso... la sua pelle è sempre stata di un dolce candore, ma in questo momento, assomiglia al pallore della luna piena... i suoi strettissimi pantaloni di pelle, ora sembrano stargli più grandi di due taglie.
Ha i capelli legati, un principio di ricrescita di barba, e non indossa la maglietta.
Dando un'occhiata fugace alla stanza, dopo essermi tolto le scarpe, ed entrato in casa, mi rendo conto che l'ha lasciata sul divano.
“Cosa c'è, Tet-chan?” mi chiede, ostentando un'aria indifferente...
Dio santo, ma mi ha preso per fesso?!
“Come stai, Sakura?” gli chiedo, con una voce un po' indefinita.
A metà tra l'arrabbiato e il disperato.
“Bene” risponde, e cerca di sorridere.
Ma come cazzo fa a dire che sta bene?
Si vede lontano un miglio che è l'esatto contrario.
“Davvero?” dico, sarcastico. “Eppure non sembra affatto che tu stia bene...”
Si accende una sigaretta, e si ferma a fissarmi con una mano su un fianco... ha uno sguardo strano... sembra arrabbiato, ma stanco al punto da non riuscire a sfogare la sua rabbia.
“Si può sapere che cazzo vuoi da me, Tetsu?” vorrebbe urlarmi contro, ma il massimo che può fare è parlare a bassa voce, lentamente, trasmettendomi la sua ira, peggio di come farebbe se urlasse. “Io... voglio soltanto aiutarti, Sakura...” dico, con una voce che ormai non riesco a riconoscere neanche più, tanto mi suona stridula e intimorita dal suo comportamento.
“Davvero?” dice, sorridendo sarcasticamente. “Bhè, nessuno può farlo, grande leader...”
“Non è vero...io posso aiutarti” dico, anche se non ho la minima idea di cosa potrei fare...
“Non ne ho bisogno, grazie...” dice, e mi volta le spalle, in cerca di un posacenere.
Ne trova uno, poggiato su un mobile del salotto, e si siede sul divano, stendendo le sue lunghissime gambe sul tavolino davanti a sé.
Resto immobile a guardarlo per un attimo... quella merda che lo sta divorando dentro e fuori, l'ha stremato, l'ha fatto diventare magro, pallido e scontroso...
...ma non ha perso neanche una briciola della sua bellezza.
Sembra aver acquistato un altro tipo di fascino, anche se mi odio per aver pensato a una cosa simile.
Il Sakura che conosco io... quello simpatico, socievole e scherzoso con tutti... possedeva una bellezza pura, e sembrava che niente, potesse minimamente scalfirla...
Quello è il Sakura di cui mi sono stupidamente innamorato.
All'inizio mi dicevo che era un amico, e niente di più... ma poi, avevo finito per innamorarmene così, di punto in bianco... perdutamente.
Mentre tira una boccata dalla sua sigaretta, lo guardo per un attimo... sembra abbastanza lucido, ma in fondo non so esattamente come si comporta, quando è completamente fatto.
Non l'ho mai visto in quello stato.
“Allora... io ti preparo un po' di caffè” dico, e mi avvio verso la cucina.
Lui annuisce, ma non dice nulla.
Se ne sta lì seduto, e continua a fumare...
In cucina, apro l'anta del mobile dove tiene il barattolo del caffè, e comincio a prepararlo, mentre ripenso al motivo per cui sono venuto qui così di fretta, e soprattutto così incazzato.
E' stato Haido a mandarmi qui...
Anche se non me l'ha chiesto espressamente...
Ieri sera è venuto a casa mia, stravolto.
Pallidissimo in viso, e con gli occhi rossi e gonfi di pianto.
Mi ha detto di essersene andato da casa di Sakura, perché avevano litigato.
Il fatto è che quei due stanno insieme... Haido e Sakura, intendo.
E per quanto mi faccia male il cuore, per ciò che provo nei confronti di Sakura, non sono mai stato capace di odiare Haido, per essersi sbrigato prima di me.
Io adoro Haido... è un po' come se fosse il mio fratellino.
E' sempre stato così, fin da prima che arrivasse Sakura...
Ovviamente sapevo fin dall'inizio che anche Haido era innamorato di Yacchan, e sapevo anche che se lui se ne fosse accorto, per me non ci sarebbe stata assolutamente nessuna speranza...
tuttavia non mi ero fatto avanti in tempo, ed Haido, semplicemente, l'aveva conquistato.
Al mio piccolo vocalist non servono particolari strategie per entrare nei cuori della gente.
Basta la sua bellezza, semplice e candida come le ali di un angelo, e il suo essere adorabile, per farti innamorare di lui.
Haido, inoltre, è troppo ingenuo e generoso, per far realmente del male a qualcuno, per questo non ho mai pensato che si sia dichiarato prima di me per farmi un torto.
E per questo stesso motivo, invece di essere contento per il loro litigio, ho abbracciato Haido ieri sera, giurandogli che tra lui e il suo adorato Yacchan tutto si sarebbe aggiustato.
I fatti, più o meno sono andati così:

Ero a casa mia, seduto sul divano in salotto a guardare la tv.
Ero appena uscito dalla doccia, dopo una lunga giornata di lavoro.
D'un tratto qualcuno ha bussato il campanello.
Mi sono alzato riluttante e scocciato dalla mia postazione e sono andato ad aprire la porta.
Fuori c'era Haido, ed aveva un aspetto orribile.
Era pallido come un fantasma, e si vedeva anche ad occhi chiusi che aveva appena pianto.
“Ciao Tet-chan” mi ha detto, con la voce che era poco più di un sussurro.
“Haido... che cosa è successo?” gli ho detto allarmato, prendendolo per un braccio, e trascinandolo dentro. Ha abbassato la testa, e ha cominciato a piangere.
“T-tet-chan... posso rimanere con te, per favore? S-solo per questa notte...” mi ha detto, asciugandosi le lacrime con la manica della sua leggera camicia bianca...
“Certo... vieni, dai, spiegami cos'è successo.” gli ho detto.
L'ho preso per mano, e ho lasciato che mi seguisse fino al divano.
Piangeva forte, e tentava di calmarsi. Senza mettergli nessuna fretta, ho lasciato che si sfogasse e che cominciasse a raccontarmi di sua spontanea volontà, il perché mi era piombato in casa a quell'ora, in lacrime.
Gli ho poggiato una mano sulla testa, e ho cominciato ad accarezzarlo piano... a quel punto ha pianto pure più forte e si è fatto piccolo piccolo sul divano, stringendosi le ginocchia al petto.
“Doihachan (*)... hai litigato con Sakura?” gli ho chiesto il più dolcemente possibile.
Ha annuito. Ha chiuso gli occhi, e ha cominciato a rilassarsi sotto il tocco della mia mano.
A un certo punto, ho notato che teneva i capelli lunghi abbandonati di lato, come a voler coprire il collo, e un lato del viso.
Ho allungato una mano...
Non credevo potesse nascondere qualcosa, volevo solo spostarglieli, perché immaginavo che avendo pianto e essendosi fatto rosso di conseguenza gli dessero fastidio.
Ma quando ho tentato di spostarli dal collo, si è ritratto come se le mie dita l'avessero ustionato, sobbalzando.
“No!” ha gridato.
“Haido, cosa c'è?” gli ho chiesto, riallungando la mano. Si è allontanato ancora di più.
“No, ti prego... no!”
“Haido... che cosa cerchi di coprire... che co... aspetta un attimo...” Ho finalmente cominciato a capire. “Haido... ti ha picchiato?”
“No! Non è vero! Mi sono fatto male da solo!”
“Non dire stupidaggini, Haido fammi vedere!!” ho detto, alzando la voce.
“No, ti prego, Tet-chan... Sakura non mi picchia...” ha urlato, balzando in piedi, per allontanarsi da me.
“Haido, vieni qui, fammi vedere che ti ha fatto!”
Mi sono alzato, e l'ho tirato verso di me per un braccio.
Ho stretto forte, e senza lasciarlo andare, ho scostato i capelli dal suo viso, mentre si dimenava, urlava e piangeva.
“Cazzo!” Ho esclamato, quando ho visto la sua guancia.
Era tremendamente rossa e gonfia.
Stava per formarsi un livido, e inoltre aveva un abominevole segno violaceo sul collo.
“Lasciami!” ha urlato, e si è liberato dalla mia stretta.
“Haido... che cazzo avete combinato? Come hai potuto lasciare che ti picchiasse a questo modo!”
“Non è colpa sua... me la sono andata a cercare io!”
“Ciò non gli da affatto il diritto di metterti le mani addosso!” ho urlato, in preda alla rabbia.
“E ancora tenti di difenderlo? Ma sei ammattito insieme a lui, per caso?!”
“Tet-chan, ascolta... non era in se, quando mi... quando mi ha...”
“Quando ti ha? Che cosa?” mi sono avvicinato a lui, e gli ho poggiato le mani sulle spalle.
“Ascolta, Doihachan...” ho cominciato, guardandolo negli occhi, e cercando di tenere la voce più ferma possibile.
“Sono il tuo migliore amico... sai che a me puoi dire tutto... che cos'altro ti ha fatto? A me puoi dirlo, piccolo...”
Mi ha guardato negli occhi, sussurrandomi un grazie.
Poi l'ho fatto sedere di nuovo sul divano accanto a me.
“Vedi, Tet-chan... il fatto è che Yacchan si droga...”
“Tsk... sai che novità... gliel'ho detto mille volte di smetterla perché avresti sofferto anche tu insieme a lui... non mi ha mai dato retta, quello stupido.”
“Si... ma non è questo il punto. Il fatto è che quando esagera lui... ecco, diventa violento... si arrabbia con me anche se dico una sciocchezza... mi costringe a fare sesso anche se non voglio, e a volte mi picchia, come è successo stasera. E... due giorni fa... mi sono rifiutato di fare l'amore, e... mi ha violentato.”
“Che cosa!!” urlo arrabbiato. “Oh mio Dio... è peggio di quanto pensassi...”
“Però vedi, io so che non è colpa sua... lui mi ama... non mi picchierebbe mai, se fosse cosciente... ogni volta che lo fa, dopo mi abbraccia, si scusa milioni di volte, e si mette a piangere... Tet-chan lui non è cattivo... non è colpa sua, l-lo so... devo aiutarlo, Tet-chan... da solo lui non ce la farà mai... anche se sembra forte, non lo è affatto... per favore, aiutami... troviamo il modo di dargli una mano, ti prego...” Mentre parlava, raggruppando parole e frasi con la voce rotta dal pianto e il corpo scosso dai singhiozzi, l'ho abbracciato fortissimo, ma temevo di non riuscire a consolarlo.
Una parte di me, quella che amava Sakura... sapeva che Haido aveva ragione...
Io sapevo che Sakura è tutto, tranne che cattivo e violento.
Ama Haido più di ogni altra cosa, e mai e poi mai si sarebbe sognato di fargli del male.
L'altra parte di me, però... quella razionale e realista, voleva correre da Yacchan e picchiarlo fino a farlo ritornare nel nostro mondo... a furia di calci, pugni, e anche morsi, se si fossero rivelati necessari.
Per quanto io lo ami, ieri non riuscivo a credere che avesse potuto picchiare il suo amore... il mio piccolino... il mio prezioso migliore amico...
“Shhh... su, su... è tutto ok... ci sono io ora...” ho sussurrato qualche parola di consolazione.
“Ti aiuto... ti aiuto io, tesoro, stai calmo...” continuando a tenerlo stretto al mio petto, l'ho cullato come fa una madre con il proprio bambino.
Siamo rimasti a lungo così, dopodiché mi ha rivolto uno sguardo che non esprimeva altro che supplica, così gli ho detto che sarei stato a casa di Sakura e avrei tentato di farlo ragionare.
“Vedrai che si sistemerà tutto, piccolo, non ti preoccupare...”

Ecco... dunque ora sono qui...
“Hei, Tetsu, ma quanto ci metti per preparare questo caffè?” sento la voce di Sakura che mi riporta alla realtà, e mi accorgo proprio in quell'istante che il caffè è praticamente pronto.
“Arrivo subito...” rispondo di rimando.
Cioè, non solo sto preparando il caffè a LUI in casa SUA, ma mi devo pure sbrigare?
Metto il caffè in due tazze, le appoggio in un vassoio, e le porto in salotto.
“Ecco... bevi che ti fa bene...”
“Grazie...” mi dice allungando una mano per prendere la sua tazza.
Evita di guardarmi negli occhi.
Forse per evitare di specchiarsi nei miei e vedere il riflesso di se stesso completamente stravolto e consumato. Per evitare di vedervi riflessa l'immagine di un uomo al patibolo...
“E dire che il caffè ti ha sempre fatto schifo...” considero, mentre sorseggio il mio.
“Non è che mi facesse proprio schifo... semplicemente non lo bevevo mai.” risponde.
Sembra tranquillo ora...
“Ascolta, Sakura... io e te dobbiamo fare proprio quattro chiacchiere” dico, mettendo a posto la tazza nel vassoio.
“Si... lo so che cosa sei venuto a dirmi... Haido è venuto da te, vero?” mi chiede.
“ Esatto, è venuto da me...”
“Tsk... piccola fottuta troia...” Ok, stavo quasi per ricredermi sul suo stato attuale.
Mi sbagliavo ancora una volta... non è affatto tranquillo.
E' decisamente, completamente fatto...
“Ehi, frena la lingua, amico, ok?” gli ho dico, cominciando ad arrabbiarmi di nuovo.
“Ok, ok...” risponde scocciato, mentre si accende una sigaretta.
“Allora... si può sapere perché cazzo l'hai picchiato?”
“Mi girava male”
“Ti girava male?”
“Esatto, mi girava male... ero incazzato.”
“Eri incazzato?”
“Si ero incazzato... e smettila di ripetere ciò che dico trasformandolo in domande!”
Sorrido, sarcastico. Era esattamente farlo arrabbiare il mio scopo.
“Fammi capire... l'hai picchiato, e qualche giorno fa violentato solo perché eri incazzato?” gli chiedo.
“Si, esatto.” risponde subito, come per evitare di dire altro... No, caro Sakura, stavolta andrò fino in fondo... non puoi continuare così... Haido non lo merita... e non lo meriti neanche tu!
“No...” dico scuotendo la testa. “No che non l'hai fatto per quello... sappiamo sia tu che io che non è così... tu eri fatto, per questo l'hai violentato. Ammettilo, una buona volta! Ammetti che quella fottuta merda ti sta rovinando! Dillo che stai perdendo la testa per colpa della droga! Assumiti le tue responsabilità!” dico in preda alla rabbia.
“Io... io ce la posso fare a smettere...”
“No! Non è vero... non è il potere o il non potere il problema! Il fatto è che non vuoi!”
“Non è così... io...” ma non lascio che finisca la sua frase... la rabbia e la frustrazione che mi brucia dentro è così forte... che mi sembra di scoppiare.
“Oh, Andiamo Sakura! Smettila di incantarti da solo! Tu non ce la fai perché non vuoi! Ma mi vuoi dire che cosa cazzo ti mancava per dover ricorrere a quella schifezza? EH? DIMMELO!” urlo con tutte le mie forze. “Sei un grande musicista, uno dei migliori batteristi in circolazione, hai successo, fama, soldi... Hai un ragazzo meraviglioso che ti ama, e sei dannatamente bello! Mi dici cosa cazzo manca alla tua vita?!!!”
E' incredibile... amo più di ogni altra cosa questa persona, eppure mi riesce maledettamente bene urlargli contro, e vomitargli addosso tali cattiverie?
Forse Sakura non è il solo ad avere qualcosa di sbagliato...
Le mie parole l'hanno punto nel vivo... si alza di scatto, e si avvicina al punto del pavimento in cui mi sono seduto prima, accanto al kotatsu...
Mi affera per il collo della camicia... il suo viso è distante solo pochi centimetri dal mio, e i suoi occhi neri e fantastici mi penetrano fin dentro l'anima.
“Cosa cazzo credi di saperne tu? Come può capirmi, una persona come te?” mi dice, con il respiro affannato. Come prima, non urla... trattiene la sua rabbia a bassa voce, aspettando forse di sfogarla in un altro modo... un modo da cui so di non potermi difendere, perché sono dannatamente debole!
Debole... e dannatamente patetico...
“Spiegamelo tu, allora...” dico, usando il suo stesso tono di voce. Mellifluo e cattivo.
“Che cosa?”
“Spiegamele tu, le tue ragioni... vuoi fare la vittima, ti atteggi a bambino incompreso... voglio pure starti a sentire, ma dammi una sola fottutissima ragione per cui ti sei rovinato la vita!”
Non risponde... rimane per qualche secondo a registrare le mie parole... poi, come rilassato, rallenta la presa sulla camicia, senza lasciarla andare del tutto.
Abbassandosi un po', poggia la fronte nell'incavo tra il mio collo e la mia spalla.
Anche se non riesco a comprendere questo suo gesto, non faccio nulla per spostarlo... me ne rimango zitto fino a che non sento la mano che mi teneva stretta la camicia aprirsi, e accarezzarmi il petto.
“S-sakura?”
“Tet-chan... tu vuoi una ragione?” dice, continuando a dare alla sua mano quel movimento carezzevole che mi stava lentamente mandando in panico.
“Si” rispondo.
“Non posso... non posso dirtelo... è troppo difficile da spiegare...” mi dice, alzando di poco il viso, e facendomi sentire il suo respiro caldo sul mio collo.
“T-tu provaci...” dico, cercando di calmare i battiti inarrestabili del mio cuore.
“No... non mi capiresti...”
Mi sento confuso... non so cosa devo fare.
Non riesco a pensare a nulla mentre la sua mano continua ad accarezzarmi e d'un tratto si sposta, slacciandomi il primo bottone della camicia.
“Sakura... che f-fai...” annaspo, mentre slaccia anche il secondo e il terzo. “Fermati!”
“No... lo so che non ti dispiace... anzi, ti faccio eccitare...” dice poco più che in un sussurro.
“N-no, fermati ti prego!” Ecco, appunto... la mia maledetta debolezza torna a farsi strada dentro di me. Si prende gioco di me, lasciandomi in pasto ai più forti...
Dove è finita la mia determinazione?
Dove è finita la mia rabbia
Che ne è della mia voglia di aiutarlo?
Tutto... viene cancellato automaticamente tutto, quando entrano in conto i miei sentimenti.
“No che non mi fermo.” dice Sakura, con un tono cattivo.
“S-mettila ti prego!” gli chiedo, mentre me la toglie e mi slaccia i pantaloni
“Sta zitto! Ti ho detto che non mi fermo... ho voglia di scopare, e tu sei perfetto in questo momento...” Mi toglie i pantaloni, tirandoli giù insieme agli slip, per poi denudarsi a sua volta.
“Ma guarda... mi urli di smetterla e poi ti ecciti quando ti tocco? Le tue parole non coincidono con le tue emozioni, mia piccola puttana...” dice, e la sua mano si posa intorno alla mia erezione.
'Mia piccola puttana' dice... non mi sono mai sentito tanto umiliato in vita mia.
So che non è in sé... so che se fosse stato lucido non si sarebbe neanche sognato di dire che sono la sua piccola puttana...
A dire la verità, se fosse stato lucido... non avrebbe mai neanche lontanamente pensato di volermi scopare...
Sono un passatempo come un altro, per lui in questo momento.
Un semplice sfogo.
Durerà giusto il tempo di una scopata... dunque ha ragione lui.
Sono una puttana.
Sono la sua puttana adesso... e, cazzo, mi sta bene così!
E' crudele... mi tratta come un oggetto, eppure mi va bene così... ma solo perché lo amo!
Lo amo, cazzo! Lo amo così tanto che darei qualsiasi cosa per un suo sguardo. Per un suo sorriso, per una sua carezza... per un suo bacio.
Invece mi tocca fare la puttana.
Neanche avessi scritto in fronte la frase 'Sfruttatemi, sarò un bravo animaletto'...
“S-sakura... i-io...” tento di farfugliare qualcosa, ma la sua mano si stringe più forte sui miei genitali, impedendomi di continuare. Provocandomi solo gemiti.
“Tu cosa?”
“Ah... i-io n-non voglio... ti prego...f-ferm-mati...”
Scoppia a ridere.
Una risata senza allegria.
Fredda, come la sua calda voce non è mai stata.
“Sta zitto... lo so che ti piace... e ora, se permetti... è il mio turno di godere...”
Senza un briciolo di preparazione, né di lubrificante, mi entra dentro con una spinta decisa.
Il dolore è talmente forte che lancio un urlo, mordendomi un labbro, affondando i denti in profondità.
Fa male... fa tanto male.
Svegliati Sakura ti prego...
Ritorna in te amore mio, e renditi conto di ciò che stai facendo.
Non solo stai facendo del male a me.
L'unico a soffrirne e a pagarne le conseguenze, sarà il piccolo Haido. Il tuo piccolo Haido.
Renditi conto del dolore che gli stai procurando.
Il suo è molto più forte se paragonato al mio.
Svegliati... tu non lo tradiresti mai... perché lo stai tradendo proprio con me, che non sono neanche capace di spingerti via, perché ti amo?
Le sue spinte sono sempre più veloci e dolorose.
Non provo alcun piacere in questo abominevole atto.
L'unica cosa che provo è dolore.
Mentre penetra nel mio corpo, spingendosi sempre più a fondo, lasciandomi pulsare dentro il suo sesso, non riesco a trattenere le lacrime.
Lui è l'unico tra i due a goderne.
Non sembra minimamente sfiorarlo l'idea che a me non piaccia.
In fondo sono la sua puttana.
Le puttane non vanno prese secondo quello che provano, ma solo secondo quello che loro possono far provare a te.
Dove si è mai visto uno che ama una puttana e pensa anche ai suoi sentimenti?
Continuando a cacciare fuori tutte le mie lacrime, mi copro gli occhi con entrambe le braccia, per evitare di dover vedere il viso dell'autore del mio stupro.
Quel viso, io lo amo da morire... ma in questo momento, lo odio come non ho mai odiato nulla in vita mia.
Comincio a non sentire più le gambe.
Ormai anche il dolore mi ha lentamente abbandonato.
Sento solo un incredibile bruciore mentre lui viene nel mio corpo, bagnando la mia carne lacerata col suo liquido caldo, che si fonde col mio sangue. Quasi come fosse acido.
Urlo con tutte le mie forze, mentre sento le fiamme dell'inferno che mi bruciano dentro.
Esce da me con un solo colpo, così come ci è entrato e si alza di corsa, dirigendosi verso il bagno, e chiudendosi la porta alle spalle.
Ho il coraggio di scostare le braccia e riaprire gli occhi solo quando sento la serratura scattare, chiaro segno che si è chiuso lì dentro a chiave... chissà, forse a farsi di nuovo.
Raccogliendo la poca forza che mi resta, tento di alzarmi...
Lentamente, mi rivesto, ripulendo con dei fazzoletti il sangue che mi è scivolato dalle cosce.
Esausto e dolorante, mi dirigo verso la porta chiusa a chiave del bagno.
Non c'è una sola parte di del mio corpo che non faccia male.
Non un millimetro della mia pelle che non bruci di quel calore sporco, torbido come il fluido dal colore biancastro che mi ha versato dentro.
“E-ehi, Sakura... apri la porta” gli dico.
Il mio tono di voce è stanco, per le troppe urla di poco fa.
Ma cerco di tenerlo calmo e dolce.
“Sakura? Ti prego, aprimi...”
“No... va' via, per favore...”
“Avanti, su, apri... parliamone...”
“Ma come cazzo fai a voler parlare con me, dopo quello che ti ho fatto!?” urla dall'altro lato della porta. Sorrido amaramente. Ha perfettamente ragione. Dovrei essere incazzato con lui n questo momento... già, ma ormai a che servirebbe?
“Bella domanda... non lo so nemmeno io, Sakura...”
“Dovresti odiarmi! Sarebbe tutto più facile...” continua.
“Ma non ti odio...”
“Perché, cazzo!” urla d'un tratto, aprendo la porta del bagno.
“Perché purtroppo non sono abbastanza altruista da renderti le cose più facili...” dico. E non so neanche da dove mi escano parole simili.
“No, Tetsu... non dire così, io non me lo merito. Tu sei una persona gentile. E non merito la tua gentilezza.” dice, scuotendo la testa. Ok, ora ho la certezza che non si sia fatto.
Perché in qualche modo si è reso conto dell'accaduto e se ne sta pentendo.
Non ne ho alcuna certezza, ovviamente.
Posso solo decifrare la sua espressione.
“Ascolta, Tetsu... ti prego di perdonarmi se puoi. Io non ero in me.”
“Tranquillo. So che non eri in te. Non ho niente da perdonarti.” gli sorrido, ma la verità è che una parte di me è realmente arrabbiata con lui.
Perché, cazzo, in fondo se non era in sé, è colpa sua, non certo mia!
Le mie parole non sembrano convincerlo per nulla, però annuisce.
“Allora, Sakura, fa una cosa. Entra nella vasca e fatti un bel bagno, ok? Vado a prenderti dei vestiti puliti” e senza aspettare una sua risposta, mi volto e mi dirigo verso la sua camera da letto.
Conosco tutti i posti in cui tiene le sue cose... questo perché è capitato molte volte che siamo rimasti a dormire da lui, e dovevo mettere sempre tutto in ordine io.
Quando apro il suo armadio mi sembra di essere inghiottito da un buco.
Per un attimo avevo dimenticato che Sakura indossa solo vestiti neri...
Prendo un jeans e una maglietta, della biancheria intima, e ritorno verso il bagno.
Ha socchiuso la porta, ma non entro.
“Ecco i vestiti, Sakura, te li lascio qui fuori.”
“Grazie...” risponde.
Sto per tornarmene in salotto, quando Sakura mi chiama di nuovo.
“Tetsu?”
“Si?”
“Mi dispiace...”
“Dai, non ci pensare più...”
“No, davvero, lascia che mi spieghi...” dice, e insieme alla sua voce sento il rumore dell'acqua nella vasca che si muove intorno a lui.
Mi siedo a terra, facendo attenzione alla posizione in cui mettermi, perché mi fa ancora male.
“Ok, ti ascolto...”
“Vedi, ieri pomeriggio, quando siamo tornati a casa dalle prove, io e Haido... non ci siamo quasi parlati. Poi, mi sono chiuso in bagno per una dose... ma... ho esagerato, così, quando sono uscito, ho cominciato a prendermela con lui, a provocarlo. Gli ho detto delle cose terribili, e quando ha provato a difendersi, i-io...”
“Non c'è bisogno che continui, Sakura... so cosa è successo dopo...” lo interrompo.
“Ah, mi dispiace così tanto... mi rendo perfettamente conto della situazione. So che sto rovinando la mia vita, quella di Haido e tutto quanto. So che sto rovinando il tuo sogno, Tet-chan”
L'essere chiamato così, da lui... mi provoca un dolore al petto...
“No, supereremo anche questa, vedrai...” cerco di rassicurarlo, ma sono il primo a non crederci. So che stiamo inevitabilmente, lentamente cadendo a pezzi.
“Perché ora, dopo che ti ho fatto tanto male, ce ne stiamo così, tranquilli a parlare... eh?”
Sorrido sarcastico.
“Perché... perché siamo due stupidi.”
“Già... ora vedo tutto più chiaramente...”
“Perché prima eri ancora sotto l'effetto della droga...”
“No...”
“Eh?” chiedo. “Come no, scusa?”
“Non ero fatto, Tet-chan... non sono fatto.” dice, e sento il rumore provocato dall'acqua, nel momento in cui lui esce dalla vasca.
Qualche secondo dopo, esce dalla porta del bagno in accappatoio e si inginocchia accanto a me.
“C-che vuoi dire scusa? Come non eri fatto?”
“Sono molto più crudele quando sono fatto... o almeno credo, perché ogni volta che lo sono, Haido non riesce neanche a muoversi. Me ne rendo conto sempre troppo tardi però... sempre dopo avergli fatto del male.”
“Perché hai finto, allora?” non riesco davvero a capire. Perché mai fare una cosa simile? Se non lo avesse fatto, allora si che le cose sarebbero state più semplici.
“Mh... volevo allontanarti. Volevo a tutti i costi rifiutare il tuo aiuto.”
“Ma è da idioti!”
“Già... mi sembra che l'abbiamo già chiarito, no? Che io e te siamo due idioti.” mi rivolge un vero, autentico sorriso. So che questo momento non durerà in eterno.
Ora Sakura è lucido, e non si è fatto di nulla, ma durerà poco.
Arriverà la crisi d'astinenza, e ricominceranno le ansie, le paure... le violenze.
Bisogna fare qualcosa, e non so nemmeno io cosa.
“A questo punto, c'è un altro idiota a casa mia che sta aspettando di poter tornare qui.” gli dico.
“Ah, è vero... lui... io devo chiedergli scusa.”
“Andiamo, superfigo dei miei stivali, vestiti subito, e andiamo da me.” mi rialzo, e nel farlo accuso una fitta lacerante al sedere. “Ahio!” non posso fare a meno di urlare.
“Oh, Dio Tetsu perdonami... chissà quanto ti ho fatto male!” mi dice alzandosi anche lui e battendosi una mano sulla fronte.
“Ok, non starci a pensare... altrimenti mi ricorderò che non eri fatto e ti ammazzo a scarpate sulla testa!” gli dico, e poi entrambi scoppiamo a ridere.
Mi si avvicina.
“Tetsu, io... devo dirlo ad Haido che l'ho tradito con te, vero?”
Scruto il suo viso per qualche istante... dannato!
Se solo sapessi quanto ti amo, sono certo che non me le verresti a dire certe cose...
La sua espressione è sinceramente preoccupata però... cosa darei per poterlo vedere così per sempre da ora in avanti... ma so che finirà presto.
“Si... dovremmo dirglielo... ma hai idea di quanto ancora soffrirebbe?”
“E allora cosa dobbiamo fare?” mi chiede.
“Facciamo così... chiudiamo questa parentesi, e dimentichiamo, ok? Stai per andare da lui a fare pace, quindi non è il caso di dirglielo per forza... intesi?”
“E' incredibile...” dice all'improvviso sorridendo.
“Nani(**)?”
“Devo essere speciale per riuscire a far mentire proprio te, che non diresti una bugia neanche in punto di morte, ne?” Si, maledetto stronzo, sei speciale per me, si! Ti amo, e non avrò mai il coraggio di dirtelo.
Fossi stato meno debole, te l'avrei detto invece che pensarlo mille volte in due ore...
“Non montarti la testa, stupido egocentrico! E va a vestirti, sbrigati... che grazie a te ho bisogno di una doccia e un letto su cui riposarmi... avanti!” gli dico.
Mi si avvicina ancora di più.
“D'accordo, allora... faremo come dici tu... un'ultima cosa per farmi perdonare, però lascia che la faccia...” mi dice.
“Ok, cosa vuoi?” rispondo.
“Siccome non ti è piaciuto nemmeno un po'... spero che questo possa aiutare a farti dimenticare il male che hai sentito.” dice, e mi bacia.
Prima è stata solo violenza.
Non mi ha sfiorato con le labbra nemmeno una volta, perché quello sarebbe stato un gesto d'affetto.
Mi bacia come ho sempre desiderato facesse.
Dolcemente. Ha un buon sapore... nonostante il vago sentore di fumo.
Mi sembra passata un'eternità, quando la sua lingua smette di carezzare la mia.
“Grazie” gli dico.
“No... sono io che devo ringraziare te. Grazie per avermi fatto aprire gli occhi...”
Ah, quanto vorrei crederti, amore mio...
Quanto vorrei che tu finalmente la smettessi, con quella merda e tornassi ad essere quello di sempre.
“Ok, su... adesso basta con le sciocchezze e i ringraziamenti. Sbrigati che Haido è in pensiero per te.” sorride per un'ultima volta, prende i vestiti che gli avevo lasciato sul pavimento, e sparisce di nuovo dietro la porta del bagno.
Torno in soggiorno a raccattare le mie cose.
“Ehi, Sakura!” gli urlo dall'ingresso, mentre risalgo sulle mie altissime scarpe.
“Che cosa c'è?”
“Ti aspetto in macchina... Haido è venuto da me con la sua, ieri...”
“Ok, faccio in un attimo.”
Entro in auto e aspetto.
Pochi minuti dopo mi raggiunge Sakura, e partiamo... verso il mio appartamento.

Quando entriamo, la prima cosa che noto è Haido che dorme accucciolato sul divano.
“Eccola lì la tua principessa...” dico a Sakura.
“Grazie ancora, Tetsu” mi risponde, poggiandomi una mano sulla spalla. “Sei un vero amico”
“Ok, ok, basta così... cerca solo di parlare con lui, io vi aspetto di là.”
Senza aspettare nessuna risposta, mi dirigo verso la cucina.
Apro il frigo e ne tiro fuori una bottiglia d'acqua ghiacciata.
La stappo e comincio a berla. Mi siedo al tavolo della cucina, tentando di ignorare gli strascichi della loro conversazione che raggiungono le mie orecchie.
Sento i singhiozzi di Haido, e le scuse mormorate di Sakura.
Ok, finalmente hanno fatto pace... ed io mi sento una completa nullità.

Ho chiesto a Sakura di dimenticare quello che è successo questo pomeriggio...
l'ennesima prova della mia debolezza e nient'altro.
Sono il primo che non potrà mai dimenticarlo.
Il dolore che ho provato... il sudore, il sangue, il suo profumo... il suo calore... sono impressi a fuoco nella mia pelle.
Mi sento come se avessi appena fatto un tatuaggio... quelle indelebili emozioni, non spariranno mai da me. Mai dal mio corpo. Mai dalla mia anima.
Ora sono di nuovo insieme... da una parte sono felice per loro, davvero felice...
Ma dall'altra mi sento travolto da uno sfiancante senso di disperazione.
Per ora dice che andrà tutto bene...
Mi chiedo quando dovrò aspettare fino al momento in cui rivedrò Haido sulla soglia di casa mia, con gli occhi pieni di lacrime e il viso gonfio.
Tormentato da una mano forte, dalla quale non potrà mai difendersi...
Dice che non farà mai più una cosa simile...

Ed io, insieme ad Haido... ho fatto finta di crederci....

~End~

Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, grazie! ^__^


(*) Doiachan: Doi Hachirou, vuol dire "Disastro ambulante", è così che affettuosamente, tetsu chiama haido (nella realtà, ovviamente! XD!)
(*) Nani?: Nani=Cosa?

DUE PAROLE MIE: L'ho scritta abbastanza tempo fa, e non l'ho riletta prima di pubblicarla, quindi immagino sia un casino, e oltretutto bruttissima... chiedo scusa... T__T
Tet-chan, amore mio!!!! Quanto male ti ho fatto in questa fanfiction! Imploro il tuo perdono.
Questa è la mia unica fanfic che non ha lieto fine... (almeno non per il protagonista)


Fangirlato da: LittleKi alle ore 22:47 | link | commenti (3) | commenti (3)(pop-up)
categoria:larc~en~ciel, sakura x hyde, sakura x tetsu