sabato, 27 dicembre 2008
Uruha027Moods: Un po' giù perchè We belong each other è finitaaa ç_ç
Listening to: the Gazette ♥ Kyomu no Owari Hakozume no Mokushi

Salve *O* ecco, esattamente dieci giorni dopo (ma questo non vuol dire che posterò ogni dieci giorni XD se mi è possibile di meno XD) il seguito della mia amatissima fanfiction con Rosiel *_* ci siamo entrambe rese conto che nonostante stessimo scrivendo l'ultimo capitolo, i nostri blog e livejournal erano rimasti al secondo XD, quindi, recuperiamo! ù_ù... esattamente mezz'ora fa l'abbiamo finita, e già mi manca tantissimo, ma per adesso non aggiungo altro >.< preferisco parlare per bene quando arriveremo all'ultimo capitolo *_*
Adesso vi lascio al terzo *_* buona lettura *O*





WE BELONG EACH OTHER
Fandom: the GazettE ~ ガゼット
Pairing: UruhaxRuki
Genere: Yaoi/Introspettiva/Romantica/Triste
Rating: NC-17 (generale)
Rating per questo capitolo: PG
Status: Conclusa

E' una bella giornata oggi... non voglio starmene in casa.
Ho voglia di recuperare tutto il tempo che ho passato lontano dal cielo, dal sole, dalla natura... dalla vita.
Assaporo con calma il mio caffè, mentre guardo fuori dalla finestra...
Nonostante sia inverno, c'è un bel tepore... dalla cucina di casa mia, si vede il parco di Ueno, e mi è sempre piaciuto stare qui a guardare i bambini che giocano poco lontano dai genitori.
E' una cosa che ho sempre ritenuto bellissima, il sorriso dei bambini.
Poggio la mia tazza nel lavandino, e imbracciata la borsa con la macchina fotografica, esco di casa, all'aria aperta.
Non fa il freddo di stanotte, e si sta discretamente bene.
Prendo il piccolo sentiero che porta al parco, sentendomi felice quasi per la prima volta dopo tanto tempo.
Mi fermo in prossimità di uno scivolo, e le risate dei bimbi che ci giocano mi riecheggiano nelle orecchie; prendo la mia fotocamera, e solo nel momento in cui porto l'occhio a guardare nell'obbiettivo, mi sembra davvero di essere tornato a vivere...  solo in questo momento, ho l'impressione di essere davvero tornato a vivere...
Solo in questo momento, ho l'impressione di sentire i battiti del mio cuore andare al galoppo, di pari passi con l'emozione che provo ad ogni scatto.
Comincio a fare foto a qualsiasi cosa: ai fiori, alle coppie che si tengono per mano, al cielo, agli alberi... e proprio mentre sto per fotografare uno di questi, noto un gattino piccolo ed impaurito su uno dei rami più alti.
Piccino... dev'essersi arrampicato e non riesce più a scendere. Adesso ti aiuto io!
Metto la fotocamera in borsa, e la appoggio per terra, accanto all'albero, per poi cominciare ad arrampicarmi su di esso; speriamo solo che mi tenga!
“Ce l'ho fatto... sei salvo, micino.” lo prendo tra le braccia, e placata la sua paura, comincia a fare le fusa tranquillo. Che carino!
Ehm... si... e adesso come scendo?! Porca miseria... mi guardo intorno, e noto una figura bionda, e molto alta, che viene verso di me. “Mi scusi, potrebbe aiutarmi, per favore?”


Un'altro colloquio, l'ennesimo, è andato a farsi friggere.
Se continuo di questo passo, per mangiare, il mese prossimo mi trovo costretto ad andare a battere da qualche parte.
Sono passati tre mesi da allora, e sembra che il mio mondo, crollato nello stesso istante in cui lei ha chiuso gli occhi, non voglia più risollevarsi. Mi va tutto male.
Mi stringo di più nel cappotto, e decido di tagliare per il parco di Ueno, per tornare a casa più in fretta.
Magari perdo un po' di tempo a pensare al da farsi.
Imbocco il vialetto principale, mentre dei bambini mi saltellano intorno, gridando. Sorrido. Credevo di non saperlo più fare.
Infilo le mani in tasca, e riprendo il mio cammino, quando improvvisamente mi sento chiamare.
Mi guardo intorno, ma non vedendo nessuno, scrollo le spalle, e continuo a camminare, fino a quando non so come, alzo lo sguardo sull'albero che ho di fronte, e la figura piuttosto minuta di un biondino con un berretto di lana coi pon-pon in testa, mi guardava come se aspettasse una mia risposta.
Tra le mani, stringeva un gattino piccolissimo...
“Che ci fai, lassù?” gli urlo seccato, rendendomi conto di avergli dato del tu involontariamente. Cavolo, sto peggiorando! Sto diventando anche maleducato!
“Aspetti!” dico, prima che lui possa accorgersene... magari aiutandolo metto a posto la situazione.
Mi avvicino all'albero e mi guardo intorno... guarda cosa mi tocca fare!
Inizio con l'arrampicarmi anche io, e arrivato ad altezza ramo, sono abbastanza vicino al ragazzo per guardarlo in viso...
“Aspetti...” dico, passando il braccio intorno alla sua vita. Mentre lo tiro a me, i miei occhi incrociano per un attimo i suoi... lui mi dice “grazie” e sorride... questo sorriso... che ci fa questo ragazzo, con il sorriso della donna che ho tanto amato? Non è possibile... forse mi sono sbagliato.
“Cos... ah!” mentre scuoto la testa per non pensare più a quel sorriso, il ramo sotto il mio piede, si spezza per il peso e cado, tirandomi addosso il ragazzo e il gattino. Ovviamente, entrambi cadono addosso a me! “Ahio, il sedere...” dico, mentre il ragazzo siede comodamente sulla mia pancia, accarezzando il gatto. “Pronto?! Vi togliete di dosso, per favore?” urlo, contrariato.


“Mamma che caduta... meno male che stai bene, piccino.” sussurro al gattino, accarezzandolo.
Poi mi rendo conto di essere ancora addosso alla povera persona che mi ha aiutato a scendere (o meglio a cadere) dall'albero.
“Oh mi scusi tanto!” dico, alzandomi in piedi. “Chiedo scusa, non devo essere esattamente un peso piuma!” rido, sentendomi un po' in imbarazzo per la situazione.
E infatti, sento che mi si è alzata la temperatura, maledetta timidezza...
Mi sfilo il cappello con una mano, tenendo con l'altra il gatto stretto al mio petto, e mi scompiglio un po' i capelli.
Intanto, il ragazzo è ancora seduto a terra, che mi guarda con un'espressione strana.... i suoi capelli biondi, lunghi fino alle spalle, sono lucenti, e sembrano morbidissimi... ha un bel paio d'occhi castani e le labbra piene.
Per qualche bizzarro motivo, mi sembra di averlo già visto da qualche parte.
Ricordo il suo tono di voce, e prima, quando mi ha stretto per la vita, ho sentito come se quelle braccia mi avessero già stretto prima d'ora.
Ma se dovessi dire dove l'ho già incontrato, proprio non ne sarei capace... che mi sia semplicemente sbagliato?
Allungo la mia mano per aiutarlo a mettersi in piedi, e quando si rialza, lo guardo stupito da capo a piedi, tenendogli ancora stretta la mano.
“Mamma mia quanto sei alto... per caso ci siamo già incontrati da qualche altra parte? Ha l'aria vagamente familiare...”

 
Finalmente, quel ragazzo strano decide di scendere dalla mia pancia, chiedendomi mille volte scusa, imbarazzato. Ma tu guarda che tipo!
In ogni caso, scruto il suo viso incuriosito... forse spero di cogliere ancora quel sorriso, quell'espressione, com'è stato possibile?
Eppure, questo ragazzo non assomiglia per nulla, a lei... davvero non ha nulla... com'è potuta accadere una cosa del genere?
Questo tizio mi incuriosisce, anche perchè, ho la sensazione di stare bene vicino a lui...
Credo di stare impazzendo... sono cose assurde!
Lei non c'è più e non posso cercarla in altre persone.
Improvvisamente, mi accorgo che il tizio mi guarda forse proprio perchè anche io lo guardo con curiosità. Mi alzo da terra spolverandomi i jeans e lui mi porge una domanda che mi suona stranissima... o questo ragazzo è un chiromante con la capacità di leggere la mente altrui, o non  lo so... pura coincidenza!
“No... non mi sembra di averti mai visto. Ricordo bene il viso di tutte le persone che ho conosciuto nella mia vita, e non mi sembra di aver mai visto i tuoi lineamenti da qualche parte, prima d'ora.” dico, mentre continuo ad aggiustarmi i vestiti, quando delle gocce fredde mi cadono in testa.
“Cavolo, ci mancava solo questa!” dico, arrabbiato. Odio non avere l'ombrello a portata di mano. Prendo il cappello dalle mani del ragazzo, prendo il gattino e ce lo ficco dentro. “Dopo tutto quello che abbiamo fatto per salvarlo...” rimetto il berretto tra le sue mani, mentre la pioggia scende più forte. “Ah... vieni da me, ci asciughiamo i vestiti, non vorrei avere sulla coscienza anche un tuo eventuale raffreddore!”
Il ragazzo mi sorride, corre sotto l'albero a prendere credo la sua borsa, che non avevo notato prima, e attraversiamo il parco correndo, arrivando bagnati fradici sotto casa mia.

~To be continued...~

Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, e a Rosiel, grazie! ^__^
Fangirlato da: LittleKi alle ore 23:11 | link | commenti (5) | commenti (5)(pop-up)
categoria:the gazette, alternative universe, uruha x ruki
mercoledì, 17 dicembre 2008
Moods: Annoiata e di poche parole...
Listening to: Girugamesh ~ Koware teiku sekai

Salve ** ecco a voi il secondo capitolo della nuova storia mia e di Rosiel... We belong each other *^* per adesso la situazione è ancora un po' vaga, ma dal prossimo capitolo cominceranno a movimentarsi le cose *_* Buona lettura!





WE BELONG EACH OTHER
Fandom: the GazettE ~ ガゼット
Pairing: UruhaxRuki
Genere: Yaoi/Introspettiva/Romantica/Triste
Rating: NC-17 (generale)
Rating per questo capitolo: PG
Status: On going

L'acqua calda scivola sul mio corpo, incurante di tutto quello che mi passa per la mente... ma in realtà, cos'è che mi passa per la mente?
Forse nulla... forse tutto...
Sono passati tre mesi da quando ho tentato di riappacificarmi con la sua famiglia, forse per rimanere ancora legato a lei, ma... non me l'hanno permesso, e come promesso, sono rimasto lontano da loro.
Anche perchè in questi tre mesi, ho capito che in quella casa non c'è nulla di lei... solo cose materiali, la cosa più importante di lei mi è sempre appartenuta, e questo mi basta, non mi serve altro se non lei... se solo potesse ritornare...
Chiudo l'acqua, e afferro l'asciugamano, legandomelo alla vita.
Arrivo in cucina a piedi nudi, e mi guardo intorno.
La cucina, e il piccolo salottino sono completamente bui.
Il silenzio, è rotto solo dal monotono ticchettare dell'orologio che scandisce il tempo.
Improvvisamente, vengo assalito da una malinconia, e pena per me stesso.
Sono rimasto solo, e non so perchè, sembra assurdo, ma mi faccio pena. Chissà cosa penserei se mi guardassi dall'esterno...
Mi siedo sul divano, continuando a guardarmi intorno, spaesato come se questa non fosse casa mia, come se mi trovassi in un luogo completamente sconosciuto, abbandonato da qualsiasi cosa possa sembrare anche lontanamente umana. Dio, riuscirò a superare tutto questo?
Non credo di esserne capace, questa situazione mi pesa nel modo più assurdo e straziante possibile.
Mi accendo un po' la televisione, che guardo distrattamente, mentre una lacrima mi scende senza che me ne renda conto.
Improvvisamente, suona il campanello, che mi desta dalla mia trance e corro in camera a prendere la vestaglia. So di essere impresentabile, ma poco mi importa; ho ancora perfino i capelli bagnati.
Cerco di asciugare qualsiasi segno di pianto e apro la porta.
Una ragazza molto carina, dal viso paffuto e il sorriso cordiale, teneva tra le mani un piccolo pacchetto.
“Buonasera, signor Takashima... scusi il disturbo ma ho fatto una torta, e ho pensato di dargliene un po'...” era arrossita.
Mi cheido perchè io faccia quest'effetto. Scuoto la testa, per scacciare la faccia da pesce lesso, che ho assunto per la sorpresa, e sorrido. “Oh, la ringrazio! Vuole entrare a prendere una tazza di thè, o se preferisce del sakè, della cioccolata... quello che vuole.”
Sembro un ossesso, ma in realtà cerco in tutti i modi i intrattenerla... voglio parlare un po' con qualcuno... solo per un po'.
“Oh, mi dispiace reclinare l'invito, signor Takashima, ma sto badando ai bambini di mia sorella, e non posso trattenermi...” la ragazza abbassa lo sguardo dispiaciuta, e io sbuffo deluso. “Ma se a lei fa piacere, posso passare domani, o quando vuole....”
“No, vabbè... la ringrazio, fa nulla.” prendo il pacchetto, e chiudo la porta.
Mi rendo conto di essere stato maleducato, ma sono rimasto deluso. Domani le chiederò scusa.
Poso il pacchetto sul tavolo, spengo la tv e vado a letto, affrontando una notte senza sogni.

 
Un'altra sensazione strana, l'ennesima notte passata in bianco.
Sogni tormentati da figure sconosciute, da ombre perse in una folla vagante, senza alcuna apparente meta...
A questo si riducono le ore delle mie notti, da quando sono stato dimesso dall'ospedale.
Eppure, prima che mi trapiantassero un cuore nuovo, facevo persino fatica a ricordarmi i miei sogni.
Adesso che li ricordo... sono memorie vaghe, evanescenti come fumo, anche se ogni volta mi sembra essere a un passo dall'afferrarle.
Getto uno sguardo alla sveglia sul comodino: le quattro del mattino.
E' inutile restarsene a letto, ormai...
Mi alzo, e mi spoglio del pigiama, per indossare un paio di jeans puliti, e una camicia nera. La abbottono cercando di evitare che i miei occhi si posino sulla vistosa cicatrice lasciata dall'operazione, e ci infilo sopra un maglione.
Prendo le chiavi di casa e il portafogli, e una volta messo il cappotto, esco fuori dal mio appartamento.
La strada è ovviamente deserta, e il freddo venticello della notte colpisce il mio viso, arrossandomelo appena.
Infilo le mani in tasca, e comincio a passeggiare; in un momento come questo, mi piacerebbe tanto poter fumare una sigaretta, ma i medici dicono che devo evitare ancora per un po'.
Cammino sicuro, lungo la strada, senza una destinazione fissa, né un obbiettivo preciso.
Le mie gambe camminano da sole, mentre la mente, inevitabilmente, ripercorre fotogramma per fotogramma l'ultimo dei miei sogni strani.
Sembrano senza senso, eppure sono certo che dentro di essi, ci sia qualcosa di fondamentalmente importante, che io non riesco a vedere.
Dio, mi sento così strano...
Fermo la mia passeggiata in prossimità di un piccolo molo, con delle barche attraccate alla riva del mare.
Scendo fino a percorrere la stretta pedana di legno che porta alle imbarcazioni, e mi siedo lì... è la prima volta che metto piede in questo posto... oppure l'ho già visto?
No, sono certo che è la prima volta che ci passo... non l'avevo neanche mai notato.
Nonostante tutto, ho una strana sensazione, come di un dejavù.
E' come se mi vedessi qui, abbracciato o ad abbracciare un qualcuno che non esiste.
Questo bel mare in cui si rispecchia la luna piena, ha qualcosa di familiare...
Il cielo trapunto di stelle, e la fredda brezza marina... sono cose che mi sembra di aver condiviso con qualcuno per anni.
Com'è possibile che mi ricordi di un posto, anche se non ci sono mai stato?
In ogni caso è davvero bellissimo, questo posto...
Mi dispiace di non aver portato la macchina fotografica.
Avrei saputo senza dubbio imprimere su una pellicola, il non ricordo che questo posto mi evoca.

~To be continued...~

Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, e a Rosiel, grazie! ^__^
Fangirlato da: LittleKi alle ore 16:35 | link | commenti (3) | commenti (3)(pop-up)
categoria:the gazette, alternative universe, uruha x ruki