venerdì, 08 agosto 2008
Moods: Un po' in ansia ><
Listening to: Exist Trace ~ Baptism

Salve *_* Ecco a voi dopo tanto, un altro aggiornamento! Purtroppo non posso ancora postare il quarto capitolo di Unconditional love, perchè mi sono appena accorta che non l'ho interamente ricopiato al pc... (scrivo sempre prima su block notes ;_;) mi dispiace tanto per chi lo aspettava, e prometto che arriverà presto!
Intanto, ecco a voi, una delle mie ultime fatiche: In front of the mirror. Naturalmente, haitsu anche questa xD... ma conoscendomi, non dovreste stupirvi più di tanto ormai *_*
Mi è stato detto dalla persona a cui è dedicata, ovvero il mio sole Ally, che la lemon che contiene toglie il fiato... ma io non so se è veramente così XD Lascio decidere a voi... bene, detto ciò, vi auguro una buona lettura!

Haitsu-banner-9










IN FRONT OF THE MIRROR
Fandom: L'Arc~en~Ciel
Pairing: Haitsu (TetsuxHaido)
Genere: Angst
Rating: NC-17
Status: One-shot completa.

~Nel momento in cui sono entrato in quella stanza, mi sono sentito come se tutto quello che avevo vissuto fino ad allora, fosse stato completamente annullato... come se non avessi mai vissuto nulla di troppo importante...

Eppure sapevo che qualcosa c'era...

Mentre mi aggiravo in quella stanza che mi inquietava non poco, sotto il suo sguardo... sapevo che nell'attimo stesso in cui sarei riuscito a uscirne, non sarei stato più lo stesso... ciò che è accaduto lì dentro, non potrò mai dimenticarlo... è un qualcosa che è rimasto impresso nel profondo di me stesso; marchiato a fuoco nella mia anima.

Non riesco a passare un solo secondo della mia vita senza pensarci... quell'incantesimo straordinario di cui sono prigioniero ancora oggi, non lascerà mai le mie membra, non smetterà mai di tormentare i miei pensieri... quella sensazione non smetterà mai di accompagnarmi in ogni sogno.

Mi ha fatto suo... per sempre...~


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Arrivai fuori casa sua più in fretta che potei.

Mi aveva detto di fare in fretta, perché aveva una sorpresa per me.

Pioveva a dirotto, ed uscendo di casa velocemente avevo finito per dimenticare l'ombrello... la mia solita sbadataggine...

Un po' infastidito dal fatto di essermi completamente bagnato, mi fermai fuori dalla sua porta per bussare, ma mi accorsi che era socchiusa.

La aprii ed entrai, ma non vedevo nulla, era tutto buio... neanche una minuscola luce era stata accesa.

“Tetsu” chiamai. Avanzai di un passo per affacciarmi in casa per vedere meglio, ma il risultato non cambiò di molto. “Tet-chan!” chiamai più forte il suo nome ma non mi rispondeva.

'Che cavolo!' pensai. 'Mi chiede di venire qua, e nemmeno si fa trovare in casa?'

“Tetsu, se è un dannato scherzo non mi sto divertendo per nulla! Se ci sei fatti vedere, o me ne va...” non ebbi tempo di finire la frase. Sentii un paio di braccia che mi avvolgevano alla vita, e spaventato, cacciai un grido, ma la stessa persona che mi stava stringendo mi tappò la bocca con una mano.

“Shh... piccolo, sono io..” mi disse la voce di Tetsu.

Mi rilassai tra le sue braccia, e smisi di dimenarmi. “Mi hai fatto paura! Andiamo, accendi una luce... che cavolo ci facevi appostato all'ombra?”

“Ti stavo aspettando...”

“E non mi potevi aspettare come mi aspetti di solito?” gli chiesi, un po' arrabbiato.

“Scusami...” disse, e mi baciò lentamente il collo. “Non ti muovere.” aggiunse.


Sentii che si allontanava dal mio corpo, quasi come se volesse privarmi dell'iniziale piacere che i suoi baci mi stavano provocando, e tornò poco dopo da me, abbracciandomi di nuovo per la vita. “Sta calmo e non dire nulla...” mi disse.

“Che cosa vuoi fare?”

“Shhh... fidati di me.”

Mi poggiò una mano su un fianco, e mi girò verso di lui. Con lo sguardo cercai subito il suo viso, ma l'oscurità non mi permetteva di vederlo...

Perché non mi lasciava guardarlo? Perché non accendeva quella maledetta luce e mi sorrideva come faceva sempre?

Privato della vista del suo splendido sorriso, mi sentivo così spaventato... volevo chiedergli che cosa avesse in mente di fare, ma non mi piaceva neanche l'idea di contraddirlo... decisi che se quella doveva essere la mia sorpresa, tanto valeva aspettare in silenzio.


Prese le mie mani tra le sue, mentre mi assicurava con la sua voce dolce che andava tutto bene.

Sussultai, nel momento in cui sentii qualcosa avvolgersi intorno ai miei polsi, stringendoli l'uno sull'altro.

“Tet-chan... perché mi stai legando?” gli chiesi.

“Stai tranquillo.” ripetè. “Lasciami fare...”

Non riuscivo a capire cosa avesse; la sua voce era calma e gentile come al solito, eppure non potevo fare a meno di trovarvi qualcosa di strano... c'era qualcosa di insolito... qualcosa che proprio non mi riusciva di cogliere.

Il mio cuore cominciò a palpitare più forte, quando avvertii il fruscio di un pezzo di stoffa, e poi la sensazione di venir bendato con esso...


“Tetsu... ti prego, mi stai spaventando... cosa stai facendo?”

“E' abbastanza evidente, no?” rispose in questo modo alla mia domanda, e mi strinse di nuovo da dietro... non mi ero neanche accorto di come mi fosse passato intorno.

Non riuscivo quasi a sentire i suoi passi sul pavimento.

Poggiò le sue mani sui miei fianchi, posandole poi più in basso, sul sedere.

“Adesso stai calmo, e seguimi...” disse, mentre mi accarezzava il sedere, in quel modo in cui sapeva di farmi totalmente impazzire.

“T-Tet-chan... dove andiamo..?” chiesi, ascoltando i battiti del mio cuore farsi sempre più pesanti.

“In un bel posto.” rispose, senza smettere di toccarmi. “Che cosa c'è, tesoro? Ti piacciono le mie carezze?”

“S-si... lo sai benissimo... che mi piacciono...”

Aumentò l'intensità delle carezze, e spostò la sua mano verso il mio inguine.

“Davvero? Dimmelo, su...”

“Ah... quanto sei crudele... p-perché mi tormenti? Lo sai che... ah... mi fai i-impazzire... stronzo...”

“E tu sai che mi piace sentirmelo dire...” mi baciò il collo, accarezzandolo con la punta della lingua.

“Mpf... b-bastardo...” sussurrai sottovoce.

“Vieni, dai...” mi trascinò con sé... non sapevo dove, ma mi portava con sé tenendomi per il braccio... mentre rosso in viso e infastidito dal fermarsi delle sue carezze, lo seguivo fuori di casa.


Mi teneva stretto, ma non abbastanza da farmi male.

Tet-chan è sempre stato così: possono balenargli in testa mille idee, tra le più strane e perverse... ma non abbandonava mai, quella dolcezza e quella gentilezza che contraddistinguono la sua persona.

Nei suoi gesti non c'era la minima fretta; sembrava sapesse perfettamente cosa fare, e con quale atteggiamento farlo, come se fosse stato tutto premeditato.

Sembrava non fregarsene minimamente neanche della pioggia che ci cadeva addosso.


D'un tratto ci fermammo, e sentii il suono dell'antifurto della sua auto che veniva disattivato.

L'acqua cadeva scrosciante su di noi, e la sentii battere forte sul tettuccio della vettura, nel momento in cui mi ci spinse dentro, sul sedile anteriore.

Chiuse la portiera senza dir nulla, e lo immaginai mentre prendeva posto dalla parte del guidatore.

Sussultai, quando sentii la sua mano poggiarsi sulla mia coscia.

“Stai calmo, mi raccomando...”

“Stronzo!” dissi, arrabbiato.

“Lo prendo come un complimento...” potrei giurare che in quel momento sorrideva perversamente e con malizia.

“Lo sai che odio quando mi lasci insoddisfatto...” mormorai più a me stesso che a Tetsu, mentre sentivo il rumore del motore che si accendeva.

“Presto ricomincerò da dove avevo lasciato, non preoccuparti...”

“Ma per quale cazzo di motivo, non posso vedere la strada?!” urlai, irritato a morte, mentre strattonavo i polsi, tentando di liberarmi. “Dannazione! Ti avrei seguito lo stesso, anche senza tutto 'sto mistero!”

“Non mi sarei divertito, però... ti pare?” la sua voce estremamente calma mi stava facendo letteralmente uscire dai gangheri.


“Tetsu, ascolta!” cominciai, dimenandomi come un matto. “Io ti amo più di ogni altra cosa al mondo, però mi sto seriamente incazzando! Quindi per favore, mi spieghi cosa cazzo c'è di divertente?!” aspettai invano la sua risposta, che non mi giunse mai. “Non mi rispondi neanche, stupido stronzo?”

Continuava a starsene in silenzio, ma tutto ad un tratto accelerò di brutto, e non vedendo nulla, cominciai ad agitarmi.

Andavo molto veloce, e stavo davvero cominciando a tremare di paura.

“Tetsu, vai più piano, per favore!” strano che una persona come lui, estremamente calma e prudente alla guida, potesse mettersi a correre tanto veloce.


Ad una curva presa con particolare violenza, e al dimenarsi convulso del mio corpo, sbattei contro la portiera.

Ciò fece aumentare a dismisura la mia rabbia e la mia paura.

Scoppiai a piangere, ed immediatamente avvertii il prurito della stoffa sugli occhi che assorbiva le mie lacrime. “Fa un po' quel che cazzo ti pare, bastardo!”

Mi rilassai sul sedile, e continuai a piangere in silenzio, fino a quando sentii l'auto fermarsi e Tetsu annunciarmi che eravamo arrivati.

Scese dalla macchina, e venne ad aprire la mia portiera; mi fece uscire e mi tolse la benda dagli occhi... non vedevo nulla comunque, con le lacrime che mi appannavano la vista come un velo.


Mi slegò i polsi, e non appena li ebbi liberi, gli assestai uno schiaffo in pieno viso. “Non provare a rifarlo mai più!” urlai, con la gola bruciante. “Mi hai fatto prendere una paura assurda, fottuto idiota!” restai a guardarlo, arrabbiato e ferito per qualche istante, poi Tetsu mi accarezzò i capelli.

“Scusami... un giorno capirai perché ti ho portato qua, e in questo modo...” disse.

A quel punto mi guardai intorno: c'era pochissima luce, e la pioggia che ormai ci aveva resi zuppi fino al midollo, contribuiva ad azzerare la mia visibilità.

Tuttavia riuscivo a scorgere il profilo di una costruzione barocca, e molto antica.

Si stagliava imponente contro il cielo, e il frastuono del temporale le donavano un aspetto sinistro, vagamente inquietante...

“Che posto è questo?” gli chiesi. Ancora una volta non mi rispose; prese soltanto la mia mano, e mi trascinò con sé all'interno dell'enorme casa.


Passando per le varie stanze, si respirava un odore stantio e antico; l'odore del tempo passato all'interno dell'edificio, invecchiandone le mura e deteriorandone l'aspetto...

Da quello che potevo scorgere dalle porte socchiuse, mentre avanzavamo in un lungo corridoio, sembrava che non ci abitasse nessuno da secoli, eppure allo stesso momento si sentiva ancora la presenza di persone, come se qualcuno ci avesse vissuto fino a poco tempo prima...

“Tet-chan...” provai a chiamarlo.

“Shh… siamo arrivati.”

Ci fermammo davanti a quella che sembrava la stanza che si trovava esattamente al centro dell’edificio.

Anche la porta era diversa; più grande, più scura, e sembrava quasi più antica delle altre.

“Dobbiamo entrare qui?” chiesi.

Tetsu si limitò a guardarmi, con una luce negli occhi che in quel momento avrei giudicato quasi pericolosa.


Abbassò la maniglia della grande porta, e quando l’aprì sussultai, vedendo la mia immagine riflessa in un migliaio di specchi.

Ce n’erano di diverse misure e forme, ma uno in particolare catturò la mia attenzione: era affisso al centro di una vasta parete, ed era molto più grande di tutti gli altri.

“C-che ci facciamo qua?” chiesi, stupito e forse anche un po’ spaventato da quell’ ambiente vagamente sinistro.

“Vieni…” disse.

Prese la mia mano e mi guidò davanti all’enorme specchio.

Mi ci fece posizionare di fronte, e mi abbracciò da dietro, stringendomi le braccia intorno ai fianchi.

Non capivo, sinceramente, quali fossero le sue intenzioni, ma restavo comunque ammutolito, troppo interdetto e curioso per dire qualcosa.


“Guarda, piccolo… guarda la tua immagine allo specchio… guardati…” mi ripeteva, mentre mi accarezzava. “Sei così bello… la tua bellezza è quasi pericolosa, lo sai Haido? Fai impazzire chiunque ti stia intorno, inevitabilmente… lo conduci lentamente alla follia, fino al punto in cui l’unica cosa da fare per salvarsi è prenderti e tenerti stretto, in modo da non farti scappare via…” mentre pronunciava queste parole, mi strinse più forte, baciandomi dolcemente il collo.

“E’ questo l’effetto che faccio?” chiesi, socchiudendo gli occhi.

“Si… proprio questo…” la sua mano si spostò, avida di toccare la mia pelle sotto la camicia.

“A-anche su di te?”

“Soprattutto su di me… mi fai andare completamente fuori di testa…” mi accarezzò la pancia e i fianchi, baciando di nuovo il suo collo. “Al punto che devo tenerti stretto a me…”

“Ma io n-non sto scappando…” sussurrai, mentre cominciavo a godere delle sue carezze sempre più intime. “N-non scapperei… n-non me ne andrei m-mai da t-te… Tet-chan..” ed era la cosa più vera che potessi dire… l’unica persona in grado di farmi provare un amore così forte, e di trasmettermene altrettanto, non l’avrei lasciata per nulla al mondo.

Non rispose stavolta, ma i suoi gesti furono più eloquenti di qualsiasi altra parola… girò il mio viso con una mano, e mi baciò con passione sulle labbra.

Eccitato da un bacio così intenso, aprii la bocca, per permettere alla sua lingua di accarezzare la mia… di giocarci, e di torturarla così piacevolmente da farmi sentire in paradiso….


Dalla mia gola uscì un gemito, nel momento in cui la sua mano si spostò ad accarezzarmi l’inguine, e a sfiorare intimamente quella parte tanto sensibile… sfilò dall’asola il bottone dei miei jeans, ed abbassò la lampo, portando la mano al loro interno.

“Era questo quello che volevi prima, vero?” mi sussurrò all’orecchio, con la voce che cominciava ad essere a sua volta eccitata. “…volevi che continuassi ciò che avevo iniziato, no?”

“S-si… ah…”

“Bene… fissa lo specchio, mentre lo faccio… e guardarti quanto sei dannatamente bello, quando provi il piacere che ti do…”

Spostai i miei occhi sulla superficie riflettente, e lo guardai, mentre mi abbassava un po’ i jeans e avvolgeva le dita intorno al mio sesso ormai teso.

Adoravo le sue mani; erano probabilmente la cosa che più amavo del suo bellissimo corpo… calde e morbide, dalle dita lunghe e affusolate, capaci di darmi il piacere più puro e più enorme possibile…

Mi morsi il labbro inferiore, mentre il ritmo della sua mano aumentava, e stringeva un po’ di più.

Le mie guance si infiammarono di un rosso vivo, succube dell’ondata di calore che mi arrivava ogni volta che la sua mano andava giù, tornava su, e poi di nuovo giù… in modo da farmi completamente perdere la ragione.

“Sei davvero stupendo… Doiha-chan… sei la cosa più bella che io abbia mai visto…” con la punta della lingua, mi accarezzava il lobo dell’orecchio, mordendolo piano e stuzzicandolo. “Mi fai venire voglia di prenderti… e farti mio in questo stesso istante…” sussurrò, mentre con l’altra mano slacciava i bottoncini della mia camicia nera.


Mi accarezzò il petto, portando le sue dita su uno dei miei capezzoli.

“T-tetsu… ahh… d-di più… t-ti prego…” i miei gemiti si facevano sempre più intensi e meno controllati.

Alla mia richiesta, strinse il mio sesso con più forza, muovendo la mano più velocemente.

Spostai il mio sguardo lungo la nostra immagine riflessa nello specchio… vedermi così… totalmente indifeso, vulnerabile e implorante tra le sue braccia, in un certo senso mi piaceva, mi faceva sentire bene… mi sentivo completamente suo, ed era questo che importava.

I suoi occhi, che guardavano ciò che faceva con la stessa curiosità e lo stesso interesse di un pittore che delinea i dettagli della propria opera d’arte… erano qualcosa di semplicemente unico e impagabile.

Brillavano di una luce vivida… scintillavano vogliosi e fantastici, e riflettevano la luce della moltitudine di candele che illuminavano la stanza.

La vista del suo viso immerso nel desiderio più puro, mentre si mordeva le labbra, eccitato dalla mia voce che gemeva sempre più forte, mi tolse le ultime forze, e mi riversai sulla sua mano, gridando il mio orgasmo con forza.


Mi voltai a baciargli la guancia, ed appoggiai la fronte sul suo collo. “Sei bellissimo, Tet-chan…” sussurrai, chiudendo gli occhi e cercando di calmare i battiti forsennati del mio cuore. “Eri… d-davvero stupendo… mentre mi davi piacere…”

“Sei tu che sei stupendo…” disse; osservò il mio liquido appiccicoso sulle sue dita, per poi portarselo alla bocca, e gustarlo con voglia, come se fosse la cosa più buona del mondo.

Restavo a guardarlo, passandomi la lingua sulle labbra, totalmente privo di qualsiasi forza.

Era davvero bello da togliere il fiato, e quella sera mi sembrava, se possibile, ancora più meraviglioso…

Quando ebbe finito di servirsi, sfilò dalle mie spalle la camicia che indossavo, disseminandole di baci e morsi che arrossavano la mia pelle chiara.


Alla caduta sul pavimento della mia camicia, seguirono quella dei miei pantaloni e dei miei boxer, e infine anche dei suoi vestiti.

Mi fece appoggiare allo specchio, e mi sostenni con le braccia, mentre Tetsu si faceva lentamente strada dentro di me, baciandomi la schiena.

Ero abituato alle sue intrusioni nel mio corpo, dopo anni di notti (e a volte anche giornate) di intensa passione trascorse insieme, ma alle prime spinte, dava sempre un leggero fastidio.


Pian piano passò, ed un immenso piacere percorse il mio corpo, mentre cominciavo a chiedere di più, tremando convulsamente sotto i suoi movimenti esperti e meravigliosi.

Spinse più a fondo, e più forte, più velocemente… e quando colpì quel punto capace di farmi sciogliere dal piacere, quasi urlai, in preda al godimento.


Ciò che desideravo in quel momento, era sentire la sua voce…

Di solito, ero io con la mia ad eccitarlo, invece quella volta volevo essere io a sentire quanto fossi in grado di farlo godere.

Strinse i miei fianchi con le mani, e spinse ancora di più, gemendo forte…

Si abbassò su di me, e nascose il viso nell’incavo tra il mio collo e la mia spalla; sentivo il suo cuore battere contro la mia schiena, mentre mi sussurrava all’orecchio parole dolci e sensuali…


“Ahh… t-ti amo… è fantastico, s-sentire mio il t-tuo corpo… fin dentro l’ani-ma…”

“Si… ahh… s-sono tuo… ah… s-sono solo t-tuo…”


Mi diede un profondo morso sulla spalla, e spinse sempre più forte e velocemente, fino al momento in cui venne svuotandosi nel mio corpo, con un grido alto e potente.


Quando uscì da me, provai la solita fastidiosa sensazione di incompletezza, tipica di momenti come quelli.

Di solito, una volta sciolta la nostra unione fisica, Tetsu mi abbracciava forte, e con estrema dolcezza; e così fece anche quella volta… mi strinse tra le sue braccia, che cullarono il mio corpo stanco e le mie membra esauste per qualche istante, per poi rivestirci dei nostri abiti bagnati ed uscire dall’edificio.


“Scusami.” Disse Tetsu, fermandosi. “Devo rimetterti questa.” Aggiunse, tirando fuori dalla tasca la benda che mi aveva messo in precedenza sugli occhi.

“E’ proprio necessario?” ribattei infastidito, seppure il nostro amplesso mi abbia tolto la forza di combattere contro tutti quei misteri.

“Si, lo è… ti prego…”

“Va bene, come vuoi.” Mi lasciai bendare gli occhi, e mi lasciai condurre fino alla macchina.

Una volta salito, mi appoggiai stancamente al sedile, e chiusi gli occhi sotto la benda.


“Ha smesso di piovere.” Disse Tetsu dopo un po’, mentre guidava, stavolta lentamente, verso casa.

“Meno male.” Risposi. “Stava diventando deprimente, tutta quella pioggia…”

“E’ vero, a lungo andare stanca.”

“Tet-chan?”

“Si?”

“Posso chiederti perché mi hai portato in quel posto?”

Ci fu qualche istante di silenzio, poi quando Tetsu parlò di nuovo, lo fece con una voce più bassa e profonda del normale: “Volevo mostrartene i benefici… entrare là dentro fa sentire il cuore più leggero, e la mente più vuota.

“E’ vero…” commentai. “E’ come se fosse magico.”

“Si”

“Immagino che non mi risponderai, se ti chiedo come hai scoperto quel posto, e quante volte ci sei stato…”

“Immagini bene.” Disse Tetsu.

“Però… è stato bello farci l’amore.”

“Anche per me.”

“Ti amo, Tet-chan…”

“Anche io ti amo.”


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Da quel giorno, Tetsuya non mi ha mai più riportato in quel posto.

Non ne abbiamo neanche più parlato.

Quando tornammo a casa, fu come se nulla fosse accaduto… guardammo insieme la tv, abbracciati sul divano del suo salotto, e facemmo l’amore per ore… ma la casa con gli enormi specchi, sembrava non aver lasciato nelle nostre menti alcun ricordo.

Molte volte, l’ho cercata, e per molto tempo.

Ho passato notti intere in macchina, ho girato la città in lungo e in largo, ma di quella casa non ne ho mai trovato neppure l’ombra…

Sembrava fosse sparita nel nulla.

E non ho ancora capito il senso delle parole di Tetsu, ma sono certo che prima o poi ci arriverò…

E quel giorno, potrei anche trovare la casa che ha tormentato a lungo i miei pensieri da sveglio, e i miei sogni, durante le notti.

Potrei anche ritrovarla e rimanerci per sempre…lontano da tutto e da tutti, con soltanto Tetsu al mio fianco.


Sarebbe come raggiungere il paradiso…



~End~

Per eventuali chiarimenti o lamentele, rivolgersi alla sottoscritta, grazie! ^__^

 

DUE PAROLE MIE: Gli specchi sono oggetti che io odio dal profondo del cuore. Vedere riflessa la mia immagine è sempre stata una cosa abbastanza spiacevole per me... un bel complimentone quindi, a chi ha saputo farmi usare gli specchi in un modo insolito, ma almeno più interessante XD

Fangirlato da: LittleKi alle ore 22:11 | link | commenti (2) | commenti (2)(pop-up)
categoria:larc~en~ciel, tetsu x hyde
martedì, 15 luglio 2008

Moods: Assonnata =O=
Listening to: La musica che proviene dal bagno di Rosiel O_O +gela il sangue nelle sue vene+

Allora... tanto per dire, non è che io lo faccia a posta, ad aggiornare il mio povero blog di fanfiction a cadenza mensile... è che il mio pc mi gioca sempre orribile scherzi, accidenti a lui! è_é Adesso approfitto della connessione di Rosiel per postare il terzo capitolo della mia Unconditional love... alcune parti di questo capitolo, forse risultano un po' pallose, e me ne scuso =_= Ma sono funzionali alla storia, e non ho potuto proprio evitarle *^* Abbiate pietà di me *^* Se penso a tutte le cose che dovrei postare, mi vengono i brividi... +sbianca+ piano piano, piano piano... si si ù_ù Dunque, chiacchiere inutili a parte... buona lettura! *_* E grazie come sempre a Bo-chan per il banner <3

Laruku!! (24)

UNCONDITIONAL LOVE [capitolo 3]
Fandom: L'Arc~en~Ciel
Pairing: Haitsu (TetsuxHaido)
Genere: AU
Rating: NC-17
Status: In corso...
Personaggi esterni: Ayana Sakai (Tetsu's wife), Kaori Mochida (From E.L.T.), Takanori Nishikawa (From Abingdon Boys School) <-- ma non è ancora comparso XDD

 

Sakura guardava il bel modello attraverso l'obbiettivo della macchina fotografica, mentre gli scattava le foto.

Anche quel giorno lavorava con Ken Kitamura, ed aveva intenzione di scambiarci quattro chiacchiere.

Aveva un carattere molto compatibile con quello del modello, grazie al quale, tra di loro si era creato un buon rapporto.

 

“Facciamo una pausa.” disse d'un tratto il fotografo. “Ken, vieni, andiamo a fumare una sigaretta.”

“Va bene.” rispose Ken, seguendo l'altro fuori dallo studio; Sakura prese un accendino, e accese la sua sigaretta, poi accese quella dell'altro.

Stettero qualche istante in silenzio, mentre il fotografo lo guardava.

L'altro si accorse del suo sguardo. “Che c'è” chiese.

“Dimmelo tu che c'è” rispose Sakura, alzando le spalle.

“Che vuoi che ci sia?”

“Che stai combinando, Ken?” gli chiese, senza troppi preamboli. “Perchè cerchi in ogni modo di ribellarti?”

Ken sorrise, sarcastico. “Te l'ha detto il capo, di parlarmi? Cos'è,  mi vuole licenziare?”

“Vedi? E' questo tuo atteggiamento che non va. Tetsu non centra nulla, ti sto parlando come amico. E se pure volesse licenziare qualcuno, non lo verrebbe certo a dire a me, ti pare?”

Ken non rispose.

“Davvero, Ken, stammi a sentire, smettila di fare troppe cazzate. Non ti porteranno da nessuna parte. Fai soldi a palate anche con un'apparizione di venti secondi, perchè non te lo fai bastare?”

“Non ho mai detto che non mi basta.”

“Sembra proprio così  però..”

Il modello sospirò, tirò una boccata alla sua sigaretta, alzò la testa e soffiò il fumo in alto, tutto con movimenti inconsapevolmente sensuali, e tornò a guardare in direzione del suo amico.

“Ascolta, Sakura... purtroppo sono fatto così. Non lo faccio apposta... è che non posso smettere di farmi piacere le donne solo per un capriccio del capo.” disse.

Sakura scosse la testa, sorridendo. “Mi sa che non ci siamo proprio capiti. Nessuno ti vieta di farti tutte le donne che vuoi... soltanto, fallo lontano dagli obbiettivi dei paparazzi, ti pare? Bisognerebbe che tu capissi anche che non si tratta di 'un capriccio del capo', ma è detto per il bene tuo, del tuo talento, e del tuo successo.”

“Stai dicendo che il mio successo è in pericolo?”

“Si, esatto.”

Ken spense la sua sigaretta in un posacenere posato sul davanzale. “Cosa te lo fa pensare?”

“Non lo penso, Ken, è proprio così. Se Tetsu non riuscisse a far ragionare Awaji, saresti in guai abbastanza seri, sai? La tua popolarità potrebbe essere compromessa e crollare. Non lo dico io, è questo mondo che funziona così

Il modello infilò le mani in tasca, e con un movimento della testa, scostò un ciuffo di capelli dalla fronte. “Va bene, starò più attento.”

“Lo spero per te, amico...” rispose Sakura, spegnendo a sua volta la sigaretta.

“Lo farò,  promesso.”

“D'accordo, voglio fidarmi. Ora però torniamo dentro, che dobbiamo finire il lavoro...” il fotografo gli battè una pacca sulla spalla, e tornarono nella stanza dove stavano scattando le foto per il set.

Sakura sperava che le parole dell'amico fossero davvero sincere, e che davvero si sarebbe comportato meglio.

'Speriamo bene' pensò, mentre posava lo sguardo sul bel ragazzo, attraverso l'obbiettivo della macchina fotografica.

 

 

Ayana scostò la caffettiera dal fuoco, e spense la fiamma del fornello.

Sentiva la voce del suo fidanzato provenire dal salotto, mentre parlava al telefono probabilmente con l'occasionale collega di lavoro.

Versò il caffè in una tazza, e vi lasciò cadere una zolletta di zucchero...  a Tetsu non piaceva troppo dolce.

Quando entrò in salotto portando con sè la tazza, il suo compagno alzò lo sguardo su di lei, e le sorrise; congedò il suo interlocutore, e prese il caffè che Ayana le porgeva.

“Chi era?” gli chiese lei.

“Lavoro. Domani mattina devo incontrare un paparazzo.” rispose Tetsu, mentre la ragazza gli si poggiava addosso; le portò un braccio intorno alle spalle, e le baciò i capelli, in gesti che ormai gli venivano automatici, e non perchè dettati da un qualche particolare sentimento.

“Un paparazzo?”

“Già. Mi sta dando del filo da torcere, e in un modo o nell'altro deve smetterla. Non ho voglia di perderci tempo.”

“Capisco. Sono certa che ce la farai.” disse lei, guardandolo negli occhi.

 

Parlare di lavoro con Ayana, era una delle cose che a Tetsu era sempre risultato più facile.

Preferiva parlare di ciò che gli succedeva ogni giorno, piuttosto che del loro futuro insieme.

Anche perchè non riusciva proprio ad immaginarselo, un futuro con lei...

Ogni sua scelta, ogni sua decisione, Tetsu l'aveva sempre presa immaginandosi senza Ayana al suo fianco; per ogni obbiettivo che si era prefissato, si era sempre figurato da solo.

Non aveva mai tenuto in conto, l'idea di una moglie, e di un eventuale famiglia.

Voleva ad Ayana molto bene, in fondo erano amici d'infanzia, ma non era amore ciò che provava... non lo era nella maniera più assoluta, e non gli interessava nemmeno.

E tutto ciò gli interessava ancora di meno, da quando aveva cominciato a frequentare Haido...

 

D'un tratto si accorse che la ragazza lo guardava fisso, con il viso molto vicino al suo collo.

“Che c'è,  Aya-chan?” le chiese, stupito.

Ayana gli scostò il colletto della camicia, per guardare meglio il punto che le interessava. “Che hai qui, Tet-chan?”

“Eh? Dove?” chiese Tetsu, fingendo di non capire. In realtà aveva inteso perfettamente cosa la sua ragazza avesse trovato.

“Hai un segno sul collo.”

“Che cos'è?

“Non fare finta di non capire, questo è un succhiotto!” rispose Ayana, guardandolo in modo sospettoso negli occhi.

“Bhè, me l'avrai lasciato tu, no?” disse Tetsu, alzando le spalle.

“Io? Ti ho fatto un succhiotto con tanta forza?” chiese Ayana stupita, corrugando le sopracciglia.

“Evidentemente l'hai fatto in un momento particolarmente passionale, no?” le sorrise, e la ragazza arrossì un po'.

“Sarà come dici... comunque non ricordo di avertelo fatto.”

“Se il momento era particolarmente passionale, è più che normale che non te ne ricordi, no?”

Ayana annuì.

Tetsu  finì di bere il suo caffè e si alzò in piedi. “Io vado a fare una doccia, Aya, ho un impegno più tardi.” disse.

“Ok.”

“Grazie per il caffè, era ottimo.” si chinò a baciarla, per poi dirigersi verso il bagno.

 

Si spogliò, ed entrò sotto la doccia.

Chiuse gli occhi, sotto il getto dell'acqua calda, e ripensò all'occasione in cui gli era stato lasciato quel segno rosso, che creava un forte contrasto sulla sua pelle chiara... contrariamente a ciò che aveva fatto credere alla sua fidanzata, non era stata affatto lei a farglielo.

Quel marchio fatto con tanta possessività e passione, era opera del frutto di ogni sua recente fantasia... ogni sua recente immaginazione.

La persona con la quale provava la più forte attrazione sessuale che avesse mai provato in tutta la sua vita... Haido.

 

D'un tratto sentì dei passi lungo il corridoio, e una mano bussare sulla porta del bagno.

“Io torno a casa, Tet-chan...” gli disse la voce di Ayana, al di là della porta.

“Va bene.” rispose Tetsu, restando in ascolto dei passi che si allontanavano di nuovo; lui e Ayana vivevano ancora in case diverse, dal momento in cui entrambi avevano in precedenza convenuto di evitare la convivenza fino al giorno del matrimonio.

Ed era una delle poche scelte di cui Tetsu gli era davvero grato...

 

 

Fissò la sua immagine riflessa nello specchio; il vapore emanato dal caldo getto dell'acqua riempiva ancora la stanza, e dopo la doccia, il segno rossastro era ancora più evidente sulla pelle di Tetsu.

Quel succhiotto era diverso da tutti quelli che gli lasciava Ayana; essendo Haido un ragazzo, metteva di sicuro più forza nei suoi gesti, e Tetsu sentiva come se quel segno gli ricoprisse l'intero corpo, e non soltanto il collo.

 

Improvvisamente, gli venne voglia di sentire la sua voce...

Uscì dal bagno con un asciugamano intorno alla vita, e si diresse in camera da letto.

Si avvicinò al telefono, e compose il numero che ormai conosceva a memoria.

 

“Moshi moshi?”

“Haido?”

“Tetsu...” rispose, con voce stupita.

“Hai... ti disturbo?” chiese Tetsu, adagiandosi sulle morbide coperte del letto, mentre le vibrazioni di quella voce inebriavano i suoi sensi, passando attraverso le orecchie.

“Certo che no! Ma come mai mi hai chiamato?”

“Avevo voglia di sentire la tua voce...” disse Tetsu, passandosi una mano tra i capelli ancora bagnati. “Ti dispiace?”

“Ovvio che non mi dispiace...vorrei fare qualcosa in più, oltre a farti sentire la mia voce...” disse Haido.

“Anche io. Vorrei tanto vederti...”

“Dai che domani arriva in fretta. Così possiamo stare insieme.”

“Non vedo l'ora...” disse Tetsu, socchiudendo gli occhi, mentre cominciava a massaggiarsi i capelli con l'asciugamano pulito che aveva portato con sè.

“A proposito, mi hai lasciato un succhiotto stupendo sul collo, ieri notte...”

“Davvero?” chiese Haido, un po' allarmato. “Mi spiace... e per caso... ecco...” farneticò, tentando di dire qualcosa.

“Se per caso Ayana se n'è accorta?” terminò Tetsu per lui, sentendolo in difficoltà.

“Già” rispose l'altro.

“Si, l'ha visto... ma l'ho convinta che sia stata lei a farmelo, tranquillo!” aggiunse, sentendo Haido quasi trattenere il fiato per lo shock.

“D-dici davvero?”

“Certo che si!”

“E come ha fatto a crederci? Io non ci sarei mai cascato!” disse, alzando un po' il tono di voce.

“Non lo so... pensavo fosse più difficile, e invece se l'è bevuta.”

“Cavolo...”

“Dai, non stare a preoccuparti...” disse Tetsu, giocherellando con il filo di gomma del telefono. “Ayana è del tutto innocua, e non sospetterebbe mai di me.”

“Questa si che è una fortuna.”

“Già... Cambiamo argomento, piccolo, non mi piace parlare di lei, quando sono con te.” considerò Tetsu, nonostante fosse stato lui, il primo a nominarla.

Haido parve non farci caso; disse soltanto: “Ok”

 

“Cavolo, l'unica cosa bella della mia giornata di domani, sarai tu, lo sai?”

“Davvero?” chiese Haido, con un tono di voce decisamente più addolcito.

“Oh si...” rispose l'altro. “Sarà una giornata infernale...”

“Non preoccuparti, Tet-chan...  domani sera ci penserò io a portarti in paradiso.” sussurrò Haido, provocante e malizioso.

Valeva la pena di vivere ogni singolo secondo, stando a contatto con una persona come lui.

Sapeva sorprendere e rendere felici davvero con pochissimo.

“Ohh... davvero non vedo l'ora...”

“Nemmeno io...”

“Bhè  tesoro, adesso ti lascio... tra pochissimo ho un impegno di lavoro con uno dei miei fotografi...”

“D'accordo.”

“A domani sera.”

“Si, a domani.”

“Ciao” disse Tetsu, e mise giù la cornetta.

 

Si alzò dal letto, ed aprì l'armadio.

Scelse con la solita cura i vestiti da indossare; mise un paio di jeans scuri, e una camicia nera: abbigliamento semplice, ed elegante.

Il fotografo con il quale doveva vedersi, era Sakura... avevano preso appuntamento meno di due ore prima.

Tetsu aveva da chiedergli qualcosa di molto importante per lui; non sapeva neanche come gli era venuta una tale idea, ad essere sinceri... ma la trovava così bella, che non aveva trovato il coraggio di lasciarla perdere...

Posizionandosi davanti allo specchio, scelse qualche accessorio da indossare: la collanina con il ciondolo a forma di chiave che portava sempre, l'orologio, e qualche anello.

Mise apposto i capelli, afferrò le chiavi della sua macchina ed uscì di casa.

 

Una volta entrato nella sua ferrari, mise in moto ed accese la radio; si diresse quindi verso l'appartamento del suo migliore amico di sempre, luogo che avevano stabilito per l'appartamento.

Canticchiava di tanto in tanto le canzoni che la radio trasmetteva, mentre sterzava occasionalmente a destra o a sinistra, imboccando incroci e svoltando angoli.

Nonostante possedesse una delle macchine da corsa più prestigiose e costose che ci fossero sul mercato, non aveva voglia di correre per nulla... al contrario, più calma era la sua guida, più si rilassava.

Era un ottimo guidatore, e stare in macchina con la musica accesa a volume non troppo alto era uno dei suoi passatempi preferiti.

Adorava girare per le strade di Tokyo di notte, quando le luci della città illuminavano le vetrate dei grandi grattacieli e si riflettevano sui finestrini della sua macchina.

E adorava momenti simili soprattutto quando al suo fianco c'era Haido... quando questi gli accarezzava i capelli e il collo mentre guidava, e quando poi finalmente si fermavano sotto casa di uno di loro, o in prossimità di un love hotel...

 

Il loro rapporto era del tutto particolare...

Era nato da una necessità di Haido, e dall'enorme attrazione che Tetsu aveva sempre provato nei suoi confronti.

Unendo le due cose, Haido aveva finito per fare da sua prostituta personale...

Tetsu odiava vedere la situazione in quei termini, per cui ci teneva ed aveva sempre preferito pensare a lui come ad un amante, e non come a un mantenuto.

Ragionamento decisamente ipocrita, ma che a lui stava bene...

Anche se ciò non toglieva comunque che Tetsu lo pagava; lo riempiva di soldi in cambio di compagnia, prestazioni sessuali incluse, e se da una parte si faceva schifo per ciò, dall'altra non sarebbe mai riuscito a farla finita.

L'alchimia che lo legava ad Haido, era qualcosa di nettamente superiore alla semplice attrazione fisica... a volte gli sembrava davvero l'unica persona al mondo in grado di capirlo sul serio...

Un po' come Sakura, in fondo... le basi del rapporto erano totalmente diverse, ma erano le sole due persone che riempivano di enormi emozioni la sua vita.

 

Parcheggiò la macchina sotto casa del fotografo, si avvicinò alla porta e bussò.

Dovette attendere un po' prima che Sakura andasse ad aprire.

“Scusami, Tet-chan, ero al telefono...” disse, facendosi da parte per far entrare l'amico.

“Figurati, non importa.”

“Vieni, accomodati...” Sakura lo invitò a sedersi in salotto. “Fai quello che vuoi, io intanto ti preparo il caffè..”

“E' un po' cambiata casa tua, vero?” chiese Tetsu, guardandosi intorno.

“Dici? Ho solo fatto qualche modifica qua e la.” disse la voce dell'amico dalla cucina.

In effetti era diversa dall'ultima volta che c'era stato, poche settimane prima.

Sulle pareti, accanto ai premi per la fotografia da lui vinti, che erano sempre stati affissi, c'erano ancora più foto, e un pannello decorativo abbastanza grande, con l'ingrandimento dell'immagine di un tramonto sulla spiaggia...

 

Tetsu aveva sempre considerato Sakura un grande artista, e lo lusingava non poco, il fatto di poterlo annoverare tra i suoi dipendenti... ma ogni volta che vedeva una sua nuova creazione, un suo nuovo scatto, si sorprendeva di quanta passione e abilità fossero colmi...