Listening to: Alice Nine ~ 9th Revolver
Dopo una vita che non posto nel mio meraviglioso archivio di fanfiction, eccomi di ritorno *_*... Ciò che state per leggere, è il secondo capitolo di Unconditional Love... non ho voglia di ripetere le stesse note dell'altra volta, poichè si tratta della stessa fic, quindi non mi resta che augurarvi un'ottima lettura *_______* (Thank you amanta per il banner <3)

UNCONDITIONAL LOVE [capitolo 2]
Fandom: L'Arc~en~Ciel
Pairing: Haitsu (TetsuxHaido)
Genere: AU
Rating: NC-17
Status: In corso...
Personaggi esterni: Ayana Sakai (Tetsu's wife), Kaori Mochida (From E.L.T.), Takanori Nishikawa (From Abingdon Boys School)
L'uomo di fronte a lui socchiuse gli occhi, e incrociò le braccia al petto, come a sfidare il suo interlocutore.
“E mi dica, come mai dovrei accettare?” chiese.
Sakura spense la sua sigaretta nel posacenere sul tavolino, e guardò l'altro ragazzo negli occhi.
“Ti prego di smetterla di darmi del lei. Mi suona falso.” disse, irremovibile.
“Come preferisci. Darti del tu, o del lei non mi cambia la vita.” rispose il ragazzo.
“Oh, ne sono sicuro, Awaji. Ciò che ti cambierà la vita, sarà quello scoop, immagino.”
“Sai com'è, si fa quel che si può. C'è a chi va bene, e c'è a chi va male.” disse Awaji, accendendosi una sigaretta, e soffiando il fumo nell'aria.
“Sarebbe a dire?”
“Sarebbe a dire che a me non è toccata la tua stessa fortuna, tutto qua. Non sono amico del presidente di nessuna agenzia di idols, e non mi è concesso più di tanto.” spiegò Awaji.
“Da come parli sembra che io sia una specie di raccomandato.” disse Sakura.
“Non ho detto questo...”
“Ma lo hai pensato. E lasciati dire che sbagli. Io ho scelto di guadagnarmi da vivere facendo il fotografo onestamente, non di nascondermi nell'ombra e fare soldi sulle faccende private della gente, se capisci cosa intendo.”
Awaji lo guardò negli occhi per un lungo istante, immobile e in silenzio.
Aveva uno sguardo all'apparenza molto dolce, ma talvolta diventava attento e penetrante, come se avesse voluto trafiggerti con la sua rabbia.
“Comunque...” riprese Sakura. “Non sono qui per fare due chiacchiere con te. Voglio soltanto che tu mi dia il materiale per l'articolo e le foto.”
Awaji spense la sigaretta, e si schiarì la voce. Poggiò le braccia sul tavolino, e parlò con una voce così bassa e tranquilla, che irritò terribilmente l'altro uomo: “Che io e te avessimo due vite completamente diverse, Sakurazawa, era inutile chiarirlo.”
“Non mi pare che un fotografo e un paparazzo abbiano nulla da spartire, dopotutto.” disse Sakura.
“Appunto. Per quello, mi chiedo come mai dovrei darti retta? Perché vuoi che ti consegni l'articolo? Cosa ti entra in tasca, se esce uno scoop su Ken Kitamura? Uno in più, uno in meno, non fa differenza ormai...”
La calma che Yukihiro Awaji continuava ad ostentare stava facendo diventare matto Sakura.
La sua pazienza era al limite, ma sapeva che non era ancora il momento di demordere. Doveva ancora insistere...
“Io non ci guadagno assolutamente nulla. Il fatto è che questa robaccia è un fastidio per l'agenzia in questo momento. Ma questo non credo che tu riesca a capirlo...”
“Ciò che capisco io...” cominciò l'altro. “E' che questa robaccia è il mio pane quotidiano. Io ci campo con questa robaccia. E se la do a te, io cosa faccio? Me lo spieghi?”
Tutto sommato, andare avanti così era davvero troppo inutile...
“D'accordo. Se proprio la pensi così, e non mi vuoi ascoltare, sono tenuto a dirti che il presidente della Kuuron entertainment, Tetsuya Ogawa, ti aspetta nel suo ufficio con una proposta decisamente allettante. Stammi a sentire, Awaji, io ci andrei. Quella potrebbe essere l'occasione che potrà cambiarti la vita.” Sakura si alzò, mentre l'altro lo guardava allibito.
Prese il suo giubbotto di pelle dallo schienale della sedia, e lo indossò; lasciò alcune monete sul tavolino. “Permettimi di offrirti il caffè.” disse. “Quando vuoi, allora. Ci vediamo.” aggiunse, ed uscì dal piccolo bar.
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“Allora, si può sapere cosa ti sei messo in testa?” chiese Tetsu con calma, guardando la punta di diamante della sua agenzia.
La maggior fonte di guadagno, la maggior fonte di grattacapi e preoccupazioni: Ken Kitamura.
“Eh? Come sarebbe?” chiese Kitamura perplesso.
“Andiamo, non fare finta di non sapere nulla. Le notizie girano...” rispose Tetsu.
“Quali notizie?”
“Non riesci proprio ad immaginare? Ti sei fatto beccare di nuovo...”
“Ah...” Ken realizzò a cosa il presidente si riferiva.
“Finalmente capisci.”
“Senta, si è trattato...”
“Non si è trattato di nessun equivoco, se è questo che intendi.” disse Tetsu. “Mi ha telefonato un paparazzo, dicendo di avere delle foto tue, in compagnia di una donna.”
“Bhè, cos'è un crimine, uscire con una donna?” chiese il modello, alzando le braccia.
“Oh, ovvio che no. Puoi avere anche un harem per quello che mi riguarda. Ciò che mi interessa farti presente, è che devi imparare ad avere più discrezione. Come te lo devo dire?”
“Pensavo di essere al sicuro.”
“Non me ne frega un cazzo di quello che pensavi. Tutti pensano sempre di essere al sicuro.” Tetsu si alzò dalla sua sedia, e si girò a guardare fuori dalla finestra, dando le spalle al modello.
“Bhè, sono stato imprudente, lo so. Mi dispiace.” disse quest'ultimo, con un tono non troppo convinto.
“Oh, almeno te ne rendi conto. Comunque ho già sentito troppe volte questa storia, Kitamura. Devi smetterla. E devi smettere davvero, una buona volta.”
“Non so perché si lamenta tanto, con tutti i soldi che l'agenzia guadagna grazie a me.” disse Ken.
“L'agenzia guadagna sul tuo lavoro, non sulle tue avventure amorose.” rispose il presidente, voltandosi a guardarlo. “Con quelle ci guadagnano i giornali di gossip, la televisione, e tutta la spazzatura del genere.”
“Ma i fans mi seguono lo stesso.”
“Ed è proprio quello che non vogliamo. I tuoi fans ti seguono anche troppo, tra riviste di moda, sfilate, film e programmi televisivi.” disse Tetsu.
Il modello lo guardò accigliato per un po', evidentemente in disaccordo.
“Questa è l'ultima volta che torniamo su quest'argomento, sono stato chiaro? Se te ne devi andare in giro a rimorchiare, fa in modo che non ti seguano i paparazzi. Siamo intesi?”
“Si.” rispose Kitamura. “Si, ho capito.”
“Bene.” rispose Tetsu; dopodiché bussarono alla porta. “Avanti.”
La porta si aprì, ed entrò Sakura. “Sono io.” disse.
“Ah, ciao” disse Tetsu.
“Ciao, Ken.” il fotografo salutò il modello.
“Ciao.” rispose, alzandosi in piedi. “Adesso, se permettete, io andrei.”
“Vai pure.” rispose Tetsu. “E tieni a mente il nostro discorso.”
“D'accordo. Arrivederci.” disse Ken, e uscì chiudendosi la porta alle spalle.
“Gli hai parlato dello scoop?” chiese Sakura, sedendosi sulla sedia lasciata vuota dal modello.
“Già. Ma sono sicuro che alla prima gonna che gli passerà davanti agli occhi avrà già dimenticato tutto.” rispose l'altro, sorridendo. Il fotografo rise. “Tu? Hai visto Awaji?”
“Si. Torno appena ora dall'appuntamento con lui. E purtroppo non ci sono buone notizie.” disse il fotografo.
“Ha rifiutato?”
“Si.”
“Lo immaginavo.” disse l'altro, tornando a sedersi. “Gli hai detto di presentarsi qui?”
“Certo, ma non mi ha detto se e quando verrà.”
“Mah, io lo aspetterò, non ho alcuna fretta.” disse il presidente, con un'alzata di spalle.
“E se decidesse di ignorarci, e nel frattempo far pubblicare l'articolo?” chiese Sakura.
“Oh, sono certo che non lo farà. Non è un'idiota, capirà che non ho intenzione di starmene con le mani in mano.” rispose Tetsu.
“Come fai a esserne così sicuro?”
“Sono abituato ad avere a che fare con gente così. E se in ogni caso mi sbagliassi, gliela farei
pagare davvero carissima, credimi.”
“Ho capito.” disse l'altro. “E quanto saresti disposto a pagare?”
“Oh, questo non è un problema. Il fattore soldi è irrilevante.”
Sakura annuì. “Credo che a questo punto, il mio lavoro sia finito.” considerò.
“Si. Ovviamente ti avviserò quando Awaji verrà qui. Voglio che tu sia presente.”
“D'accordo.”
“Ce l'abbiamo in pugno, Sakura, vedrai.”
“Mi fido di te.” rispose Sakura.
“Ti ringrazio per tutto ciò che hai fatto.” disse Tetsu.
“Dovere.” rispose il fotografo. Si alzò e si stiracchiò. “Ora devo andare anche io. Ti lascio lavorare in pace.”
“Mh, si. Ho alcune cose da sbrigare, poi vado via.”
“Hai qualche appuntamento?”
“Passo a prendere Haido al lavoro. Gli ho promesso che saremmo andati a pranzo insieme.” rispose Tetsu.
“Ah, davvero?” chiese Sakura.
“Si, è da parecchio che non lo porto fuori.”
“Tet-chan, non rendere le cose troppo difficili, però. Quel ragazzo si sta affezionando troppo a te.”
“Hai paura che possa ferirlo?”chiese Tetsu, guardandolo.
“Sinceramente si.” rispose l'altro, inarcando le sopracciglia.
“Hai appena detto che ti fidi di me, no?”
“Posso anche in questa situazione.?”
“Ma si, sta tranquillo. E' tutto sotto controllo.” rispose Tetsu, mettendosi a giocherellare con una penna. “Haido sa che non potrei mai dargli più di tanto.”
“Va bene. Non farmi preoccupare, eh?”
“Si.”
“Allora vado. Buona giornata.” disse, dirigendosi verso la porta.
“Si. Buona giornata anche a te.”
Tetsu riuscì a concentrarsi ben poco sul lavoro, quella mattina.
Aveva tante di quelle cose per la testa, che non riusciva a tenere la mente fissa su qualcosa per più di dieci minuti.
Alla fine si decise a lasciar perdere; raccolse le sue cose e si avviò fuori dall'ufficio.
Si fermo dalla sua segretaria: “Mochida.”
“Si?”
“Io sto andando via. Se mi cercano dì che non ci sono per nessuno. Spegnerò il cellulare, quindi non mi passare nulla, ok?”
“Come desidera.”
“Solo se dovesse chiamare un certo Yukihiro Awaji, fagli lasciare un messaggio, e digli che lo rintraccerò io domani.” disse.
“Va bene.” rispose Mochida.
“Allora, a domani.”
“Arrivederci.” La segretaria fece un piccolo inchino, mentre lui si allontanava.
Arrivato davanti alla scuola materna dove lavorava Haido, scese dalla macchina, e vi si poggiò con la schiena.
Era una bella giornata; l'ideale per starsene fuori a quell'ora.
Guardò l'orologio: a momenti Haido avrebbe finito le lezioni.
E infatti lo vide uscire dopo un po', attorniato da alcuni bambini, evidentemente della sua classe.
Decise di avvicinarsi; “Ciao.” gli disse, quando lo raggiunse.
“Ciao.” rispose Haido, sorridendo. Portava i capelli legati e sembrava quasi più bello della sera prima. “Aspetti da molto?”
“No, sono appena arrivato.” disse Tetsu.
Un bambino dai grandi occhi scuri, tirò la manica del maglione di Haido, e disse: “Maestro, maestro... chi è?” indicò Tetsu.
Un'altra bambina con le trecce aggiunse: “E' tuo marito, maestro?”
Agli occhi sbarrati di Haido, e l'espressione tra lo stupito e il divertito di Tetsu, un terzo bambino aggiunse: “Ma come, maestro, tu sei la moglie?”
Tetsu scoppiò a ridere.
“Bambini, lui non potrebbe mai essere mio marito, no?” disse Haido, ridendo a sua volta.
“Davvero?” chiese la bambina con le trecce.
“Si, Hitomi, davvero. Lui è un amico.”
La bambina guardò Tetsu, che annuì. “Peccato, maestro. E' bello il tuo amico.”
Haido guardò Tetsu e sorrise, alzando le spalle. “Hai fatto colpo.”
Tetsu si avvicinò alla bambina, e si inginocchiò per guardarla in viso. “Anche tu sei molto bella.” La bambina sorrise. “Come ti chiami?” gli chiese.
“Mi chiamo Tetsu. E tu?”
“Io sono Hitomi. Il maestro Takarai mi ha insegnato che quando si conosce una persona bisogna stringergli la mano.” disse la bimba, e allungò la minuscola manina.
“Brava, tesoro.” commentò Haido, mentre Tetsu la stringeva nella sua, che sembrava enorme, in confronto a quella della piccola.
Dopo un po' arrivarono i genitori di diversi bambini, ed Haido e Tetsu rimasero soli.
“Ti piacciono i bambini?” chiese il maestro, mentre si incamminavano verso la macchina dell'altro.
“Si, li adoro.”
“Si vede da come ci parli.”
“I bambini hanno il potere di calmarmi. Ho dei nipotini, e non mi stancherei mai di giocare con loro.” disse Tetsu.
Entrarono in macchina, e mise in moto.
“Si, sono speciali...” Tetsu non gli permise di continuare la frase. Lo baciò profondamente sulle labbra. “Mi sei mancato...” disse Haido, quando si staccarono, poggiando la fronte contro quella dell'altro.
“Anche tu.”
Rimasero così per un po'; Haido aveva l'incredibile potere di cancellare tutto ciò che invadeva la mente di Tetsu.
Forse perché una persona bella come lui, meritava spazio libero nella mente di chiunque, e di avere tutta l'attenzione concentrata su di sé.
A Tetsu piaceva tanto la sua compagnia.
Che fosse per farci sesso, o per scambiarci quattro chiacchiere, stare insieme a lui comunque gli faceva bene.
Tetsu gli rivolse un ultimo sorriso, prima che accendesse il motore della macchina, e si allontanasse dal luogo in cui Haido lavorava.
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Tetsu spinse il suo amante sul letto, facendolo arretrare fino alla spalliera.
Gli baciò il collo, sussurrandogli dolcemente all'orecchio: “Rilassati.”
Bendò gli occhi di Haido con un pezzo di stoffa nera, poi gli sciolse i capelli, facendoli ricadere sulle sue spalle magre.
Sobbalzò, un po' agitato. “N-non vedo nulla...”
“Non serve che tu veda...” rispose Tetsu; gli prese le mani e gliele fece posare sulla spalliera di ferro battuto del letto.
“Fidati di me.”
“Ok” disse Haido in un soffio.
“Solleva un po' le gambe, piccolo.” gli suggerì Tetsu.
Haido le alzò, portandole all'altezza del petto.
L'altro si posizionò tra di esse, prese il suo viso tra le mani, e lo baciò, accarezzando la sua lingua con la propria, facendole duellare insieme, fin quasi a fondersi.
Le sue mani scesero a slacciare i bottoni della camicia candida di Haido.
Gli baciò piano un capezzolo, e lo sentì ansimare al contatto.
“Tra i cinque sensi, la vista è uno tra quelli di cui maggiormente ci serviamo...” cominciò Tetsu, avvicinando a sé il vassoio con le pietanze che aveva precedentemente preparato. “Vediamo come riesci a percepire le sensazioni solo con gli altri quattro sensi.”
Il respiro di Haido si fece un po' più pesante.
L'altro prese un piccolo recipiente che conteneva della crema, e lo avvicinò al naso del suo amante.
“Cominciamo con l'olfatto... e dimmi se riesci a riconoscere cos'è solo sentendone l'odore.” disse.
L'altro annusò la sostanza, mentre Tetsu gli sfiorava le guance e i capelli.
“C-cioccolato.” disse.
“Bravo.” rispose Tetsu.
Prese una fragola dal vassoio, e la fece annusare all'altro ragazzo. “E questa?”
“Non riesco a sentire bene...” sussurrò Haido, che non riuscendo a vedere cosa Tetsu facesse, era sempre più agitato.
L'altro diede un morso alla fragola, in modo da fargli sentire l'odore della polpa del frutto. “Prova ora...” disse.
“E'... è una fragola..” rispose.
“Complimenti... passiamo all'udito...”
Si avvicinò al suo orecchio, e cominciò a sussurrare sensualmente. “Sei bellissimo, Haido... il tuo viso, e il tuo corpo... le tue mani piccole e soffici, mi fanno impazzire.”
“Aaahh...”
Tetsu guardò in basso, e notò come la stoffa dei pantaloni di Haido si fosse tesa sul davanti, alle sue parole.
Glieli sbottonò, mentre continuava a parlargli all'orecchio. “E ora... il gusto.” disse.
Immerse un cucchiaino in un'altra crema, posta in un altro recipiente.
Lo avvicinò al viso di Haido. “Apri la bocca...”
L'altro assaggiò, ingoiò e disse: “E' gelato.”
“Che gusto ha?”
“Sembra... n-nocciola.”
Tetsu sorrise, e lo baciò con passione, e a lungo, fino a quando sentirono il bisogno di ossigeno.
“E la mia lingua, che sapore ha?” gli chiese, accarezzandogli le gambe e la schiena.
“E' d-dolce... calda e dolce...” rispose Haido, mordendosi leggermente il labbro inferiore, come a trattenerne il ricordo.
“Ti piace?”
“...S-si.”
Tetsu scartò una caramella morbida, ricoperta di zucchero e la infilò tra le labbra.
La spinse con la lingua nella bocca del suo amante, lasciando che si sciogliesse mentre lo baciava.
Haido gemette nel bacio, quando una mano dell'altro andò a stuzzicargli un capezzolo, stringendolo appena, giocherellandoci e facendolo indurire.
Una goccia del succo fruttato della caramella scivolò dalle labbra di Haido, colando sul mento.
Tetsu la succhiò con la propria bocca, leccandola via con la sua lingua.
“Ci rimane il tatto, piccolo...” disse.
L'altro si aggrappò con più forza alla spalliera del letto, mentre il suo partner gli faceva sollevare di qualche centimetro il sedere, per sfilargli i pantaloni e i boxer.
Gli sfiorò le gambe, e dolcemente salì fino al fondo schiena, mentre Haido, col fiato corto, lo pregava di avere di più.
Gli accarezzò l'inguine, lasciandovi indugiare una mano, mentre continuava a disseminare di baci il suo collo e la sua spalla, dove lasciò un piccolo morso.
Avvolse le sue lunghe dita intorno all'erezione del suo amante, ma senza stringere... sfiorandola appena appena.
“Riesci a sentire il tocco della mia mano?” gli chiese, a un centimetro dall'orecchio. “Riesci a percepirne il calore?”
“Ah... quasi...”
“Vuoi di più? Vuoi che stringa più forte?”
Haido si mosse sul materasso, non riuscendo a controllare un lieve tremore.
Annuì, arrossendo lievemente. “S-si...” disse alla fine.
E Tetsu fece come voleva... cominciò a muovere la sua mano su e giù, con un ritmo prima regolare, poi sempre più veloce.
La sua mano calda, dal tocco sempre gentile, stava mandando in estasi Haido, che gemeva aggrappandosi alla spalliera e muovendo la testa occasionalmente, ogni qual volta l'altro aumentava il ritmo.
E l'avere quell'ammaliante figura che ansimava davanti ai suoi occhi, il sentire quella splendida voce bassa, roca e affannata, stava facendo venire a Tetsu le vertigini, tanta era la voglia di farlo suo.
“T-tetsu...” sussurrò Haido. “Ti voglio...t-ti voglio dentro di me...”
“Non c'è fretta, piccolo...” rispose l'altro, nonostante la sua voglia di possederlo immediatamente.
Si allontanò dal corpo del suo amante per spogliarsi, e prendere un familiare tubetto di lubrificante dal cassetto del comodino accanto al letto.
Tornò su di lui, e ricominciò a toccarlo, mentre con l'altra mano applicava un po' della fredda sostanza all'entrata del suo piccolo corpo.
Infilò dentro di lui una delle sue dita, e sentì Haido irrigidirsi appena, sobbalzando.
“Rilassati.” gli sussurrò, accarezzandogli una gamba con dolcezza. “Stai calmo.”
“S-si.”
Tetsu cominciò a penetrarlo, aggiungendo un secondo dito dentro di lui, muovendole avanti e indietro, tentando di rendere quella fessura più accogliente per ospitare il suo sesso.
“T-tet-chan... per favore, prendimi... ahh... n-non ce la faccio p-più...”
"Si...”
Estrasse le dita dal corpo di Haido, e si posizionò meglio tra le sue gambe, spingendosi lentamente dentro di lui.
“Ahhh...” il ragazzo sotto di lui strinse gli occhi sotto la benda, avvertendo il tipico fastidio dell'intrusione.
Dopo qualche leggera spinta, Tetsu cominciò ad acquistare sempre più velocità, e le loro voci si fondevano, levandosi alte nella stanza silenziosa.
Nel momento in cui sembrava stare per raggiungere il massimo piacere, smise di muoversi nel corpo dell'altro, e gli tolse il pezzo di stoffa che ancora copriva i suoi grandi occhi da cerbiatto.
Lo baciò ardentemente, incontrando ancora una volta il sapore della sua lingua.
“Ora usa la vista, Haido...” gli disse. “Guardami negli occhi...”
Haido obbedì.
Si specchiò in quelle mandorle tanto dolci e gentili che aveva imparato a riconoscere come quelle della persona che amava, e si sentì invadere da un calore mai provato prima.
Il tepore della felicità al suo stato più appagante si riversò dentro di lui, avvolgendosi intorno al suo cuore.
Sorrise, non riuscendo a trovare le parole adatte da comunicare in quel magico momento.
E anche Tetsu sorrideva.
Si beava soltanto dello sguardo del suo amante, ricambiando il suo magnifico sorriso.
Riuscivano quasi a sentire soltanto i loro cuori battere all'unisono.
Dopo qualche istante, Tetsu riprese a spingere forte e veloce, fino al momento in cui vennero entrambi, regalandosi reciproco piacere.
Haido strinse le braccia intorno alle spalle di Tetsu, mentre questi poggiava la testa sul suo petto.
Rimasero a lungo così.
In silenzio, Haido gli accarezzava i capelli un po' sudati, e Tetsu continuava a lasciargli dei baci sul collo.
Se il mondo si fosse fermato in quel preciso istante, lasciandoli protagonisti solo di quelle emozioni, sarebbe stato come raggiungere il culmine del piacere, ancora una volta.
xto be continued...x
~End~
Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, grazie! ^__^
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