giovedì, 28 agosto 2008
Moods: Felice ma incazzata col pc XD
Listening to: The GazettE ~ Filth in the beauty

Salve a tutti *_* Bene, finalmente posto il quarto capitolo di Unconditional love *O* sinceramente ho già fatto un post sul mio blog personale e ci ho messo due ore, quindi non mi va di dire troppo XD dico solo che da qui, cominciano le cose importanti! Nuovi e fondamentali sviluppi per questa storia, che considero un po' il mio piccolo gioiellino perchè ci tengo davvero tantissimo... non dico che sia bella, ma ci sono davvero affezionatissima ** poi quando posterò l'ultimo capitolo dovrò assolutamente ringraziare una persona speciale <3 ~
Dunque, ecco a voi il preludio delle situazioni che cambieranno la vita dei due protagonisti! (che frase da romanzetto harmony porno XDDD)

Laruku!! (24)









UNCONDITIONAL LOVE [capitolo 3]
Fandom: L'Arc~en~Ciel
Pairing: Haitsu (TetsuxHaido)
Genere: AU
Rating: NC-17
Status: In corso...
Personaggi esterni: Ayana Sakai (Tetsu's wife), Kaori Mochida (From E.L.T.), Takanori Nishikawa (From Abingdon Boys School) <-- ma non è ancora comparso XDD


“Avanti...” disse Tetsu, rispondendo al colpo udito sulla porta del suo ufficio.

“Buongiorno.” disse la persona che entrò, avvicinandosi alla scrivania, e allungando una mano verso il presidente. "Sono Yukihiro Awaji."

L'altro lo guardò a lungo, prima di riporre il giornale che stava leggendo, e di stringergli la mano. "Tetsuya Ogawa" si presentò.

"So perfettamente chi è..." rispose il ragazzo.

"Prego, si sieda...” gli disse Tetsu, indicandogli la poltrona di fronte a lui. “E non si metta sulla difensiva, non l'ho chiamata nè per criticarla nè per altro..."

Awaji si sedette, un po' a disagio, ed appoggiò le mani sulle ginocchia.

Tetsu avvertì lo stato d'animo del paparazzo, e decise che era un punto a suo favore.

“Allora...” cominciò, mettendosi più comodo sulla sedia. "Immagino ci sia un buon motivo per cui è qui..."

"Veramente, uno dei suoi dipendenti mi ha detto che lei mi aspettava...” rispose l'altro.

“Si, infatti non intendevo quello. Per 'buon motivo' intendo che lei ha finalmente ragionato e vuole consegnarmi l'articolo senza farlo pubblicare.” disse Tetsu, studiando attentamente il viso dell'altro. Sembrava una persona abbastanza calma e ingenua, ma data la sua esperienza era pronto a scommettere che al momento giusto si sarebbe dimostrato scaltro e furbo, al contrario dell'apparenza.

“No.” rispose Yukihiro. “Non è così. Sono venuto solo perché ero curioso di sentire cosa si sarebbe inventato pur di non farmi sputtanare il suo modello..."

"Mossa sbagliata!” lo interruppe d'un tratto Tetsu. “Non mi invento nulla... piuttosto propongo.”

“Ah si? E cosa?”

“Fammi innanzitutto vedere di cosa si tratta... poi ne discutiamo.”

Il giovane paparazzo sembrò pensarci per qualche istante, poi evidentemente decise che era abbastanza ragionevole, e prese dalla sua borsa una cartellina, che mise sulla scrivania, davanti agli occhi del presidente.


Le foto ritraevano Ken Kitamura in atteggiamenti intimi con una ragazza; non sembrava neanche tanto in sè.

Il viso dell'altro lo scrutava attentamente, sperando di scorgere in lui qualche reazione, ma Tetsu sapeva essere imperscrutabile, se voleva, per cui non si lasciò sfuggire la minima espressione... totalmente impassibile, sfogliava il materiale, senza simulare neanche una pallida ombra di stupore, o di fastidio... assolutamente nulla.

"Bene...” disse dopo un po'. “Sono abituato a cose simili..” disse, rimettendo tutto a posto, e richiudendo la cartellina. “Non è la prima volta che Kitamura si fa beccare ubriaco mentre sta per portarsi una donna in un albergo ad ore. Non sono per nulla sconvolto, nè in qualche modo toccato, Awaji..."

"Dunque perchè non dovrei pubblicarlo?"

"Perchè io... di questa merda..." poggiò un dito sul plico, indicandone il contenuto. "Ne ho seriamente le palle piene... mi sono stancato di dover smentire strane voci a destra e a manca. Mi sono stufato di leggere tutte quelle stronzate. Non immagini quanto mi fanno incazzare." Tetsu pronunciò ogni singola parola del suo discorso sibilandola tra i denti, scandendo bene ogni lettera. Era davvero infastidito dall'intera situazione, e il fatto che stesse diventando volgare nel parlare ne era una più che chiara prova.

"E posso capire perché tra tutti i quelli che hanno scritto 'queste stronzate' come le chiama lei, proprio io devo rinunciare al mio lavoro?” chiese Awaji, indicandosi con un dito.

“Oh ma per favore... rinunciare al lavoro? Il tuo lavoro è squallido quanto fastidioso." rispose l'altro, intrecciando tra di loro le dita delle mani. "E poi sei stato tu ad essere poco furbo. Avresti potuto consegnare l'articolo e le foto a qualsiasi rivista scandalistica e darmi la sorpresa. Invece, stupidamente mi hai chiamato... ti sei presentato e ti sei fatto scoprire... mi pare ovvio, quindi, che io abbia deciso di fermarti."

"Ascolti presidente, io non sono stupido come sembra... non ho fotografato la stella di una grande azienda come la sua, tanto per perdere tempo.”

“Certo, questo mi sembra chiaro. Fammi capire allora cosa avevi intenzione di fare.” gli disse Tetsu, guardandolo fisso.

“Volevo semplicemente guadagnarmi da vivere come ho sempre fatto... speravo soltanto che lei mi venisse incontro.” nelle parole di Awaji, c'era un evidente nota di sarcasmo.

“In che modo?” chiese l'altro.

“Vede, speravo esattamente che mi ostacolasse. E rigirare poi la situazione come faceva più comodo a me."

"Capisco perfettamente... lascia solo che ti dica che con me i ricatti non attaccano. Dunque se questo è quello che cerchi..." tirò fuori dalla tasca della giacca un assegno, e lo mise davanti agli occhi del suo interlocutore. "...ne avrai per un bel po', senza dover ricorrere a questo schifo."

Yukihiro guardò l'altissima cifra sull'assegno, e ci pensò a lungo. "Mi pare che sia lei a ricattare me." disse, dopo un po'.

"Esatto. Ma c'è una differenza: io posso permettermelo. Tu invece no." rispose Tetsu.

"E dunque, se accetto cosa dovrei fare?”

“Lasciare qui le foto e l'articolo, e dimenticarti di averlo fatto scrivere.”

“E se rifiutassi? E se lo facessi pubblicare lo stesso?” lo sfidò il paparazzo.

"Devi soltanto provarci... e ti giuro su ciò che ho di più caro al mondo che ti verrà voglia di scappare dal Giappone a gambe levate."

"Non mi fa paura, se mi parla così”

“Non mi interessa fartene.”

“E se al contrario accettassi?”

“Prenderai i soldi, e te ne andrai a perseguitare qualche altro modello, cantante, o attrice famosa, non mi importa... ciò che mi preme è che tu ti tolga immediatamente dalle palle. E per sempre." disse Tetsu, poggiando l'assegno sul tavolo, e spingendolo verso l'altro ragazzo.

"Va bene.” disse Awaji, prendendo tra le mani il pezzo di carta. “Accetto.”

“Hai fatto la cosa giusta.”

“Non mi sembra avessi scelta....”

“Semplicemente non avevi nulla da perdere.” disse Tetsu, prendendo il plico con l'articolo, e posandolo nel cassetto della sua scrivania.

Prese la cornetta del telefono, e se l'avvicinò all'orecchio, componendo il numero dell'ufficio della sua segretaria: "Mochida" disse, quando lei rispose. "Fai venire nel mio ufficio Sakurazawa, per favore. Grazie." mise giù e tornò a guardare il ragazzo di fronte a lui.

"Non andare ancora.” gli disse. “Dobbiamo parlare ancora di una cosa, e ho bisogno che ci sia davanti anche Sakura.”

“Va bene.” rispose l'altro, alzando le spalle.


Dopo qualche istante, un colpa sulla porta li distrasse.

“Entra pure!”

“Salve...” disse Sakura, entrando e richiudendo la porta alle sue spalle.

“Ciao” salutò Awaji.

"Ciao.” il fotografo gli porse la mano, e l'altro la strinse.

“Come ti avevo promesso, Sakura, ti ho fatto chiamare...”

“Grazie.”

“Però vedi... io e il signor Awaji abbiamo già fatto il nostro patto." spiegò Tetsu. "E' stato ragionevole e mi ha consegnato foto e articolo."

"Oh, bene...” rispose Sakura, voltandosi a guardare il ragazzo che gli era seduto affianco, e che era rimasto in silenzio mentre Tetsu parlava.

“Sai dunque perché ti ho fatto chiamare, Yacchan?"

"No...”

“Perché tutto sommato, Awaji è molto furbo e intelligente... anche se ha fatto abbastanza bene la parte dello stupido."

"Già, ho avuto la stessa sensazione.” disse il fotografo.

“Deduco quindi che hai capito cosa io stia pensando in questo momento.”

“Posso immaginare, si...”

“Scusatemi, posso capire cosa state dicendo?” chiese d'un tratto Yukihiro, che fino a quel momento se ne era stato zitto ad ascoltare, spostando lo sguardo da Sakura a Tetsu. “Mi pare che io centri qualcosa, no?”

“Esatto.” rispose Tetsu. “Sto per farti una proposta...”

“Sarebbe a dire?”

“Ti andrebbe di lavorare per me?”

“Come, scusi?”

“Hai sentito benissimo... vuoi lavorare per la Kuuron entertainment?” disse Tetsu, guardandolo con un sorrisetto.

“Bhè... non lo so... ciò mi spiazza molto, davvero..." rispose Yukihiro confuso, passandosi una mano tra i capelli.

"Sai cosa, Awaji? Credo che per un po' di tempo potresti lavorare insieme a Sakura... lui ti insegnerebbe le semplici regole che bisogna rispettare quando si lavora con me; ti presenterebbe tutti i personaggi su cui potresti lavorare, Kitamura compreso...” il presidente fece una piccola pausa per osservare le espressioni del suo interlocutore. “Per fortuna qui il lavoro non manca mai, ed un buon fotografo fa sempre comodo.”

“Lei pensa che io sia un buon fotografo?”

“Oh si, lo penso.”

“Ma sono solo un paparazzo... di quelli che un giovane presidente di un'agenzia di successo come lei odia, no?”

“No... ti sei accontentato di essere un paparazzo, è diverso... e sei sprecato, credimi. Per questo ti voglio come mio dipendente..."

"Bhè... non so, gliel'ho detto... posso pensarci?" chiese Awaji.

"Ovviamente si. Nessuno ti costringe a darmi una risposta subito.” rispose Tetsu; poi si voltò verso Sakura. "Tu cosa ne pensi?" gli chiese.

Per Tetsu la sua opinione contava molto; in più di un'occasione, l'aveva consigliato sulla scelta del personale, e il suo intuito non aveva mai fallito.

"La penso come te. E sono ben disposto a dargli una mano, nel momento in cui dovesse accettare.” rispose il fotografo.

“Bene. Dunque, Awaji, io domani sera partirò per lavoro. Rimarrò nelle vicinanze, ma starò via due giorni; se in questo lasso di tempo avrai deciso cosa fare, puoi rivolgerti direttamente a Sakura. Ti darò il numero del mio cellulare in ogni caso, ma lo terrò spento, quindi ti consiglio di contattare lui." Tetsu scrisse il suo numero di cellulare su un pezzo di carta, e lo porse al ragazzo, insieme a un biglietto da visita dell'agenzia. "Ho faccende molto importanti da sbrigare, per cui non ci sarò per nessuno... chiama qui, e chiedi di Sakura. Se invece dovessi servirti più tempo, da lunedì puoi chiamarmi al cellulare."

"D'accordo.” rispose l'altro, prendendo i due pezzi di carta. “La ringrazio per l'offerta... e giuro che non me la sarei mai aspettata...”

“A volte capitano cose che ci stupiscono. E' ordinaria amministrazione...” Tetsu sorrise.

“Va bene, allora ci penserò su. Ora se posso, andrei via..."

"Prego.”

“A presto...” Awaji si alzò, strinse la mano agli altri due uomini, ed uscì dall'ufficio, chiudendosi la porta alle spalle.

Tetsu appoggiò la testa sullo schienale della sua poltrona di pelle, e si tolse gli occhiali.

Li posò sulla scrivania e chiuse gli occhi.

"C'è qualcosa che ti turba, Tetsuya?" gli chiese Sakura.

L'altro scosse lievemente la testa. “Sono stanco... sono davvero esausto.”

“Hai parlato con Haido delle foto?”

“Non ho ancora avuto modo di sentirlo, oggi...”

“Lo vedrai stasera, no?” chiese Sakura.

Stavolta Tetsu annuì “Ma non glielo dirò... lo farò quando sarò fuori Tokyo." disse.

"Lo porti con te?”

“No... mi raggiungerà in seguito." sorrise, e il fotografo capì che aveva qualcosa in mente.

"Ho capito.” disse, alzandosi in piedi e raggiungendo la finestra. “Poi mi racconterai tutto...” guardò il cielo fuori dai vetri , e sorrise a sua volta.

Incredibile quanto quel ragazzo avesse cambiato il suo amico.

“Certo.”

“Sai, Tet-chan, spero che lui accetti.”

“Davvero?”

“Si.”

“Perché?"

"Perchè mi farebbe davvero piacere, conoscere la persona che ti sta cambiando la vita." disse Sakura.

Tetsu sorrise di nuovo, ripensando al viso di Haido, e alla bellezza che emanava. “Già..." disse. " Lo spero anche io..."


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“Posso fumare, Tet-chan?”

“Preferirei non lo facessi, ti fa male... Ma puoi farlo, tranquillo.” rispose, accarezzandogli una gamba e sorridendo.

Haido si alzò a sedere, appoggiando la schiena alla spalliera del letto; allungò una mano verso il comodino alla sua destra, e prese una sigaretta dal pacchetto.

"Sei bellissimo...” disse Tetsu, continuando a tenergli la mano su un ginocchio.

Haido sorrise in un espressione di ringraziamento, tirando la prima boccata dalla mild seven appena accesa.

L'altro lo guardava attentamente, ammirando la sua figura seduta sul letto, con il lenzuolo che gli copriva solo la vita, e un po' della gamba, e il braccio con cui reggeva la sigaretta appoggiato su un ginocchio... era fantastico guardarlo così, nudo, mentre fumava dopo una notte intensa di passione, in cui avevano fatto l'amore instancabilmente, fino al giungere del mattino...


Tetsu sapeva di non aver mai visto nulla di più stupendo di quel candido corpo, che a contatto con le lenzuola di seta rosso scuro, sembrava incarnare il colore pallido e argenteo della luna, durante le notti di ultimo quarto...

Si sdraiò sul letto di fronte a lui, stendendosi su un fianco, e appoggiando la testa sul palmo della mano; con l'altra, accarezzava una gamba di Haido, e lo guardava fumare in silenzio.


Dopo qualche attimo gli chiese: “Haido... parlami un po' della tua famiglia, ti va?”

L'altro lo guardò un po' stupito, diede una leggera scossa alla sigaretta per farne cadere la cenere nel posacenere. "Cosa vuoi sapere?"

"Tutto ciò che puoi e che vuoi dirmi. Di te so ormai tutto... ma non mi hai mai parlato dei tuoi genitori, nè mai detto se hai fratelli o sorelle.”

Haido spense la sigaretta, e si sistemò meglio tra le lenzuola. "Non vorrei ti annoiassi."

"Non succederà. Se te l'ho chiesto è perché mi interessa, no?" l'interesse di Tetsu, nasceva probabilmente dal fatto che lui aveva raccontato all'altro davvero tutto della sua vita, e delle persone che lo circondavano, e desiderava sapere ogni cosa della persona che aveva di fronte.


"D'accordo... non sarà un racconto lungo, ho ben poco da raccontare sui miei."

"Tutto ciò che ti viene in mente. Non abbamo impegni, dopotutto, per questa notte." Tetsu sorrise; l'altro sospirò, e riprese a parlare, incoraggiato dal suo amante.


"Bhé, di mio padre non ricordo molto. Se n'è andato via di casa quando avevo quattro anni. A sentire mia madre, sembrava che non fosse un buon padre, nè un buon marito. Usciva di giorno, tornava di notte, molto spesso ubriaco... Si diceva avesse diverse amanti, anche molto più giovani di lui..."

Tetsu stava ad ascoltare in silenzio, quella voce che narrava del suo passato con una nota di risentimento.

"Mamma mi diceva sempre che io e lei da soli stavamo molto meglio che con lui... e alla fine, un bel giorno è sparito per sempre... Per quello che ne so, potrei anche avere fratelli o sorelle, in qualche parte del mondo, ma non l'ho mai saputo. Neanche mi interessa..." alzò le spalle, e portò entrambe le ginocchia al petto... le cinse con le braccia, e ci poggiò sopra la testa.

Tetsu annuiva di tanto in tanto, mentre Haido gli raccontava di sè.

"Non ricordo quando lui ci ha lasciati. Ero molto piccolo... però non dimenticherò mai ciò che ho dovuto passare per il suo egoismo... i momenti brutti che sono passati sulla mia pelle, e su quella di mia madre... ricordo come se mi avessero marchiato a fuoco, tutte le prese in giro dei bambini, che avevano entrambi i genitori ricchi , che li venivano a prendere a scuola con i loro bei vestiti, e le loro belle macchine...” la sua voce, d’un tratto s’incrinò... come se i suoi sentimenti di allora, fossero ancora vivi dentro di lui , e gli attanagliassero ancora le viscere, provocandogli un’indicibile rabbia.


Tetsu lasciò passare qualche attimo di silenzio, in attesa che Haido continuasse il suo discorso.

“Per quel che riguarda mia madre invece, era una persona molto forte... quando mio padre se n’è andato non si è mai persa d’animo, ed è sempre stata orgogliosa di essere stata capace di avermi cresciuta da sola. Poi però col tempo si è ammalata... i soldi non erano tanti; bastavano a malapena per le sue cure. Poi è morta, e da lì, il resto della storia lo conosci anche tu.” Haido sorrise ed aprì le braccia. “Vieni qui, abbracciami...”

Tetsu si sistemò a pancia in giù tra le sue gambe, stringendolo forte alla vita.

L’altro gli cinse le le spalle con le braccia, e gli accarezzò i capelli.

“In questo modo, sembra che sia tu a consolare me..” considerò Tetsu.

“Ma io non ho bisogno di consolazione, sta tranquillo. Mi basta solo rimanere così, ancora per un po’...”


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Il mattino seguente, quando Tetsu si svegliò, Haido dormiva ancora.

Gli baciò la fronte prima di alzarsi, e comincò a rivestirsi.

Come ogni squallida volta, prese il suo portafogli, e ne estrasse una generosa quantità di soldi, che lasciò sul comodino accanto al letto; prese tutte le sue cose, ed uscì.


Lasciò un messaggio in segreteria alla sua fidanzata, mentre si dirigeva a casa propria per prendere la valigia che aveva preparato il giorno prima.

La caricò nel baule della sua ferrari, e si mise in viaggio; vide un negozio di fiori aperto , e si fermò... aveva praticamente tutto in mente: un piano perfettamente sviluppato per farsi raggiungere da Haido.

"Buongiorno, desidera?" gli chiese la giovane fioraia, dai capelli rossi e il sorriso affabile.

"Buongiorno. Dovrei regalare dei fiori ad una persona molto speciale." disse Tetsu.

"La sua donna?" chiese la fioraia.

"Mh... si, diciamo di si."

"Bhè, direi che delle rose siano l'ideale, signore..."


Incredibile, quanto la ragazza ci avesse visto giusto... la delicatezza della pelle, il profumo dei capelli, il colore delle labbra... Haido sembtava incarnare la perfezione di una splendida rosa rossa.

"Si, credo sia perfetto." disse Tetsu, prendendo un foglietto dal raschino della sua giacca. "Può dunque far consegnare un grande mazzo di rose a questo indirizzo?"

La fioraia prese l'appunto con l'indirizzo, e disse: "D'accordo, manderò la mia collega per la consegna. A che ora preferisce?"

"Per le sei di questa sera andrà benissimo" rispose Tetsu; fece scrivere un biglietto da mandare inisieme ai fiori, pagò, ed uscì dal negozio con un gran sorriso sulle labbra.


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Il campanello suonò insistente per un paio di minuti, prima che Haido potesse sentirlo.

Si precipitò fuori dalla doccia gridando un: "Arrivo!", infilò un accappatoio, ed andò ad aprire. "Si, chi è?"

Sull'uscio c'era una ragazza carina dal sorriso radioso e gli occhi azzurri.

"Salve, sono del Sun&Flower di Shibuya, c'è stato chiesto di fare una consegna a questo indirizzo." disse la ragazza. "Lei è il signor Takarai?"

"Si, sono io." rispose Haido, stupito.

"Allora queste sono per lei. Anche se sinceramente, mi aspettavo dovessero essere per una donna... " la ragazza delle consegne gli porse un bellissimo mazzo di rose rosse, ed un bigliettino. "Mi scuso per l'equivoco."

"Si figuri, ci sono abituato. Grazie... da parte di chi sono?"

"Oh non so, signore, il biglietto è anonimo."

"Capisco. Grazie mille"

"Si figuri, grazie a lei. Buona giornata."


La ragazza sorrise, e se ne andò.

Haido si diresse in camera sua, chiedendosi chi avesse scelto di regalargli dei fiori tanto belli; li appoggiò sul letto, e lesse ciò che c'era scritto nel bigliettino:


"Hotel L'Arc en Ciel, Kyoto. Stanza numero 069, alle 21:30... ti voglio..."


Haido lesse e rilesse il biglietto tante volte, come se quelle parole potessero suggerirgli il mittente del messaggio.

La grafia non gli diceva nulla, non l'aveva mai vista prima.

Pensò che la persona che gli aveva mandato le rose, l'avesse fatto scrivere direttamente a qualcuno nel negozio di fiori.

In ogni caso, l'unica da tentare era raggiungere quell'hotel e scoprire chi lo stesse aspettando... o forse avrebbe potuto ignorarlo del tutto e lasciar perdere... in fondo era anche possibile che fosse tutto uno scherzo, o una montatura...

Eppure qualcosa gli diceva che non era così... Haido credeva di sapere chi poteva essere stato...





xto be continued...x

~End~

Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, grazie! ^__^

 

DUE PAROLE MIE: Non era mia intenzione mettere tutti quegli spazi ç_ç Il post non mi permetteva di toglierli, e siccome non avevo voglia di lottare, ce li ho lasciati D:
Fangirlato da: LittleKi alle ore 19:46 | link | commenti (9) | commenti (9)(pop-up)
categoria:larc~en~ciel, tetsu x hyde
venerdì, 08 agosto 2008
Moods: Un po' in ansia ><
Listening to: Exist Trace ~ Baptism

Salve *_* Ecco a voi dopo tanto, un altro aggiornamento! Purtroppo non posso ancora postare il quarto capitolo di Unconditional love, perchè mi sono appena accorta che non l'ho interamente ricopiato al pc... (scrivo sempre prima su block notes ;_;) mi dispiace tanto per chi lo aspettava, e prometto che arriverà presto!
Intanto, ecco a voi, una delle mie ultime fatiche: In front of the mirror. Naturalmente, haitsu anche questa xD... ma conoscendomi, non dovreste stupirvi più di tanto ormai *_*
Mi è stato detto dalla persona a cui è dedicata, ovvero il mio sole Ally, che la lemon che contiene toglie il fiato... ma io non so se è veramente così XD Lascio decidere a voi... bene, detto ciò, vi auguro una buona lettura!

Haitsu-banner-9










IN FRONT OF THE MIRROR
Fandom: L'Arc~en~Ciel
Pairing: Haitsu (TetsuxHaido)
Genere: Angst
Rating: NC-17
Status: One-shot completa.

~Nel momento in cui sono entrato in quella stanza, mi sono sentito come se tutto quello che avevo vissuto fino ad allora, fosse stato completamente annullato... come se non avessi mai vissuto nulla di troppo importante...

Eppure sapevo che qualcosa c'era...

Mentre mi aggiravo in quella stanza che mi inquietava non poco, sotto il suo sguardo... sapevo che nell'attimo stesso in cui sarei riuscito a uscirne, non sarei stato più lo stesso... ciò che è accaduto lì dentro, non potrò mai dimenticarlo... è un qualcosa che è rimasto impresso nel profondo di me stesso; marchiato a fuoco nella mia anima.

Non riesco a passare un solo secondo della mia vita senza pensarci... quell'incantesimo straordinario di cui sono prigioniero ancora oggi, non lascerà mai le mie membra, non smetterà mai di tormentare i miei pensieri... quella sensazione non smetterà mai di accompagnarmi in ogni sogno.

Mi ha fatto suo... per sempre...~


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Arrivai fuori casa sua più in fretta che potei.

Mi aveva detto di fare in fretta, perché aveva una sorpresa per me.

Pioveva a dirotto, ed uscendo di casa velocemente avevo finito per dimenticare l'ombrello... la mia solita sbadataggine...

Un po' infastidito dal fatto di essermi completamente bagnato, mi fermai fuori dalla sua porta per bussare, ma mi accorsi che era socchiusa.

La aprii ed entrai, ma non vedevo nulla, era tutto buio... neanche una minuscola luce era stata accesa.

“Tetsu” chiamai. Avanzai di un passo per affacciarmi in casa per vedere meglio, ma il risultato non cambiò di molto. “Tet-chan!” chiamai più forte il suo nome ma non mi rispondeva.

'Che cavolo!' pensai. 'Mi chiede di venire qua, e nemmeno si fa trovare in casa?'

“Tetsu, se è un dannato scherzo non mi sto divertendo per nulla! Se ci sei fatti vedere, o me ne va...” non ebbi tempo di finire la frase. Sentii un paio di braccia che mi avvolgevano alla vita, e spaventato, cacciai un grido, ma la stessa persona che mi stava stringendo mi tappò la bocca con una mano.

“Shh... piccolo, sono io..” mi disse la voce di Tetsu.

Mi rilassai tra le sue braccia, e smisi di dimenarmi. “Mi hai fatto paura! Andiamo, accendi una luce... che cavolo ci facevi appostato all'ombra?”

“Ti stavo aspettando...”

“E non mi potevi aspettare come mi aspetti di solito?” gli chiesi, un po' arrabbiato.

“Scusami...” disse, e mi baciò lentamente il collo. “Non ti muovere.” aggiunse.


Sentii che si allontanava dal mio corpo, quasi come se volesse privarmi dell'iniziale piacere che i suoi baci mi stavano provocando, e tornò poco dopo da me, abbracciandomi di nuovo per la vita. “Sta calmo e non dire nulla...” mi disse.

“Che cosa vuoi fare?”

“Shhh... fidati di me.”

Mi poggiò una mano su un fianco, e mi girò verso di lui. Con lo sguardo cercai subito il suo viso, ma l'oscurità non mi permetteva di vederlo...

Perché non mi lasciava guardarlo? Perché non accendeva quella maledetta luce e mi sorrideva come faceva sempre?

Privato della vista del suo splendido sorriso, mi sentivo così spaventato... volevo chiedergli che cosa avesse in mente di fare, ma non mi piaceva neanche l'idea di contraddirlo... decisi che se quella doveva essere la mia sorpresa, tanto valeva aspettare in silenzio.


Prese le mie mani tra le sue, mentre mi assicurava con la sua voce dolce che andava tutto bene.

Sussultai, nel momento in cui sentii qualcosa avvolgersi intorno ai miei polsi, stringendoli l'uno sull'altro.

“Tet-chan... perché mi stai legando?” gli chiesi.

“Stai tranquillo.” ripetè. “Lasciami fare...”

Non riuscivo a capire cosa avesse; la sua voce era calma e gentile come al solito, eppure non potevo fare a meno di trovarvi qualcosa di strano... c'era qualcosa di insolito... qualcosa che proprio non mi riusciva di cogliere.

Il mio cuore cominciò a palpitare più forte, quando avvertii il fruscio di un pezzo di stoffa, e poi la sensazione di venir bendato con esso...


“Tetsu... ti prego, mi stai spaventando... cosa stai facendo?”

“E' abbastanza evidente, no?” rispose in questo modo alla mia domanda, e mi strinse di nuovo da dietro... non mi ero neanche accorto di come mi fosse passato intorno.

Non riuscivo quasi a sentire i suoi passi sul pavimento.

Poggiò le sue mani sui miei fianchi, posandole poi più in basso, sul sedere.

“Adesso stai calmo, e seguimi...” disse, mentre mi accarezzava il sedere, in quel modo in cui sapeva di farmi totalmente impazzire.

“T-Tet-chan... dove andiamo..?” chiesi, ascoltando i battiti del mio cuore farsi sempre più pesanti.

“In un bel posto.” rispose, senza smettere di toccarmi. “Che cosa c'è, tesoro? Ti piacciono le mie carezze?”

“S-si... lo sai benissimo... che mi piacciono...”

Aumentò l'intensità delle carezze, e spostò la sua mano verso il mio inguine.

“Davvero? Dimmelo, su...”

“Ah... quanto sei crudele... p-perché mi tormenti? Lo sai che... ah... mi fai i-impazzire... stronzo...”

“E tu sai che mi piace sentirmelo dire...” mi baciò il collo, accarezzandolo con la punta della lingua.

“Mpf... b-bastardo...” sussurrai sottovoce.

“Vieni, dai...” mi trascinò con sé... non sapevo dove, ma mi portava con sé tenendomi per il braccio... mentre rosso in viso e infastidito dal fermarsi delle sue carezze, lo seguivo fuori di casa.


Mi teneva stretto, ma non abbastanza da farmi male.

Tet-chan è sempre stato così: possono balenargli in testa mille idee, tra le più strane e perverse... ma non abbandonava mai, quella dolcezza e quella gentilezza che contraddistinguono la sua persona.

Nei suoi gesti non c'era la minima fretta; sembrava sapesse perfettamente cosa fare, e con quale atteggiamento farlo, come se fosse stato tutto premeditato.

Sembrava non fregarsene minimamente neanche della pioggia che ci cadeva addosso.


D'un tratto ci fermammo, e sentii il suono dell'antifurto della sua auto che veniva disattivato.

L'acqua cadeva scrosciante su di noi, e la sentii battere forte sul tettuccio della vettura, nel momento in cui mi ci spinse dentro, sul sedile anteriore.

Chiuse la portiera senza dir nulla, e lo immaginai mentre prendeva posto dalla parte del guidatore.

Sussultai, quando sentii la sua mano poggiarsi sulla mia coscia.

“Stai calmo, mi raccomando...”

“Stronzo!” dissi, arrabbiato.

“Lo prendo come un complimento...” potrei giurare che in quel momento sorrideva perversamente e con malizia.

“Lo sai che odio quando mi lasci insoddisfatto...” mormorai più a me stesso che a Tetsu, mentre sentivo il rumore del motore che si accendeva.

“Presto ricomincerò da dove avevo lasciato, non preoccuparti...”

“Ma per quale cazzo di motivo, non posso vedere la strada?!” urlai, irritato a morte, mentre strattonavo i polsi, tentando di liberarmi. “Dannazione! Ti avrei seguito lo stesso, anche senza tutto 'sto mistero!”

“Non mi sarei divertito, però... ti pare?” la sua voce estremamente calma mi stava facendo letteralmente uscire dai gangheri.


“Tetsu, ascolta!” cominciai, dimenandomi come un matto. “Io ti amo più di ogni altra cosa al mondo, però mi sto seriamente incazzando! Quindi per favore, mi spieghi cosa cazzo c'è di divertente?!” aspettai invano la sua risposta, che non mi giunse mai. “Non mi rispondi neanche, stupido stronzo?”

Continuava a starsene in silenzio, ma tutto ad un tratto accelerò di brutto, e non vedendo nulla, cominciai ad agitarmi.

Andavo molto veloce, e stavo davvero cominciando a tremare di paura.

“Tetsu, vai più piano, per favore!” strano che una persona come lui, estremamente calma e prudente alla guida, potesse mettersi a correre tanto veloce.


Ad una curva presa con particolare violenza, e al dimenarsi convulso del mio corpo, sbattei contro la portiera.

Ciò fece aumentare a dismisura la mia rabbia e la mia paura.

Scoppiai a piangere, ed immediatamente avvertii il prurito della stoffa sugli occhi che assorbiva le mie lacrime. “Fa un po' quel che cazzo ti pare, bastardo!”

Mi rilassai sul sedile, e continuai a piangere in silenzio, fino a quando sentii l'auto fermarsi e Tetsu annunciarmi che eravamo arrivati.

Scese dalla macchina, e venne ad aprire la mia portiera; mi fece uscire e mi tolse la benda dagli occhi... non vedevo nulla comunque, con le lacrime che mi appannavano la vista come un velo.


Mi slegò i polsi, e non appena li ebbi liberi, gli assestai uno schiaffo in pieno viso. “Non provare a rifarlo mai più!” urlai, con la gola bruciante. “Mi hai fatto prendere una paura assurda, fottuto idiota!” restai a guardarlo, arrabbiato e ferito per qualche istante, poi Tetsu mi accarezzò i capelli.

“Scusami... un giorno capirai perché ti ho portato qua, e in questo modo...” disse.

A quel punto mi guardai intorno: c'era pochissima luce, e la pioggia che ormai ci aveva resi zuppi fino al midollo, contribuiva ad azzerare la mia visibilità.

Tuttavia riuscivo a scorgere il profilo di una costruzione barocca, e molto antica.

Si stagliava imponente contro il cielo, e il frastuono del temporale le donavano un aspetto sinistro, vagamente inquietante...

“Che posto è questo?” gli chiesi. Ancora una volta non mi rispose; prese soltanto la mia mano, e mi trascinò con sé all'interno dell'enorme casa.


Passando per le varie stanze, si respirava un odore stantio e antico; l'odore del tempo passato all'interno dell'edificio, invecchiandone le mura e deteriorandone l'aspetto...

Da quello che potevo scorgere dalle porte socchiuse, mentre avanzavamo in un lungo corridoio, sembrava che non ci abitasse nessuno da secoli, eppure allo stesso momento si sentiva ancora la presenza di persone, come se qualcuno ci avesse vissuto fino a poco tempo prima...

“Tet-chan...” provai a chiamarlo.

“Shh… siamo arrivati.”

Ci fermammo davanti a quella che sembrava la stanza che si trovava esattamente al centro dell’edificio.

Anche la porta era diversa; più grande, più scura, e sembrava quasi più antica delle altre.

“Dobbiamo entrare qui?” chiesi.

Tetsu si limitò a guardarmi, con una luce negli occhi che in quel momento avrei giudicato quasi pericolosa.


Abbassò la maniglia della grande porta, e quando l’aprì sussultai, vedendo la mia immagine riflessa in un migliaio di specchi.

Ce n’erano di diverse misure e forme, ma uno in particolare catturò la mia attenzione: era affisso al centro di una vasta parete, ed era molto più grande di tutti gli altri.

“C-che ci facciamo qua?” chiesi, stupito e forse anche un po’ spaventato da quell’ ambiente vagamente sinistro.

“Vieni…” disse.

Prese la mia mano e mi guidò davanti all’enorme specchio.

Mi ci fece posizionare di fronte, e mi abbracciò da dietro, stringendomi le braccia intorno ai fianchi.

Non capivo, sinceramente, quali fossero le sue intenzioni, ma restavo comunque ammutolito, troppo interdetto e curioso per dire qualcosa.


“Guarda, piccolo… guarda la tua immagine allo specchio… guardati…” mi ripeteva, mentre mi accarezzava. “Sei così bello… la tua bellezza è quasi pericolosa, lo sai Haido? Fai impazzire chiunque ti stia intorno, inevitabilmente… lo conduci lentamente alla follia, fino al punto in cui l’unica cosa da fare per salvarsi è prenderti e tenerti stretto, in modo da non farti scappare via…” mentre pronunciava queste parole, mi strinse più forte, baciandomi dolcemente il collo.

“E’ questo l’effetto che faccio?” chiesi, socchiudendo gli occhi.

“Si… proprio questo…” la sua mano si spostò, avida di toccare la mia pelle sotto la camicia.

“A-anche su di te?”

“Soprattutto su di me… mi fai andare completamente fuori di testa…” mi accarezzò la pancia e i fianchi, baciando di nuovo il suo collo. “Al punto che devo tenerti stretto a me…”

“Ma io n-non sto scappando…” sussurrai, mentre cominciavo a godere delle sue carezze sempre più intime. “N-non scapperei… n-non me ne andrei m-mai da t-te… Tet-chan..” ed era la cosa più vera che potessi dire… l’unica persona in grado di farmi provare un amore così forte, e di trasmettermene altrettanto, non l’avrei lasciata per nulla al mondo.

Non rispose stavolta, ma i suoi gesti furono più eloquenti di qualsiasi altra parola… girò il mio viso con una mano, e mi baciò con passione sulle labbra.

Eccitato da un bacio così intenso, aprii la bocca, per permettere alla sua lingua di accarezzare la mia… di giocarci, e di torturarla così piacevolmente da farmi sentire in paradiso….


Dalla mia gola uscì un gemito, nel momento in cui la sua mano si spostò ad accarezzarmi l’inguine, e a sfiorare intimamente quella parte tanto sensibile… sfilò dall’asola il bottone dei miei jeans, ed abbassò la lampo, portando la mano al loro interno.

“Era questo quello che volevi prima, vero?” mi sussurrò all’orecchio, con la voce che cominciava ad essere a sua volta eccitata. “…volevi che continuassi ciò che avevo iniziato, no?”

“S-si… ah…”

“Bene… fissa lo specchio, mentre lo faccio… e guardarti quanto sei dannatamente bello, quando provi il piacere che ti do…”

Spostai i miei occhi sulla superficie riflettente, e lo guardai, mentre mi abbassava un po’ i jeans e avvolgeva le dita intorno al mio sesso ormai teso.

Adoravo le sue mani; erano probabilmente la cosa che più amavo del suo bellissimo corpo… calde e morbide, dalle dita lunghe e affusolate, capaci di darmi il piacere più puro e più enorme possibile…

Mi morsi il labbro inferiore, mentre il ritmo della sua mano aumentava, e stringeva un po’ di più.

Le mie guance si infiammarono di un rosso vivo, succube dell’ondata di calore che mi arrivava ogni volta che la sua mano andava giù, tornava su, e poi di nuovo giù… in modo da farmi completamente perdere la ragione.

“Sei davvero stupendo… Doiha-chan… sei la cosa più bella che io abbia mai visto…” con la punta della lingua, mi accarezzava il lobo dell’orecchio, mordendolo piano e stuzzicandolo. “Mi fai venire voglia di prenderti… e farti mio in questo stesso istante…” sussurrò, mentre con l’altra mano slacciava i bottoncini della mia camicia nera.


Mi accarezzò il petto, portando le sue dita su uno dei miei capezzoli.

“T-tetsu… ahh… d-di più… t-ti prego…” i miei gemiti si facevano sempre più intensi e meno controllati.

Alla mia richiesta, strinse il mio sesso con più forza, muovendo la mano più velocemente.

Spostai il mio sguardo lungo la nostra immagine riflessa nello specchio… vedermi così… totalmente indifeso, vulnerabile e implorante tra le sue braccia, in un certo senso mi piaceva, mi faceva sentire bene… mi sentivo completamente suo, ed era questo che importava.

I suoi occhi, che guardavano ciò che faceva con la stessa curiosità e lo stesso interesse di un pittore che delinea i dettagli della propria opera d’arte… erano qualcosa di semplicemente unico e impagabile.

Brillavano di una luce vivida… scintillavano vogliosi e fantastici, e riflettevano la luce della moltitudine di candele che illuminavano la stanza.

La vista del suo viso immerso nel desiderio più puro, mentre si mordeva le labbra, eccitato dalla mia voce che gemeva sempre più forte, mi tolse le ultime forze, e mi riversai sulla sua mano, gridando il mio orgasmo con forza.


Mi voltai a baciargli la guancia, ed appoggiai la fronte sul suo collo. “Sei bellissimo, Tet-chan…” sussurrai, chiudendo gli occhi e cercando di calmare i battiti forsennati del mio cuore. “Eri… d-davvero stupendo… mentre mi davi piacere…”

“Sei tu che sei stupendo…” disse; osservò il mio liquido appiccicoso sulle sue dita, per poi portarselo alla bocca, e gustarlo con voglia, come se fosse la cosa più buona del mondo.

Restavo a guardarlo, passandomi la lingua sulle labbra, totalmente privo di qualsiasi forza.

Era davvero bello da togliere il fiato, e quella sera mi sembrava, se possibile, ancora più meraviglioso…

Quando ebbe finito di servirsi, sfilò dalle mie spalle la camicia che indossavo, disseminandole di baci e morsi che arrossavano la mia pelle chiara.


Alla caduta sul pavimento della mia camicia, seguirono quella dei miei pantaloni e dei miei boxer, e infine anche dei suoi vestiti.

Mi fece appoggiare allo specchio, e mi sostenni con le braccia, mentre Tetsu si faceva lentamente strada dentro di me, baciandomi la schiena.

Ero abituato alle sue intrusioni nel mio corpo, dopo anni di notti (e a volte anche giornate) di intensa passione trascorse insieme, ma alle prime spinte, dava sempre un leggero fastidio.


Pian piano passò, ed un immenso piacere percorse il mio corpo, mentre cominciavo a chiedere di più, tremando convulsamente sotto i suoi movimenti esperti e meravigliosi.

Spinse più a fondo, e più forte, più velocemente… e quando colpì quel punto capace di farmi sciogliere dal piacere, quasi urlai, in preda al godimento.


Ciò che desideravo in quel momento, era sentire la sua voce…

Di solito, ero io con la mia ad eccitarlo, invece quella volta volevo essere io a sentire quanto fossi in grado di farlo godere.

Strinse i miei fianchi con le mani, e spinse ancora di più, gemendo forte…

Si abbassò su di me, e nascose il viso nell’incavo tra il mio collo e la mia spalla; sentivo il suo cuore battere contro la mia schiena, mentre mi sussurrava all’orecchio parole dolci e sensuali…


“Ahh… t-ti amo… è fantastico, s-sentire mio il t-tuo corpo… fin dentro l’ani-ma…”

“Si… ahh… s-sono tuo… ah… s-sono solo t-tuo…”


Mi diede un profondo morso sulla spalla, e spinse sempre più forte e velocemente, fino al momento in cui venne svuotandosi nel mio corpo, con un grido alto e potente.


Quando uscì da me, provai la solita fastidiosa sensazione di incompletezza, tipica di momenti come quelli.

Di solito, una volta sciolta la nostra unione fisica, Tetsu mi abbracciava forte, e con estrema dolcezza; e così fece anche quella volta… mi strinse tra le sue braccia, che cullarono il mio corpo stanco e le mie membra esauste per qualche istante, per poi rivestirci dei nostri abiti bagnati ed uscire dall’edificio.


“Scusami.” Disse Tetsu, fermandosi. “Devo rimetterti questa.” Aggiunse, tirando fuori dalla tasca la benda che mi aveva messo in precedenza sugli occhi.

“E’ proprio necessario?” ribattei infastidito, seppure il nostro amplesso mi abbia tolto la forza di combattere contro tutti quei misteri.

“Si, lo è… ti prego…”

“Va bene, come vuoi.” Mi lasciai bendare gli occhi, e mi lasciai condurre fino alla macchina.

Una volta salito, mi appoggiai stancamente al sedile, e chiusi gli occhi sotto la benda.


“Ha smesso di piovere.” Disse Tetsu dopo un po’, mentre guidava, stavolta lentamente, verso casa.

“Meno male.” Risposi. “Stava diventando deprimente, tutta quella pioggia…”

“E’ vero, a lungo andare stanca.”

“Tet-chan?”

“Si?”

“Posso chiederti perché mi hai portato in quel posto?”

Ci fu qualche istante di silenzio, poi quando Tetsu parlò di nuovo, lo fece con una voce più bassa e profonda del normale: “Volevo mostrartene i benefici… entrare là dentro fa sentire il cuore più leggero, e la mente più vuota.

“E’ vero…” commentai. “E’ come se fosse magico.”

“Si”

“Immagino che non mi risponderai, se ti chiedo come hai scoperto quel posto, e quante volte ci sei stato…”

“Immagini bene.” Disse Tetsu.

“Però… è stato bello farci l’amore.”

“Anche per me.”

“Ti amo, Tet-chan…”

“Anche io ti amo.”


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Da quel giorno, Tetsuya non mi ha mai più riportato in quel posto.

Non ne abbiamo neanche più parlato.

Quando tornammo a casa, fu come se nulla fosse accaduto… guardammo insieme la tv, abbracciati sul divano del suo salotto, e facemmo l’amore per ore… ma la casa con gli enormi specchi, sembrava non aver lasciato nelle nostre menti alcun ricordo.

Molte volte, l’ho cercata, e per molto tempo.

Ho passato notti intere in macchina, ho girato la città in lungo e in largo, ma di quella casa non ne ho mai trovato neppure l’ombra…

Sembrava fosse sparita nel nulla.

E non ho ancora capito il senso delle parole di Tetsu, ma sono certo che prima o poi ci arriverò…

E quel giorno, potrei anche trovare la casa che ha tormentato a lungo i miei pensieri da sveglio, e i miei sogni, durante le notti.

Potrei anche ritrovarla e rimanerci per sempre…lontano da tutto e da tutti, con soltanto Tetsu al mio fianco.


Sarebbe come raggiungere il paradiso…



~End~

Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, grazie! ^__^

 

DUE PAROLE MIE: Gli specchi sono oggetti che io odio dal profondo del cuore. Vedere riflessa la mia immagine è sempre stata una cosa abbastanza spiacevole per me... un bel complimentone quindi, a chi ha saputo farmi usare gli specchi in un modo insolito, ma almeno più interessante XD

Fangirlato da: LittleKi alle ore 22:11 | link | commenti (8) | commenti (8)(pop-up)
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