martedì, 15 luglio 2008

Moods: Assonnata =O=
Listening to: La musica che proviene dal bagno di Rosiel O_O +gela il sangue nelle sue vene+

Allora... tanto per dire, non è che io lo faccia a posta, ad aggiornare il mio povero blog di fanfiction a cadenza mensile... è che il mio pc mi gioca sempre orribile scherzi, accidenti a lui! è_é Adesso approfitto della connessione di Rosiel per postare il terzo capitolo della mia Unconditional love... alcune parti di questo capitolo, forse risultano un po' pallose, e me ne scuso =_= Ma sono funzionali alla storia, e non ho potuto proprio evitarle *^* Abbiate pietà di me *^* Se penso a tutte le cose che dovrei postare, mi vengono i brividi... +sbianca+ piano piano, piano piano... si si ù_ù Dunque, chiacchiere inutili a parte... buona lettura! *_* E grazie come sempre a Bo-chan per il banner <3

Laruku!! (24)

UNCONDITIONAL LOVE [capitolo 3]
Fandom: L'Arc~en~Ciel
Pairing: Haitsu (TetsuxHaido)
Genere: AU
Rating: NC-17
Status: In corso...
Personaggi esterni: Ayana Sakai (Tetsu's wife), Kaori Mochida (From E.L.T.), Takanori Nishikawa (From Abingdon Boys School) <-- ma non è ancora comparso XDD

 

Sakura guardava il bel modello attraverso l'obbiettivo della macchina fotografica, mentre gli scattava le foto.

Anche quel giorno lavorava con Ken Kitamura, ed aveva intenzione di scambiarci quattro chiacchiere.

Aveva un carattere molto compatibile con quello del modello, grazie al quale, tra di loro si era creato un buon rapporto.

 

“Facciamo una pausa.” disse d'un tratto il fotografo. “Ken, vieni, andiamo a fumare una sigaretta.”

“Va bene.” rispose Ken, seguendo l'altro fuori dallo studio; Sakura prese un accendino, e accese la sua sigaretta, poi accese quella dell'altro.

Stettero qualche istante in silenzio, mentre il fotografo lo guardava.

L'altro si accorse del suo sguardo. “Che c'è” chiese.

“Dimmelo tu che c'è” rispose Sakura, alzando le spalle.

“Che vuoi che ci sia?”

“Che stai combinando, Ken?” gli chiese, senza troppi preamboli. “Perchè cerchi in ogni modo di ribellarti?”

Ken sorrise, sarcastico. “Te l'ha detto il capo, di parlarmi? Cos'è,  mi vuole licenziare?”

“Vedi? E' questo tuo atteggiamento che non va. Tetsu non centra nulla, ti sto parlando come amico. E se pure volesse licenziare qualcuno, non lo verrebbe certo a dire a me, ti pare?”

Ken non rispose.

“Davvero, Ken, stammi a sentire, smettila di fare troppe cazzate. Non ti porteranno da nessuna parte. Fai soldi a palate anche con un'apparizione di venti secondi, perchè non te lo fai bastare?”

“Non ho mai detto che non mi basta.”

“Sembra proprio così  però..”

Il modello sospirò, tirò una boccata alla sua sigaretta, alzò la testa e soffiò il fumo in alto, tutto con movimenti inconsapevolmente sensuali, e tornò a guardare in direzione del suo amico.

“Ascolta, Sakura... purtroppo sono fatto così. Non lo faccio apposta... è che non posso smettere di farmi piacere le donne solo per un capriccio del capo.” disse.

Sakura scosse la testa, sorridendo. “Mi sa che non ci siamo proprio capiti. Nessuno ti vieta di farti tutte le donne che vuoi... soltanto, fallo lontano dagli obbiettivi dei paparazzi, ti pare? Bisognerebbe che tu capissi anche che non si tratta di 'un capriccio del capo', ma è detto per il bene tuo, del tuo talento, e del tuo successo.”

“Stai dicendo che il mio successo è in pericolo?”

“Si, esatto.”

Ken spense la sua sigaretta in un posacenere posato sul davanzale. “Cosa te lo fa pensare?”

“Non lo penso, Ken, è proprio così. Se Tetsu non riuscisse a far ragionare Awaji, saresti in guai abbastanza seri, sai? La tua popolarità potrebbe essere compromessa e crollare. Non lo dico io, è questo mondo che funziona così

Il modello infilò le mani in tasca, e con un movimento della testa, scostò un ciuffo di capelli dalla fronte. “Va bene, starò più attento.”

“Lo spero per te, amico...” rispose Sakura, spegnendo a sua volta la sigaretta.

“Lo farò,  promesso.”

“D'accordo, voglio fidarmi. Ora però torniamo dentro, che dobbiamo finire il lavoro...” il fotografo gli battè una pacca sulla spalla, e tornarono nella stanza dove stavano scattando le foto per il set.

Sakura sperava che le parole dell'amico fossero davvero sincere, e che davvero si sarebbe comportato meglio.

'Speriamo bene' pensò, mentre posava lo sguardo sul bel ragazzo, attraverso l'obbiettivo della macchina fotografica.

 

 

Ayana scostò la caffettiera dal fuoco, e spense la fiamma del fornello.

Sentiva la voce del suo fidanzato provenire dal salotto, mentre parlava al telefono probabilmente con l'occasionale collega di lavoro.

Versò il caffè in una tazza, e vi lasciò cadere una zolletta di zucchero...  a Tetsu non piaceva troppo dolce.

Quando entrò in salotto portando con sè la tazza, il suo compagno alzò lo sguardo su di lei, e le sorrise; congedò il suo interlocutore, e prese il caffè che Ayana le porgeva.

“Chi era?” gli chiese lei.

“Lavoro. Domani mattina devo incontrare un paparazzo.” rispose Tetsu, mentre la ragazza gli si poggiava addosso; le portò un braccio intorno alle spalle, e le baciò i capelli, in gesti che ormai gli venivano automatici, e non perchè dettati da un qualche particolare sentimento.

“Un paparazzo?”

“Già. Mi sta dando del filo da torcere, e in un modo o nell'altro deve smetterla. Non ho voglia di perderci tempo.”

“Capisco. Sono certa che ce la farai.” disse lei, guardandolo negli occhi.

 

Parlare di lavoro con Ayana, era una delle cose che a Tetsu era sempre risultato più facile.

Preferiva parlare di ciò che gli succedeva ogni giorno, piuttosto che del loro futuro insieme.

Anche perchè non riusciva proprio ad immaginarselo, un futuro con lei...

Ogni sua scelta, ogni sua decisione, Tetsu l'aveva sempre presa immaginandosi senza Ayana al suo fianco; per ogni obbiettivo che si era prefissato, si era sempre figurato da solo.

Non aveva mai tenuto in conto, l'idea di una moglie, e di un eventuale famiglia.

Voleva ad Ayana molto bene, in fondo erano amici d'infanzia, ma non era amore ciò che provava... non lo era nella maniera più assoluta, e non gli interessava nemmeno.

E tutto ciò gli interessava ancora di meno, da quando aveva cominciato a frequentare Haido...

 

D'un tratto si accorse che la ragazza lo guardava fisso, con il viso molto vicino al suo collo.

“Che c'è,  Aya-chan?” le chiese, stupito.

Ayana gli scostò il colletto della camicia, per guardare meglio il punto che le interessava. “Che hai qui, Tet-chan?”

“Eh? Dove?” chiese Tetsu, fingendo di non capire. In realtà aveva inteso perfettamente cosa la sua ragazza avesse trovato.

“Hai un segno sul collo.”

“Che cos'è?

“Non fare finta di non capire, questo è un succhiotto!” rispose Ayana, guardandolo in modo sospettoso negli occhi.

“Bhè, me l'avrai lasciato tu, no?” disse Tetsu, alzando le spalle.

“Io? Ti ho fatto un succhiotto con tanta forza?” chiese Ayana stupita, corrugando le sopracciglia.

“Evidentemente l'hai fatto in un momento particolarmente passionale, no?” le sorrise, e la ragazza arrossì un po'.

“Sarà come dici... comunque non ricordo di avertelo fatto.”

“Se il momento era particolarmente passionale, è più che normale che non te ne ricordi, no?”

Ayana annuì.

Tetsu  finì di bere il suo caffè e si alzò in piedi. “Io vado a fare una doccia, Aya, ho un impegno più tardi.” disse.

“Ok.”

“Grazie per il caffè, era ottimo.” si chinò a baciarla, per poi dirigersi verso il bagno.

 

Si spogliò, ed entrò sotto la doccia.

Chiuse gli occhi, sotto il getto dell'acqua calda, e ripensò all'occasione in cui gli era stato lasciato quel segno rosso, che creava un forte contrasto sulla sua pelle chiara... contrariamente a ciò che aveva fatto credere alla sua fidanzata, non era stata affatto lei a farglielo.

Quel marchio fatto con tanta possessività e passione, era opera del frutto di ogni sua recente fantasia... ogni sua recente immaginazione.

La persona con la quale provava la più forte attrazione sessuale che avesse mai provato in tutta la sua vita... Haido.

 

D'un tratto sentì dei passi lungo il corridoio, e una mano bussare sulla porta del bagno.

“Io torno a casa, Tet-chan...” gli disse la voce di Ayana, al di là della porta.

“Va bene.” rispose Tetsu, restando in ascolto dei passi che si allontanavano di nuovo; lui e Ayana vivevano ancora in case diverse, dal momento in cui entrambi avevano in precedenza convenuto di evitare la convivenza fino al giorno del matrimonio.

Ed era una delle poche scelte di cui Tetsu gli era davvero grato...

 

 

Fissò la sua immagine riflessa nello specchio; il vapore emanato dal caldo getto dell'acqua riempiva ancora la stanza, e dopo la doccia, il segno rossastro era ancora più evidente sulla pelle di Tetsu.

Quel succhiotto era diverso da tutti quelli che gli lasciava Ayana; essendo Haido un ragazzo, metteva di sicuro più forza nei suoi gesti, e Tetsu sentiva come se quel segno gli ricoprisse l'intero corpo, e non soltanto il collo.

 

Improvvisamente, gli venne voglia di sentire la sua voce...

Uscì dal bagno con un asciugamano intorno alla vita, e si diresse in camera da letto.

Si avvicinò al telefono, e compose il numero che ormai conosceva a memoria.

 

“Moshi moshi?”

“Haido?”

“Tetsu...” rispose, con voce stupita.

“Hai... ti disturbo?” chiese Tetsu, adagiandosi sulle morbide coperte del letto, mentre le vibrazioni di quella voce inebriavano i suoi sensi, passando attraverso le orecchie.

“Certo che no! Ma come mai mi hai chiamato?”

“Avevo voglia di sentire la tua voce...” disse Tetsu, passandosi una mano tra i capelli ancora bagnati. “Ti dispiace?”

“Ovvio che non mi dispiace...vorrei fare qualcosa in più, oltre a farti sentire la mia voce...” disse Haido.

“Anche io. Vorrei tanto vederti...”

“Dai che domani arriva in fretta. Così possiamo stare insieme.”

“Non vedo l'ora...” disse Tetsu, socchiudendo gli occhi, mentre cominciava a massaggiarsi i capelli con l'asciugamano pulito che aveva portato con sè.

“A proposito, mi hai lasciato un succhiotto stupendo sul collo, ieri notte...”

“Davvero?” chiese Haido, un po' allarmato. “Mi spiace... e per caso... ecco...” farneticò, tentando di dire qualcosa.

“Se per caso Ayana se n'è accorta?” terminò Tetsu per lui, sentendolo in difficoltà.

“Già” rispose l'altro.

“Si, l'ha visto... ma l'ho convinta che sia stata lei a farmelo, tranquillo!” aggiunse, sentendo Haido quasi trattenere il fiato per lo shock.

“D-dici davvero?”

“Certo che si!”

“E come ha fatto a crederci? Io non ci sarei mai cascato!” disse, alzando un po' il tono di voce.

“Non lo so... pensavo fosse più difficile, e invece se l'è bevuta.”

“Cavolo...”

“Dai, non stare a preoccuparti...” disse Tetsu, giocherellando con il filo di gomma del telefono. “Ayana è del tutto innocua, e non sospetterebbe mai di me.”

“Questa si che è una fortuna.”

“Già... Cambiamo argomento, piccolo, non mi piace parlare di lei, quando sono con te.” considerò Tetsu, nonostante fosse stato lui, il primo a nominarla.

Haido parve non farci caso; disse soltanto: “Ok”

 

“Cavolo, l'unica cosa bella della mia giornata di domani, sarai tu, lo sai?”

“Davvero?” chiese Haido, con un tono di voce decisamente più addolcito.

“Oh si...” rispose l'altro. “Sarà una giornata infernale...”

“Non preoccuparti, Tet-chan...  domani sera ci penserò io a portarti in paradiso.” sussurrò Haido, provocante e malizioso.

Valeva la pena di vivere ogni singolo secondo, stando a contatto con una persona come lui.

Sapeva sorprendere e rendere felici davvero con pochissimo.

“Ohh... davvero non vedo l'ora...”

“Nemmeno io...”

“Bhè  tesoro, adesso ti lascio... tra pochissimo ho un impegno di lavoro con uno dei miei fotografi...”

“D'accordo.”

“A domani sera.”

“Si, a domani.”

“Ciao” disse Tetsu, e mise giù la cornetta.

 

Si alzò dal letto, ed aprì l'armadio.

Scelse con la solita cura i vestiti da indossare; mise un paio di jeans scuri, e una camicia nera: abbigliamento semplice, ed elegante.

Il fotografo con il quale doveva vedersi, era Sakura... avevano preso appuntamento meno di due ore prima.

Tetsu aveva da chiedergli qualcosa di molto importante per lui; non sapeva neanche come gli era venuta una tale idea, ad essere sinceri... ma la trovava così bella, che non aveva trovato il coraggio di lasciarla perdere...

Posizionandosi davanti allo specchio, scelse qualche accessorio da indossare: la collanina con il ciondolo a forma di chiave che portava sempre, l'orologio, e qualche anello.

Mise apposto i capelli, afferrò le chiavi della sua macchina ed uscì di casa.

 

Una volta entrato nella sua ferrari, mise in moto ed accese la radio; si diresse quindi verso l'appartamento del suo migliore amico di sempre, luogo che avevano stabilito per l'appartamento.

Canticchiava di tanto in tanto le canzoni che la radio trasmetteva, mentre sterzava occasionalmente a destra o a sinistra, imboccando incroci e svoltando angoli.

Nonostante possedesse una delle macchine da corsa più prestigiose e costose che ci fossero sul mercato, non aveva voglia di correre per nulla... al contrario, più calma era la sua guida, più si rilassava.

Era un ottimo guidatore, e stare in macchina con la musica accesa a volume non troppo alto era uno dei suoi passatempi preferiti.

Adorava girare per le strade di Tokyo di notte, quando le luci della città illuminavano le vetrate dei grandi grattacieli e si riflettevano sui finestrini della sua macchina.

E adorava momenti simili soprattutto quando al suo fianco c'era Haido... quando questi gli accarezzava i capelli e il collo mentre guidava, e quando poi finalmente si fermavano sotto casa di uno di loro, o in prossimità di un love hotel...

 

Il loro rapporto era del tutto particolare...

Era nato da una necessità di Haido, e dall'enorme attrazione che Tetsu aveva sempre provato nei suoi confronti.

Unendo le due cose, Haido aveva finito per fare da sua prostituta personale...

Tetsu odiava vedere la situazione in quei termini, per cui ci teneva ed aveva sempre preferito pensare a lui come ad un amante, e non come a un mantenuto.

Ragionamento decisamente ipocrita, ma che a lui stava bene...

Anche se ciò non toglieva comunque che Tetsu lo pagava; lo riempiva di soldi in cambio di compagnia, prestazioni sessuali incluse, e se da una parte si faceva schifo per ciò, dall'altra non sarebbe mai riuscito a farla finita.

L'alchimia che lo legava ad Haido, era qualcosa di nettamente superiore alla semplice attrazione fisica... a volte gli sembrava davvero l'unica persona al mondo in grado di capirlo sul serio...

Un po' come Sakura, in fondo... le basi del rapporto erano totalmente diverse, ma erano le sole due persone che riempivano di enormi emozioni la sua vita.

 

Parcheggiò la macchina sotto casa del fotografo, si avvicinò alla porta e bussò.

Dovette attendere un po' prima che Sakura andasse ad aprire.

“Scusami, Tet-chan, ero al telefono...” disse, facendosi da parte per far entrare l'amico.

“Figurati, non importa.”

“Vieni, accomodati...” Sakura lo invitò a sedersi in salotto. “Fai quello che vuoi, io intanto ti preparo il caffè..”

“E' un po' cambiata casa tua, vero?” chiese Tetsu, guardandosi intorno.

“Dici? Ho solo fatto qualche modifica qua e la.” disse la voce dell'amico dalla cucina.

In effetti era diversa dall'ultima volta che c'era stato, poche settimane prima.

Sulle pareti, accanto ai premi per la fotografia da lui vinti, che erano sempre stati affissi, c'erano ancora più foto, e un pannello decorativo abbastanza grande, con l'ingrandimento dell'immagine di un tramonto sulla spiaggia...

 

Tetsu aveva sempre considerato Sakura un grande artista, e lo lusingava non poco, il fatto di poterlo annoverare tra i suoi dipendenti... ma ogni volta che vedeva una sua nuova creazione, un suo nuovo scatto, si sorprendeva di quanta passione e abilità fossero colmi...

“Ehi, Yacchan spiegami una cosa...” cominciò, andando a sedersi sul divano del salotto.

“Dimmi pure” rispose la voce dell'altro. 

“Lavori per me, fotografando i miei modelli di mattina, ed il pomeriggio lo passi a sviluppare le foto... quando trovi il tempo di fare cose così belle?”

Prima che potesse ascoltare la risposta dell'amico, questi entrò in salotto, con due tazze di caffè poggiate su un vassoio.

Si sedette sulla poltrona di fronte a Tetsu, e guardò le foto sparse in giro per la stanza.

“Sai, i miei momenti preferiti per fotografare sono l'alba e la notte... approfitto dei tramonti solo nei giorni festivi...” sorrise, e di quel suo sorriso bello e solare.

“Ce ne vuole di pazienza, eh?”

“Ce ne vuole di più per sopportare te, amico mio...”

“Oh, viva la sincerità!” esclamò Tetsu, scoppiando a ridere.

“Eh bhè!  Cosa non si fa per amicizia!” disse Sakura, sorseggiando il suo caffè caldo.

Tetsu prese la sua tazza ancora ridendo, e ci soffiò dentro per rendere più tiepido il liquido: non gli erano mai piaciute le cose troppo bollenti...

 

“Dunque, Tet-chan...” cominciil fotografo, tornando serio. “Hai detto che dovevi chiedermi un favore...”

“Si” rispose Tetsu, bevendo un sorso del caffè.

“Di che cosa si tratta?”

“Bhè, è una cosa molto importante, per me... ecco, volevo farti incontrare Haido.”

Sakura lo guardò per un lungo istante, con un'espressione seria e impenetrabile.

L'altro sosteneva il suo sguardo con intensità  aspettando una risposta, che sperava fosse positiva.

“Come mai?” chiese invece.

“Voglio che tu gli scatti delle fotografie... voglio che posi per te, e per le tue bellissime foto, se puoi...”

“Lui è d'accordo?”

“Non gliel'ho ancora chiesto..” rispose Tetsu, finendo il suo caffè. “Volevo prima chiedere a te se potevi...”

“Capisco..”

“Credimi Sakura, lui è.. bellissimo. Ha un corpo magnifico, e un viso così bello che mi lascia senza fiato. Le sue labbra sono semplicemente perfette, e i suoi occhi... meravigliosi...” disse Tetsu, pensando alla dolce figura del suo amante, lasciandosi andare alle immagini e ai ricordi ancora freschi di qualche notte prima.

Sakura si alzò, accese una sigaretta, e diede le spalle all'amico, appoggiandosi al davanzale della finestra.

“Una persona così bella...” disse, aspirando il fumo e soffiandolo nell'aria. “...sarebbe perfetta per delle foto...”

“Già” rispose Tetsu.

“Va bene, Tet-chan... parlane con lui, e se sarà d'accordo io lo farò.  Lo fotograferò per te.” disse il fotografo, girandosi verso l'amico, che sorrise ed annuì.

“Grazie, Sakura... ti ringrazio davvero.”

“Non devi.”

“Bhè, sappi che non te l'ho chiesto solo perchè sei il miglior fotografo che conosca. Te l'ho chiesto soprattutto in qualità di mio migliore amico.”

“Ed è per questo che io ho accettato.”

“Bene. Chiaramente avrai la ricompensa che ti spetta...”

“No, Tetsu...” disse Sakura, interrompendolo. “Non voglio soldi. Mi basta l'ottimo stipendio che mi dai ogni mese. Questo è soltanto il mio lavoro, dopotutto... e tu sei il mio capo, quindi sarà come fotografare un qualsiasi modello dell'agenzia.”

“Ma sei sicuro?” gli chiese Tetsu.

“Certo, tranquillo. Mi offrirai una cena...” disse Sakura, spegnendo la sigaretta in un posacenere. “A proposito di cena, mangi con me?”

“D'accordo.” rispose Tetsu, sorridendo.

“Bene, usciamo allora, conosco un ristorante con un'ottima cucina.” disse il fotografo, prendendo la sua giacca di pelle.

“Ok, andiamo...” rispose l'altro, ed entrambi uscirono di casa.

 

Decisamente, chiedere a Sakura era stata la cosa migliore...


xto be continued...x

~End~

Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, grazie! ^__^

Oggi mi voglio rovinare XDDD Ne posto due, tiè...

KenxTetsu-banner

 

LET'S PLAY!
Fandom: L'Arc~en~Ciel
Pairing: KenxTetsu
Genere: Travestimenti are love XD
Rating: PWP
Status: Completa - One-shot

“Ehi, piccolo... giochiamo un po'.” disse il chitarrista, con un sorrisetto, avvolgendo le sue lunghe braccia intorno alla vita del suo amante.

Tetsu sorrise, e piegò la testa di lato, sentendo il naso dell'altro strofinarsi  contro il suo collo.

“Dopo, Ken-chan, dai... sto tentando di cucinare qualcosa.” rispose, allungando una mano verso il mobile dove riponeva il barattolo del sale. “Ken, mi lasci per favore?” chiese ridendo.

 

“No.” rispose. “Andiamo, cucini dopo...”

“Non hai fame?”

Il chitarrista  spostò leggermente il colletto della camicia bianca di Tetsu, e gli diede un piccolo morso nell'incavo tra il collo e la spalla. “Ho fame di te...” disse.

 

Tetsu arrossì, sentendo il suo cuore battere forte.

Erano anni ormai, che lui e Ken stavano insieme, eppure le attenzioni che gli rivolgeva, e le emozioni che sapeva regalargli, erano sempre ugualmente intense quanto la prima volta che le aveva provate sulla propria pelle.

 

Si girò tra le braccia di Ken, e gli poggiò le mani sulle spalle, guardandolo con un'espressione leggermente stupita.

“Che ci fai ancora vestito così?”

“Quelli dello staff hanno detto che potevamo tenerci i costumi, se volevamo.” rispose il chitarrista, indicando la divisa da poliziotto che aveva dovuto indossare per un set fotografico insieme a Yukihiro.

“E perché te lo sei tenuto?” chiese il bassista.

“Bhé, Tet-chan, ho pensato potesse essere utile...” rispose l'altro, e Tetsu intuì subito la punta di malizia celata dietro quelle parole.

Conosceva Ken troppo bene, e sapeva quanto quel sorriso sornione e quegli occhi che sapevano scavargli dentro, potessero essere pericolosi.

“Ah si, e per cosa?”

“Ah, dai amore, lasciami giocare e fidati di me...” disse, stringendo i fianchi di Tetsu; l'altro avvolse le sue braccia intorno al collo del chitarrista, e gli baciò una guancia.

“Dai, fallo... voglio proprio vedere cosa hai in mente.” disse.

Non che si fidasse poi così tanto, a dire il vero...

Ken gli prese il viso tra le mani, e lo baciò sulle labbra.

 

Accarezzò la sua bocca sottile con la punta della lingua, prima di forzarla con essa a schiudersi, per raggiungere quella di Tetsu.

Il bassista chiuse gli occhi, lasciandosi andare al contatto della bocca del suo amante... gli accarezzò i capelli e il collo, mentre l'altro gli accarezzava la schiena, infilando le mani sotto la camicia bianca.

 

“Vieni...” sussurrò Ken, nell'orecchio del bassista, prendendogli la mano e trascinandolo con sé.

Lo portò in camera da letto, e lo spinse, facendolo ricadere sul materasso.

“Ma quanto siamo dolci!” esclamò Tetsu, sarcastico.

Il chitarrista sorrise, e spinse il suo compagno più in alto, in modo da farlo appoggiare alla spalliera del letto, per poi sedersi cavalcioni su di lui.

 

“Hai intenzione di far divertire anche me, in questo gioco, Ken-chan?” chiese provocatorio il bassista, poggiando le mani sui cuscini del letto, stringendone appena la morbida stoffa tra le mani.

“Ma certo, honey...” rispose Ken.

Si abbassò sul viso dell'altro, riprendendo a baciarlo, mentre con le mani gli accarezzava il petto e i fianchi.

Prese le mani di Tetsu tra le sue, e le portò alla spalliera del letto, facendole appoggiare al ferro battuto.

Si staccò per un istante, e lo guardò, continuando ad accarezzarlo. “Adesso sta fermo...” gli intimò.

“Perché?”

“Perché sei un bambino cattivo... e i bambini cattivi devono essere puniti...” rispose il chitarrista, slacciandosi la giacca della divisa; se a sfilò di dosso, e la gettò oltre il letto, fino a farla cadere al suolo.

“Ah si? E che cosa avrei fatto di male?” chiese il bassista, fingendosi stupito.

“Questo...” rispose Ken, prendendo la sua mano e posandola sul proprio inguine. Si avvicinò poi ulteriormente al viso di Tetsu, per sussurrargli all'orecchio: “Mi hai fatto eccitare...”

 

“Oh...” rispose l'altro, assecondando il suo gioco. “Non era mia intenzione, agente...”

“Però è successo...”

“Come posso rimediare?”

“Oh, non c'è un modo. Devi pagare e basta...” disse Ken, accarezzando il collo del suo amante con la lingua, facendolo rabbrividire.

“Ahh...” gemette Tetsu al contatto. “E qual è la pena da scontare?”

“Lasciala decidere a me...”

 

Ken slacciò uno per uno i bottoncini della camicia bianca che l'altro indossava, ma non gliela tolse del tutto... lo lasciò a petto scoperto, e prendendolo per i fianchi lo fece scivolare un po' più in basso sul morbido letto.

Incrociò i suoi polsi l'uno sull'altro, e li bloccò con una mano, mentre con l'altra cercava a tentoni nella tasca posteriore dei suoi pantaloni.

Quando trovò quello che cercava, lo mostrò a Tetsu, che alzò un sopracciglio, scettico.

“No, tesoro tu quelle non me le metti...” disse, guardando le manette che l'altro brandiva.

“Certo che si...”

“No, non ti permettere! Lo sai che non mi piace essere legato!” disse il bassista infastidito, ma Ken non se ne curò.

Tenne ben fermi i suoi polsi, e anche se l'altro provava a dimenarsi e a liberarsi, non riusciva comunque a raggiungere la sua forza, così anche se con qualche sforzo, riuscì a chiudere i suoi polsi con le manette, e il metallo strideva in modo quasi fastidioso, sulla superficie di ferro della spalliera.

 

“Ken, lasciami!”

“Shh... stai calmo...”

“Non era questo quello che intendevo per divertimento, idiota! Lasciami andare...” disse Tetsu, dimenandosi ancora.

“Rilassati e vedrai quanto ti divertirai...” rispose Ken, allentando il nodo della propria cravatta. Lo sciolse e se la sfilò, lasciandola cadere a terra insieme alla camicia.

Il bassista continuava a protestare, seppure dovette ammettere a se stesso che la situazione non era per nulla fastidiosa, anzi... stava anche cominciando ad eccitarlo...

“Ti prego, Ken... l-lasciami andare...” lo pregava, mentre le mani dell'altro lo spogliavano, ed accarezzavano le sue gambe in modo così esperto e sensuale da far perdere il senno...

C'era davvero poco da fare, Ken era l'unica persona al mondo capace di mandarlo fuori di testa  anche con un semplicissimo gesto.

“Cattivo...” sussurrò, arrabbiando, rivolgendo uno sguardo sprezzante al suo amante, che sorrise, e gli accarezzò con dolcezza il sedere.

Gli sfilò i boxer, e posò una mano sull'erezione di Tetsu, tuttavia senza approfondire il tocco.

“Sono cattivo?” chiese.

“S-si... sei c-crudele...” rispose il bassista, abbassando un po' la testa, arrossendo per il calore che la mano del suo compagno gli donava.

“Vuoi che faccia qualcosa?”

“S-si... t-toccami di più...”

 

Il chitarrista obbedì, ed avvolse totalmente le dita intorno al sesso teso di Tetsu, cominciando a muovere la mano su e giù nel tipico movimento, mentre gli baciava il collo e le spalle con ardore... mordendo la sua pelle, succhiandola come fosse puro miele, e vedendola arrossarsi dolcemente qua e là...

“S-stronzo...” disse Tetsu d'un tratto, mentre ansimava forte per il piacere. “P-perché... ah... m-mi hai legato?... P-erché mi hai messo le manette? Aah... e-eppure s-sai... che... amo toccarti m-mentre facciamo l'amore... v-voglio accarezzarti...”

“Shhh, piccolo...” rispose Ken, baciandogli un capezzolo, mentre la presa della sua mano si faceva più salda, e il ritmo più veloce. “Mi donerai le tue splendide carezze più tardi... adesso lasciami giocare...”

 

Il bassista si rilassò lentamente sotto il tocco di Ken, che gli dava sempre più piacere, aumentando di tanto in tanto la velocità delle sue carezze.

Ansimava e gemeva in preda alla totale eccitazione, e il fatto di avere i polsi intrappolati dalle manette gli davano insieme al fastidio, un ulteriore fiamma di piacere...

Stava lentamente impazzendo... Ken lo stava conducendo alla follia più pura nel più dolce dei modi...

“K-ken-chan... aah... d-di più... t-ti prego...” implorava tra un gemito e l'altro.

“Cosa?”

“V-vai p-più veloce... aah... s-stringi di più...”

 

Il chitarrista strinse più forte ed aumentò ancora la velocità della sua mano, e vedere la persona che amava persa nel piacere, che godeva ad occhi chiusi e mordendosi le labbra per non urlare, mentre si dibatteva facendo cozzare le manette contro la spalliera del letto, stava mandando completamente in estasi anche lui... sapeva che a breve avrebbe voluto da quel gioco molto di più.

“Ti piace così, Tet-chan?”

“S-sii... t-tanto...”

“Allora fammi vedere quanto godi... avanti... mostrami come vieni, urlando con tutto il fiato dei tuoi polmoni...”

Le guance di Tetsu diventavano sempre più rosse, man mano che sentiva dentro al suo stomaco l'ammontare della tensione, chiaro segno che stava per raggiungere l'orgasmo.

Urlò il suo piacere con tutto il fiato che possedeva, mentre si riversava nella mano del suo amante, bagnandola dei propri liquidi bianchi e appiccicosi.

 

Con il respiro affannoso e le guance ancora del colore della porpora, guardò l'altro negli occhi, e gli sorrise appena. “Mi fai sempre impazzire... q-quando lo fai...” disse.

Poi mosse una gamba, ed accarezzò con essa la schiena di Ken, spingendolo ad avvicinarsi a lui. “B-baciami...” gli chiese. “Baciami... mordimi... scopami... fammi tuo...”

“Con piacere, mio tesoro...” rispose il chitarrista, e baciò con enorme passione e voglia le labbra dell'altro, accarezzando la sua lingua come se non l'avesse mai fatto prima... come se non ne avesse avuto il tenero contatto per tanto tempo.

Contemporaneamente ai suoi baci di fuoco, infilò un dito nel corpo di Tetsu, per prepararlo all'atto al quale entrambi anelavano sempre di più, secondo dopo secondo.

Morse le labbra del bassista, mentre questi gemeva forte, avvertendo l'intrusione alla sua stretta entrata. Era sempre un po' fastidioso all'inizio, ma sapeva che di lì a poco avrebbe goduto di un piacere a dir poco spettacolare...

 

Ken continuò a mordere il suo collo e le sue spalle; a torturare piacevolmente i suoi capezzoli, mentre aggiungeva dentro di lui un altro dito.

Li mosse attentamente avanti e indietro, fino a quando lo sentì più morbido e rilassato al suo interno.

“E-entra...” gli sussurrò Tetsu all'improvviso, stringendo i pugni dalla frustrazione di non poter toccare il suo amante.

Di solito, nel momento in cui Ken penetrava nel suo corpo, amava toccargli i capelli morbidi e le spalle, e poi accarezzargli con dolcezza la schiena.

Il non potersi muovere lo faceva arrabbiare, ma cercò di non pensarci, e trarne il maggior piacere possibile.

“Sei pronto, bambino cattivo?”

“S-si...” rispose il bassista, ansimando violentemente. “N-non ce la faccio p-più...”

 

Ken estrasse così, le dita dal suo corpo, e terminò di spogliarsi, posizionandosi poi tra le sue gambe.

Lentamente, gli entrò dentro, e Tetsu cacciò un urlo più forte di tutti quelli precedenti... sentirselo dentro di sé, era sempre qualcosa di semplicemente meraviglioso...

Il chitarrista cominciò a muoversi a poco a poco dentro di lui, e quando vide che si era più che abituato al ritmo delle sue spinte, aumentò la velocità, ed entrò più in profondità che poteva.

Chiuse gli occhi, lasciandosi andare al piacere che il piccolo corpo sotto di lui gli procurava... avvertiva la pelle d'oca, e una serie di piacevolissimi brividi lungo la schiena, mentre l'altro gemeva più forte e invocava il suo nome...

Quello che assomigliava a un grande peccato, entrambi lo prendevano come l'atto più bello del mondo...

 

“Ah... K-ken... p-più forte... aah!” lo pregò Tetsu, con una voce che non sembrava neanche la sua, tanto era roca, sensuale e colma d'eccitazione.

L'altro spinse più forte, facendogli gridare tutto il suo godimento.

“T-tetsu... ah... m-mi fai impazzire...”

“A-anche tu...ah...” d'un tratto lo guardò negli occhi per un lungo istante, e sorridendo appena, sotto i suoi meravigliosi movimenti sussurrò un flebile: “Ti amo...”

“Anche io...” rispose Ken.

“T-ti amo d-davvero tantissimo, a-amore...” il chitarrista si fermò per qualche secondo, dentro di lui e tornò a baciargli le labbra, molto più dolcemente di come aveva fatto in precedenza. “Anche io. T-ti amo d-da morire anche io... T-tet-chan...” disse.

“C-ontinua... a f-farmi tuo... ah...”

 

Dopo queste parole, Ken ricominciò a muoversi... velocemente e con grande forza, fino a quando entrambi raggiunsero il culmine del piacere più assoluto.

Il chitarrista si svuotò nel corpo di Tetsu, e cadde pesantemente sul suo petto, cingendolo con le sue braccia.

Aspettò il tempo necessario perché i propri respiri e i propri battiti del cuore tornassero regolari, poi si alzò e liberò i polsi del suo amore dalle manette.

Li massaggiò e li baciò amorevolmente.

“Ti ho... fatto male?”

“No...” Tetsu sorrise. “Assolutamente no.”

“Ti amo così tanto, piccolo...” rispose Ken, ricambiando il suo sorriso, e spostandogli un ciuffo di capelli dalla fronte sudata. “Sei bellissimo...”

“Sei tu che mi rendi bellissimo...”

“Avanti, Tet-chan... hai detto che volevi toccarmi. Ora sei libero. Stringimi forte tra le tue braccia. Cullami nel tuo amore fino a farmi addormentare...”

 

E Tetsu fece ciò che gli era stato chiesto. Sapeva che era raro che Ken dicesse cose tanto belle e romantiche, e decise di tenerle bene strette nella sua mente... allo stesso modo in cui le sue braccia si stringevano intorno all'amore della sua vita...


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